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Emergenza deficit per il Vaticano. Wsj rivela: Papa Francesco ordina l’austerity affidandosi al cardinale Marx

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E’ emergenza conti in Vaticano e così Papa Francesco corre ai ripari. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, Bergoglio in una lettera datata maggio scorso avrebbe chiesto al capo del Consiglio di controllo finanziario del Vaticano, il cardinale Reinhard Marx, “di studiare tutte le misure necessarie per salvaguardare il futuro economico della Santa Sede e garantire che entrino in vigore il più presto possibile”. A preoccupare Papa Bergoglio il deficit della Santa Sede che nel 2018 è raddoppiato a 70 milioni di euro su un budget di circa 300 milioni.

Santa Sede senza capo delle finanze da due anni

Appena eletto sei anni fa, Bergoglio aveva promesso di rivedere la gestione e le finanze del Vaticano. Il Vaticano rimane senza un capo delle finanze da più di due anni dopo che il cardinale George Pell aveva lasciato l’incarico per affrontare le accuse di abusi sessuali in Australia. Alcuni funzionari vaticani si lamentano da anni che la Santa Sede è troppo lassista sul controllo delle spese e delle entrate. Troppi posti di lavoro,  acquisti dispendiosi e un costoso parco auto fanno lievitare i costi del Vaticano, senza dimenticare le proprietà immobiliari nei dintorni di Roma che a volte non vengono mantenute al meglio e affitti non riscossi, dicono funzionari. Inoltre il Vaticano ha subito una pesante perdita l’anno scorso per aver cancellato un prestito a favore di un ospedale cattolico. L’elezione di Papa Francesco nel 2013 ha fatto seguito a casi di presunta corruzione, spreco e incompetenze emersi in Vaticano, compresa la spesa di 550.000 euro per allestire il presepe di Natale in Piazza San Pietro. Da lì Papa Francesco ha istituito diversi organismi per controllare le finanze all’inizio del suo pontificato e ha dato al cardinale Pell, ormai decaduto, l’autorità sulle finanze del Vaticano. L’anno scorso il cardinale è stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali su minori in Australia commessi negli anni ’90, una condanna confermata in appello il mese scorso. Il Papa non ha ancora nominato un successore. Libero è anche il posto di revisore generale, il cui primo e ultimo occupante si è dimesso nel 2017. Un vuoto gestionale, dicono alcuni funzionari vaticani che ha sicuramente contribuito alla crescita delle spese e dei costi che si teme possano mettere a rischio la missione del Papa in settori costosi come le relazioni diplomatiche, la conservazione degli edifici storici e dei tesori d’arte del Vaticano, e altri impegni come le pensioni.

Papa Francesco affida al tedesco Marx il compito di rimettere in sesto i conti

“Vi chiedo di studiare tutte le misure ritenute necessarie per salvaguardare il futuro economico della Santa Sede e per assicurare che siano messe in atto il prima possibile”, ha detto Papa Francesco al cardinale Reinhard Marx, chiedendogli inoltre di “informare i rispettivi capi sulla gravità della situazione” e di trovare rimedi immediati. Il cardinale ha così convocato una riunione straordinaria dei capi dipartimento del Vaticano per il 20 settembre per affrontare la questione. In autunno la Santa Sede prevede di pubblicare per la prima volta dal 2015 il suo bilancio.

Joseph Zahra, vice coordinatore del Consiglio per l’economia in Vaticano a Bloomberg ha sottolineato che “quello che il Santo Padre dice è che abbiamo bisogno di un’amministrazione, cioè l’amministrazione della Santa Sede, per essere autosufficienti”. Secondo Zahra l’incontro del 20 settembre affronterà misure a breve termine per ridurre il deficit, valutando al contempo i modi per migliorare i rendimenti delle attività finanziarie della Santa Sede e delle sue considerevoli proprietà immobiliari a Roma.