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FCA senza pace in Borsa: minimi a 2 anni e prospettive nere su più fronti, consensus analisti spaccato

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I venti di recessione non fanno certo bene al settore auto, FCA in primis, tra i più in difficoltà in questo scorcio d’anno. Se le big tedesche appaiono come le più esposte alla sempre più debole domanda cinese alla luce della loro marcata dipendenza dal principale mercato asiatico, FCA dal canto suo deve fare i conti con la forte dipendenza dal mercato nordamericano; anche su quel fronte l’andamento del settore auto mostra i primi segnali di debolezza e la prospettiva di un’economia Usa ancora più debole nei prossimi trimestri non promette bene per il gruppo guidato da Mike Manley che è anche alle prese con il delicato tassello delle alleanze dopo il mancato merger con Renault.

Crisi in Borsa e forte dipendenza da mercato Usa che rischia di diventare una zavorra

Oggi il titolo FCA viaggia in coda al Ftse Mib, in netta controtendenza rispetto a un mercato rialzista, e segna un calo del 2,5%. Toccato un minimo in avvio a 11 euro, livello che non viola al ribasso dal’agosto 2017. Il titolo oltre a viaggiare ai minimi a due anni segna un saldo 2019 di oltre -11%, con solo pochi titoli del Ftse Mib che stanno facendo peggio in questo 2019. TRa le altre big europee il saldo simile lo presenta Daimler (-10%), mentre Volkswagen strappa un +2,5% ytd.

 

Il titolo Fca segna -8% da inizio mese. Il 31 luglio il gruppo italo-statunitense aveva diffuso i dati del secondo trimestre 2019, sostanzialmente in linea con le attese, con il mercato che aveva soprattutto premiato la conferma della guidance 2019, il cui raggiungimento alla luce degli ultimi sviluppi negativi del mercato potrebbe non essere affatto scontata.

Lo scorso mese Goldman Sachs, che ha espresso un giudizio Sell sul titolo, ha avvisato che il consenso su Fca non rifletta pienamente le  sfide che deve affrontare il gruppo. Il Nord America presenta un peso “sproporzionato” nel business di Fca e per quest’anno i volumi di vendita in Nord America stanno rallentando e in più aumentano le pressioni sui prezzi; Goldman non vede quindi spazio per crescita degli utili in quest’area strategica per Fca. Volgendo all’Europa, le sfide vanno dalla questione normativa sulle emissioni di CO2 (nuove norme in vigore nel 2021) con FCA che presenta il più grande deficit di conformità alla CO2 (> 30 g / km).

In Italia il gruppo a luglio ha visto un tracollo del 19,37% delle immatricolazioni. Il gruppo guidato da Mike Manley perde oltre 5 punti di quota di mercato dal 27,59% al 22,26%. Si tratta dei livelli minimi storici.

Capitolo alleanze

In una intervista al quotidiano inglese “Financial Times” dall’a.d. di Fca, Mike Manley nelle scorse settimane ha affermato che sarebbe pronto a riavviare i colloqui per una fusione con il gruppo francese.  Nonostante esistano dei significativi ostacoli a un accordo, Manley ha dichiarato che Fca è ancora “interessata a sentire” Renault, aggiungendo che una fusione offre “sinergie significative” e che “la logica industriale che era presente in precedenza, c’è ancora”. “Se le circostanze dovessero cambiare, allora forse i sogni si incontrano e le cose possono accadere”, ha aggiunto il manager.

 

Consensus vede potenziale upside del 31,5%, ma i Buy non sono tanti

Il consensus sul titolo Fca è spaccato a metà con solo il 39,3 per cento degli analisti che dicono Buy, ma maggioranza (46,4%) ha rating Hold e solo il 14,3% dice Sell. Il prezzo obiettivo medio è di 14,58 euro, ben sopra le quotazioni attuali e con un potenziale upside del 31,5%.

Ieri AlphaValue ha confermato la raccomandazione ‘reduce’ con prezzo obiettivo a 11,40 euro.