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Fca trema dopo warning di Renault, rischio cattive sorprese da trimestrale del Lingotto

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Fca e settore automotive in affanno a Piazza Affari dopo il warning di Renault. Le maggiori vendite oggi si abbattono infatti su Pirelli (-2,3%) e Fca (-1,8%) che scivolano agli ultimi posti del Ftse Mib. Il gruppo francese Renault ha rivisto al ribasso le previsioni sui ricavi 2019 che dovrebbero scendere tra il 3% e il 4% rispetto alle stime passate che erano di una conferma sul livello dello scorso anno a perimetro e a cambi costanti. Il margine operativo lordo di gruppo dovrebbe attestarsi nell’ordine del 5% rispetto al 6% indicato in precedenza, mentre il free cash flow delle attività dell’Automotive dovrebbe essere positivo nel secondo semestre ma non è garantito lo stesso risultato per l’intero anno. Le stime passate indicavano un free cash flow positivo per l’intero 2019. Una decisione, quella di tagliare la guidance 2019, presa “a causa di uno scenario meno favorevole delle previsto e a fronte di un quadro normativo che richiede costi in costante aumento”.
Renault, che è arrivato a -14% alla Borsa di Parigi, ha inoltre annunciato i risultati preliminari relativi al terzo trimestre 2019 che vedono i ricavi attestarsi a 11,3 miliardi di euro, in peggioramento rispetto agli 11,5 miliardi dell’analogo periodo nel 2018 (-1,6% a/a). I risultati ufficiali verranno diffusi, come stabilito dal calendario finanziario, il prossimo 25 ottobre.

Conti Fca in arrivo a fine mese

Il mercato ora guarda con maggior timore ai conti di Fca in arrivo il prossimo 31 ottobre, con l’aumento del rischio che anche il Lingotto non riesca a raggiungere i target per l’intero 2019. Il gruppo guidato da Mike Manley  è infatti alle prese con il difficile obiettivo di centrare la guidance 2019, il cui raggiungimento alla luce degli ultimi sviluppi negativi del mercato non appare affatto scontato e se negli ultimi mesi dell’anno si confermeranno i segnali di cedimento dell’economia  Usa l’obiettivo diventerebbe ancora più impervio vista la forte dipendenza del gruppo dall’andamento del mercato nordamericano. L’area Nafta genera più del 90% dell`EBIT di gruppo.

Sullo sfondo rimane poi il capitolo alleanze con ancora nessun segnale concreto di riavvio dei colloqui con Renault.

Ftse Mib tiene bene

L’indice Ftse Mib avanza comunque a +0,3% sopra i 22.400 punti, dopo aver chiuso ieri con un moderato calo dello 0,2% anche se nel corso della seduta si era spinto oltre 22.600 punti. A pesare sugli scambi una serie di dati deludenti giunti dalla Cina. In particolare, il Pil cinese è cresciuto nel terzo trimestre del 6% su base annua, rallentando il passo più del previsto. Si tratta della più bassa espansione degli ultimi 27 anni e mezzo.
A questo si aggiunge l’entrata in vigore dei nuovi dazi americani sull’export europeo per 7,5 miliardi di dollari. I dazi colpiranno gli aerei Airbus, i vini francesi, whisky scozzesi e diversi beni italiani. Questi fattori smorzano gli entusiasmi per l’accordo Brexit raggiunto ieri tra Londra e Bruxelles, che dovrà comunque essere approvato dal Parlamento inglese nel fine settimana.

Bper ruggisce grazie al buy di Hsbc

A Piazza Affari nuovo spunto rialzista di Bper Banca che sfreccia in testa al Ftse Mib grazie alla promozione arrivata da Hsbc. Il titolo sale di oltre il 3% a 3,94 euro. La banca d’affari britannica ha alzato la raccomandazione su Bper a buy dal precedente hold. Il prezzo obiettivo indicato è di 4,40 euro che implica un potenziale upside del 15% rispetto ai prezzi di chiusura di ieri. Dai minimi del 20 agosto scorso a 3,01 euro, il titolo Bper è risalito di oltre il 30%, risultando tra i migliori di tutto il comparto bancario. Il consensus Bloomberg vede i giudizi Buy su Bper fermarsi al 33,3%, mentre la maggior parte degli analisti dice hold (66,7%).
Tra i più acquistati troviamo Ubi Banca (+1,2%) e Nexi (+1%). In positivo anche Telecom Italia (+0,7%) nel giorno in cui si riunisce il comitato nomine per la scelta del presidente che prenderà il posto del dimissionario Fulvio Conti.