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Evoluzione e futuri scenari del petrolio: dal rosso del future al boom degli investimenti ESG

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E’ passato ormai un anno dal brusco calo della domanda di petrolio innescato dalla pandemia covid e dalla guerra del petrolio. Le posizioni rialziste di alcuni grossi Etf faticarono a spostare le loro posizioni sulle scadenze successive dei future creando un effetto finanziario che fece segnare prezzi del derivato future negativi. Cosa che accadde sul Wti ma non sul Brent che non viene regolato anche sul fisico. Né parliamo con Marco Riva, analista finanziario.

Che interpretazione possiamo dare a quello che sta accadendo ai prezzi del petrolio?

“Le stime circa la domanda mondiale di petrolio prevedono un aumento di 5,89 milioni di barili nel 2021 per raggiungere i 96,4 milioni di barili, recuperando circa il 60% del volume perso a causa della pandemia nel 2020. Le scorte sono andate a decrescere  dal terzo trimestre del 2020, pur essendo a fine dicembre ancora superiori di 140 mb sopra la media annua a cinque anni. La crescita della domanda associata ad una bassa crescita dell’offerta non OPEC dovrebbe portare a riassorbire le scorte nella seconda metà dell’anno”.

Come leggere il contesto attuale con il movimento di decarbonizzazione e Esg?

“Forse l’onda lunga del processo di decarbonizzazione da noi tende ad offuscare molti elementi che meriterebbero di essere osservati e ponderati. Quanto accaduto in Texas il mese scorso, con mancanze diffuse di energia elettrica ed incapacità del sistema di riequilibrarsi, a causa del grande freddo, non è una questione estemporanea o eccezionale in quanto è costata anche la vita a decine di persone. Negli Stati Uniti si sta vagliando una legge per impedire ai grandi fondi e società di investire in aziende che boicottano i combustibili fossili. Il progetto di Legge introdotto dal senatore Brian Bridwell con quattro membri del partito repubblicano porterebbe, allorquando approvata dal senato, i fondi pensione e ad altri veicoli di non investire in società che rifiutano progetti basati sui combustibili fossili e attività correlate. Questo porterebbe ad un riequilibrio di tendenze forse eccessive e dietro alle quali non è difficile pensare a fortissimi interessi anche lontani dall’interesse pubblico”.

Che considerazioni possiamo fare di questo anno?

“Quello che sta accadendo forse ci aiuterà ad assumere un atteggiamento meno drastico e più moderato sul mondo dell’energia, anche per quanto attiene al suo ruolo nel mondo degli  investimenti. Se dovessimo osservare con il senno di poi i movimenti di prezzo ma anche le opinioni in questo anno non potremmo non rilevare come vi siano state delle posizioni di eccesso. Temo possa accadere ancora anzi quasi sicuramente accadrà. La storia e coloro che in questo ambito operano da decenni ci hanno insegnato che vi è un necessario equilibrio tra investimenti e generazione di cassa.  Ogni qual volta il mercato tende ad allontanarsi da questo equilibrio, si assiste a movimenti anche tumultuosi volti a ripristinarlo. Il mondo ha e avrà bisogno di petrolio e Gas e ogni qual volta il prezzo risulta poco profittevole, la conseguenza è una riduzione degli investimenti. Questa riduzione di investimenti a sua volta si tradurrà in un certo lasso di tempo, in un aumento dei prezzi dei prodotti. In un settore così anelastico e strategico dove le economie di scala sono strettamente legate ai volumi non si può pensare che un movimento quale quello Esg o della decarbonizzazione non abbia riflesso nei prezzi.  Vale ricordare che gli esperti di settore non vedono variazioni strutturali nei consumi base di petrolio. E infatti stiamo tornando già verso i 100 mln di barili”.

Tendiamo a guardare al mondo come a ciò che ci circonda

Verissimo. Invece il mondo ha diverse velocità e quindi evidenzia diverse opportunità.  Se guardiamo alla Cina e alla sua fame di energia capiamo perché. Dal 2000 al 2019 il consumo di gas in Cina è cresciuto del 283% e si prevede che i consumi raddoppino entro il 2035 da circa 306 miliardi di metri cubi a 610. Parte di questa domanda potrà essere soddisfatta internamente ma la metà circa necessiterà di essere importata. Se l’Europa complici gli Stati Uniti cercano di mettere in difficoltà un colosso come Gazprom, dall’altra la stessa Gazprom negli ultimi due anni ha aperto la via verso l’oriente. E la produzione di gas naturale in Europa è in calo dando ulteriori opportunità alla stessa Gazprom o agli appetiti di chi vuole esportare Gas come gli stessi Stati Uniti. Ma a costi meno competitivi. Disegnato lo scenario tendenziale dobbiamo trovare i tempi e i temi che ci aiuteranno ad investire al meglio cercando di scremare le mode dalle solide realtà.