Notizie Notizie Mondo Dilemma tassi Fed a Jackson Hole: Powell ascolterà i mercati?

Dilemma tassi Fed a Jackson Hole: Powell ascolterà i mercati?

22 Agosto 2025 11:28

“È arrivato il momento di adeguare la politica (monetaria), è arrivato il momento di iniziare a tagliare i tassi”. Poche parole, quelle che il mercato voleva. Sono quelle che il presidente della Federal Reserve (Fed), Jerome Powell,ha pronunciato un anno fa  da Jackson Hole.

E oggi, a distanza di un anno, gli investitori sono ancora appesi alle dichiarazioni del numero uno della banca centrale Usa. E ancora una volta il tema centrale è il ciclo di allentamento della Fed che è in pausa dallo scorso dicembre. Nel corso del 2025, infatti, il Fomc (braccio operativo della Fed) ha mantenuto i tassi fermi nel range tra il 4,25-4,5%.

Bisogna dirlo, lo scenario è completamente diverso rispetto al 2024 per un elemento (non certo di poco conto): ovvero il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump. Il tycoon, che ha coniato il termine “Mister too late” nei confronti di Powell (solo per citarne uno), continua a invocare un taglio dei tassi riunione dopo riunione.

Dalla pubblicazione dei deludenti e deboli dati sul mercato del lavoro, le scommesse del mercato su un taglio del costo del denaro a settembre sono aumentate e ora sono pari a oltre l’71% (sono state un po’ ricalibrate di recente). Segno che il mercato non prenderebbe bene una dichiarazione di Powell che non vada in questa direzione.

Powell accontenterà i mercati con alcune indicazioni chiave o quanto meno l’apertura per un taglio dei tassi a settembre? E’ questo il dilemma che aleggia a poche ore dalle dichiarazioni che potrebbero dare una direzione decisa ai mercati, reduci da una settimana di vendite soprattutto a Wall Street (soprattutto per le big tech Usa).

Vediamo cosa si attendono analisti, economisti e strategist.

Powell a Jackson Hole per aprire a un taglio a settembre

Da Mps Capital Services partono dai numeri che sono arrivati ieri dai PMI dell’area euro e negli Usa per il mese di agosto (si tratta della stima flash). “I numeri hanno contribuito ad una diminuzione della probabilità di un taglio Fed il 17/09 (probabilità al 72% dopo essere stata vicina al 100% la scorsa settimana), un rialzo dei rendimenti e un moderato calo degli indici azionari – spiegano – Oggi l’attenzione si sposta a Jackson Hole, dove Powell avrà l’occasione di ricalibrare il messaggio del meeting Fed di luglio (prima dei dati su mercato del lavoro di inizio agosto), aprendo ad un taglio dei tassi a settembre“.

A giudicare dal tono di vari membri Fed, l’ago della bilancia sembra essersi spostato decisamente verso un taglio e appare improbabile che il flusso di dati delle prossime settimane possa riportarlo verso un nulla di fatto sui tassi.

Qualsiasi mancanza di impegno verso un taglio dei tassi a settembre potrebbe spingere i rendimenti al rialzo. Parallelamente, è probabile che aumenti la volatilità obbligazionaria e che il dollaro statunitense si apprezzi. Oltre al fatto che il mercato obbligazionario sta scontando un taglio dei tassi, i mercati azionari non prevedono alcuna volatilità significativa nelle prossime settimane, come illustrato dalla struttura a termine del VIX”, segnala Elliot Hentov, head of macro policy research di State Street Investment Management.

Gamma Capital Markets cita il FAIT

Come osserva Alessio Garzone, Portfolio manager di Gamma Capital Markets, quest’anno Jackson Hole arriva in un momento delicato in quanto i mercati si aspettano un taglio dei tassi già a settembre, ma i verbali della Fed dicono il contrario: l’inflazione preoccupa ancora. “La posta in gioco sarà il modo in cui Powell formulerà il suo discorso – avverte -. Basta una frase più morbida (ad esempio se lasciasse intendere che il target del 2% sull’inflazione è più “flessibile”) per far pensare a un cambio di rotta. E i mercati potrebbero reagire subito con un mini rally”.

L’esperto cita, poi, il cosiddetto FAIT (Flexible Average Inflation Targeting) introdotto da Powell nel 2020.In parole povere, la Fed non alza più i tassi appena l’inflazione supera il 2%, ma “tollera” che stia sopra per un po’, per fare la media con i periodi in cui è stata troppo bassa. Garzone spiega: “ora, Powell potrebbe iniziare a smontarlo, segnalando un ritorno a un approccio più classico e preventivo”.

Gli scenari possibili?

  •  Se Powell sarà “hawkish” (approccio duro, per cui niente taglio perché l’ inflazione rimane il problema primario, più dell’occupazione, come indicato già nelle minute di ieri), allora avremo probabilmente un dollaro più forte, tassi lunghi più alti, borse giù (soprattutto growth e small cap).
  • Se invece sarà “dovish” (approccio accomodante, per cui più flessibilità e attenzione al lavoro, poco probabile perché andrebbe contro quanto pubblicato nelle minute), allora avremo probabilmente un rally temporaneo su azioni e bond. Ma attenzione: il taglio potrebbe avvenire non perché l’inflazione è sotto controllo, ma perché l’occupazione si sta deteriorando. In quel caso, i mercati salirebbero per un po’, ma poi tornerebbero a scendere quando si rendono conto che l’economia sta rallentando davvero, e il problema è più grave di quanto previsto.

Una matassa non facile da sbrogliare per Powell. “Quello che possiamo già intuire è sicuramente che Jackson Hole non ci dirà con certezza cosa farà la Fed, ma ci dirà quanto sono nervosi i mercati e quanto vogliono credere a un “pivot”. Credo fortemente che il verdetto arriverà con il report sul lavoro (NFP) del 5 settembre”, conclude l’esperto.