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Tassi fino a -3% e QE anche sulle azioni, a Fed e Bce toccherà osare in caso di Lockdown 2.0 (non prezzato dai mercati)

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Già in corso in paesi come la Francia che registra contagi di nuovo ai livelli di marzo-aprile, una nuova ondata di infezioni da Covid-19 fa tremare il mondo e anche i mercati guardano agli sviluppi quotidiani dei contagi con crescente apprensione. Se nel prossimo inverno il Coronavirus dovesse presentarsi davvero con la stessa virulenza della prima ondata, il numero dei casi censiti risulterebbe questa volta molto superiore, tanto da rendere difficile per i governi non ripristinare quei lockdown generalizzati che si sono fermamente ripromessi di evitare. Così se Joe Biden dovesse entrare alla Casa Bianca troverebbe difficile non chiudere almeno parzialmente l’economia dopo avere criticato duramente Trump per averla chiusa troppo poco.
Quali le implicazioni sui mercati da un nuovo lockdown? Le prova ad indicare Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, secondo cui di fatto i mercati navighino a vista senza prezzare i rischi per un inverno che appare ancora lontano.  Nessuna delle previsioni macro in circolazione tiene conto del possibile impatto di un nuovo blocco totale. Tutte le stime, infatti, ipotizzano una ripresa graduale e regolare, trimestre dopo trimestre. “La cosa è comprensibile – asserisce Fugnoli – . Non potendo nessuno prevedere come muterà il virus e come evolverà la pandemia, non si è caricata nessuna ipotesi nei modelli. Lo stesso hanno fatto i mercati”.

Lockdown 2.0 e le possibili contromosse da dare in pasto ai mercati

L’esperto di Kairos si chiede se, nello scenario peggiore di un’autentica seconda ondata, ci siano ancora strumenti di policy per sostenere economie e mercati con la stessa efficacia che abbiamo visto fin qui. La risposta, afferma Fugnoli, è per fortuna largamente positiva, ma ci sono alcune importanti avvertenze.
Partendo dalla politica monetaria, l’ampliamento del Qe è sempre possibile e  sarebbe poi particolarmente efficace, visto dai mercati, se dovesse a un certo punto comportare acquisti regolari di titoli azionari da parte di Fed e Bce. C’è il precedente della Bank of Japan che compra da anni azioni giapponesi, mentre la Banca Nazionale Svizzera stampa franchi per comprare azioni americane, in particolare tecnologiche, sulle quali ha accumulato ampie plusvalenze. “In America e in Europa, tuttavia, operazioni di questo genere presterebbero il fianco, nel clima attuale, all’accusa di sussidiare i ricchi. L’accusa potrebbe essere teoricamente aggirata se Fed e Bce acquistassero, come fa la Svizzera, titoli azionari esteri. In questo caso l’obiettivo dichiarato non sarebbe il sostegno alle borse ma l’indebolimento della valuta nazionale”, rimarca Fugnoli.
Passando alla discesa dei tassi anche di a uno, due, tre punti sotto zero, occorrerebbe dosare bene i tempi di una misura di questo tipo. “Presentarla come di breve durata rischierebbe di renderla inefficace, mantenerla a lungo produrrebbe effetti collaterali crescenti” dice Fugnoli. Ancora più semplice, sarebbe agire sul piano fiscale, spendendo altri 10-20 punti di Pil finanziati dalle banche centrali. “Come si vede, le munizioni a disposizione in caso di seconda ondata sono potenti e numerose” conclude l’esperto secondo cui però “non eviteranno ondate di fallimenti nei settori più esposti e ripercussioni successive sui conti delle banche, ma sosterranno il nucleo centrale delle economie e dei mercati”.