Dollaro, la rimonta si ferma. Mercato scommette su tagli Fed a settembre
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Che qualcosa non stesse andando per il verso giusto, o comunque che la situazione fosse inusuale, è apparso chiaro quando i “dissidenti” della Federal Reserve Chris Waller e Michelle Bowman hanno rilasciato due (rare) dichiarazioni congiunte poco prima della pubblicazione dei dati sull’occupazione, spiegando la loro posizione dovish. Da lì a poco, è arrivato il job report che ha visto il tasso di disoccupazione a luglio in lieve risalita al 4,2% dal precedente 4,1% e sono stati creati 73 mila nuovi posti di lavoro nel settore non agricolo.
Il crollo dei mercati di venerdì, innescato proprio dall’aumento della disoccupazione negli Stati Uniti e dal rallentamento della creazione di posti di lavoro, ha rafforzato le scommesse su un potenziale taglio dei tassi da parte della Federal Reserve (Fed) già a settembre. Una narrativa che porta nuovamente in primo piano il dollaro e le sue prospettive di breve termine.
Pressione sul biglietto verde che sono aumentate dopo la notizia del licenziamento del capo del Bureau of Labor Statistics, e delle dimissioni anticipate della governatrice della Fed Adriana Kugler, che sembrano aprire la strada alla successione di Jerome Powell.
Fed ancora ago della bilancia
Il debole rapporto sull’occupazione di venerdì scorso ha dato uno scossone ai mercati, mettendo un freno al recente rally del dollaro. Ora, secondo il CME FedWatch Tool, gli investitori attribuiscono una probabilità di oltre l’87% di un taglio dei tassi di 25 punti base da parte della Federal Reserve nella riunione in calendario il prossimo 17 settembre. “La lettura aggressiva dei mercati statunitensi sulla conferenza stampa del FOMC di mercoledì è rapidamente passata in secondo piano dopo il report sul mercato del lavoro di venerdì, che ha aperto una strada più chiara verso i tagli”, segnalano gli esperti di Goldman Sachs.
Giornate intense sul fronte Fed anche per un’altra ragione: nel fine settimana la governatrice Adriana Kugler ha annunciato le sue dimissioni anticipate (decorrenza dall’8 agosto, il suo mandato sarebbe dovuto terminare il prossimo gennaio). La governatrice , nominta nel settembre 2023 da Joe Biden, tornerà all’insegnamento alla Georgetown University in autunno.
“Le sue dimissioni offrono la possibilità al presidente Donald Trump di nominare un sostituto (magari con un atteggiamento dovish), per una posizione che potrebbe in ultima analisi essere utilizzata per sostituire il presidente Jerome Powell al termine del suo mandato in scadenza il prossimo maggio – commentano da ING -. Una sostituzione che potrebbe aggiungere un altro elemento di dissenso all’attuale posizione della Fed di tassi invariati, aumentando la pressione interna su Powell”. A tal proposito, sarà interessante sentire cosa pensano gli altri membri della Fed del rapporto sull’occupazione. Mercoledì e giovedì sono previsti gli interventi di Susan Collins, Lisa Cook e Alberto Musalem.
Alla lista di fattori ribassisti per il dollaro se ne aggiunge un terzo. La notizia che il presidente Trump ha licenziato il capo del Bureau of Labor Statistics (BLS) per “manipolazione dei dati a fini politici”. Il primo inquilino della Casa Bianca ha già fatto sapere che comunicherà i nomi dei due sostituti nel corso di questa settimana.
Le attese sul dollaro
“La scorsa settimana si stava allentando la tensione sul dollaro e anche la fermezza della Federal Reserve stava contribuendo a ridare fiducia ai mercati, come testimoniato dalla rimonta verso 1,14 dell’eur/usd – ricorda Carlo Alberto De Casa, analista di Swissquote -. Lo scenario, però, è cambiato rapidamente dopo i dati sul lavoro USA. Pesa, oltre a quelli di luglio, anche la revisione dei due mesi precedenti, che rimette in discussione la resilienza del mercato del lavoro USA. Nonostante ciò, credo che almeno nel breve termine la discesa del dollaro sia destinata a fermarsi, anche considerando i tassi usa, ancora nettamente più alti di quelli di molti altri Paesi, come Europa o Giappone“.
“La questione dell’inflazione vischiosa che impedisce alla Fed di tagliare i tassi a settembre è ancora aperta, ed è per questo che sarà così importante ascoltare i relatori della Fed e il simposio di Jackson Hole del 21-23 agosto. Riteniamo che il dollaro abbia registrato una importante correzione dai massimi la scorsa settimana e che qualsiasi rimbalzo del Dollar Index (DXY) si fermerà nell’area 99,20/50 prima di scendere nuovamente a 97“, aggiungono gli strategist della banca olandese.
ISM Servizi, tra i dati clou di questa settimana
Per quanto riguarda i dati statunitensi in calendario, la settimana è decisamente “più leggera”. Il dato clou potrebbe essere rappresentato dai dati ISM sui servizi in uscita domani, martedì 5 agosto. “Si prevede un rialzo, sebbene saranno attentamente esaminati sia la componente dei prezzi pagati che i dati sull’occupazione”, indicano ancora da ING.