1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Dividendi d’autunno, gli stacchi sul Ftse Mib del 18 novembre. Nel 2020 attese cedole maxi da Unicredit e FCA

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Spicca la novità di Poste Italiane tra le società di Piazza Affari che sono abituate a dare in pasto ai loro azionisti l’acconto dividendo nella stagione autunnale. In tutto lunedì saranno 5 i titoli del Ftse Mib a staccarre la cedola: Mediobanca, Recordati, Poste Italiane, Tenaris e Terna. Quello del 18 novembre non sarà l’ultimo appuntamento perchè poco prima di Natale, il 16 dicembre, toccherà a STM staccare un acconto di 6 centesimi per azione. Acconto già staccato a settembre invece da parte di Eni (0,43 euro).
Per incassare il dividendo bisogna detenere l’azione alla chiusura dell’ultimo giorno lavorativo prima dello stacco della cedola.

La prima volta di Poste e la cedola ricca di Mediobanca

Guardando agli stacchi di lunedì, spicca il dividendo consistente da 0,47 euro di Mediobanca, pari a un yield vicino al 4,5%. Per Mediobanca è il dividendo effettivo e non un acconto in quanto chiude il bilancio 2018-2019 al 30 settembre. Tra le altre dividend yield tra l’1% e l’1,5% circa per Recordati (0,48 euro), Tenaris (0,1182 euro) e Terna (0,0842 euro). Infine Poste Italiane in occasione dell’approvazione dei conti del terzo trimestre ha approvato la distribuzione di un acconto del dividendo ordinario pari a 0,154 euro per azione, con yield dell’1,4% circa. L’acconto sarà messo in pagamento a decorrere dal 20 novembre, con data stacco della cedola al 18 e record date al 19 novembre.

Fuori dal Ftse Mib acconto cedola anche per Banca Mediolanum (0,21%) con yield sostanzioso del 2,2%, e Danieli (0,15 euro per le azioni risparmio e 0,1707 per quelle risparmio).

Nel 2020 pioggia di dividendi ancora più ricca

Considerando solo il Ftse Mib, le stime de Il Sole 24 Ore indicano quest’anno la distribuzione di oltre 21 miliardi di euro di dividendi ordinari, in decisa crescita dai 19 miliardi del 2018 e sui top dal 2008. Ammontare che è destinato ad aumentare ulteriormente nel 2020 con alcune società quali Banco BPM, Saipem e Telecom Italia che potrebbero tornare a distribuire il dividendo, mancato negli ultimi anni. Sotto osservazione anche Unicredit con il consensus degli analisti che vede nel 2020 un dividendo più che raddoppiato, mentre Fca potrebbe regalare ai soci un dividendo straordinario da 5,5 miliardi se andrà in porto la fusione con Psa.
Considerando il contesto di tassi molto bassi con il Btp a 10 anni che rende poco più dell’1% anche dopo la risalita delle ultime settimane, gli yield medi nell’ordine del 3,5% delle cedole staccate da Piazza Affari rappresentano valori interessanti e sono anche tra i più alti in Europa.

Conviene entrare prima dello stacco?

Ma conviene entrare in un titolo a ridosso dello stacco per ottenere la cedola generosa? Il primo rischio è quello di rimanere imbrigliati in fasi ribassiste di Piazza Affari. Una delle 24 regole di Gann è proprio “Non comprare mai per incassare un dividendo”. C’è inoltre da considerare il fattore fiscalità . “I dividendi vengono calcolati in maniera razionale dal mercato e già si sconta lo storno poat-stacco. Entrare solamente per il dividendo, tendenzialmente non avvantaggia l’investitore, specialmente se è un privato, che paga il 26% di tassazione sulla cedola incassata in quanto il dividendo è un reddito da capitale e non un reddito diverso. La decurtazione che ha il corso azionario del titolo è invece sul totale. In linea teorica quindi può esser meglio entrare ex-stacco cedola.
Molto dipende da come si comporta l’azione dopo lo stacco. “La vera scommessa è vedere se il mercato decurterà l’intera quota, qualcosa di meno o qualcosa di più”, sottolinea infatti il trader  Tony Cioli Puviani.
Altra scelta strategica potrebbe essere addirittura quella di vendere l’azione prima dello stacco cedola. Una scelta da prendere in considerazione se il titolo è a un prezzo di carico superiore alla quotazione attuale. Vendendo l’azione si avrebbe l’effetto di evitare la tassazione sul dividendo e si accumula una minusvalenza inferiore. Di contro, se si è in guadagno la scelta di tenere il titolo o venderlo è irrilevante fiscalmente.