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Davos, al via World Economic Forum. Priorità clima, lo studio: ‘a rischio oltre metà Pil globale’

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Il gotha della finanza e i leader politici mondiali tornano a riunirsi, come a ogni inizio anno, a Davos, Svizzera, per partecipare al WEF (World Economic Forum). Presidenti, premier vari ed esperti del mondo del risparmio gestito faranno in questi giorni il punto della situazione sull’economia e la finanza, con particolare riguardo a quello che è ormai il tema tra i più discussi: quello dei cambiamenti climatici.

L’evento di Davos quest’anno prende il nome, infatti, di “Stakeholders for a Cohesive and Sustainable World”, ovvero “Azionisti di un Mondo connesso e sostenibile”.Da segnalare come l’anno scorso, proprio in occasione dei lavori in corso a Davos, si parlò molto di Italia e di shock italiano, con tanto di alert da parte del Fondo monetario internazionale.

Il WEF si è preposto l’obiettivo di assistere i governi e le istituzioni internazionali nel monitorare i progressi dei vari paesi nel rispettare l’Accordo di Parigi e gli obiettivi di sviluppo sostenibile che sono stati fissati dall’Onu.

A tal proposito, proprio un nuovo report  stilato dal WEF avverte che più della metà del Pil globale è minacciata da una crisi climatica che non accenna a smorzarsi. Non per niente, il 2019 si è confermato l’anno più caldo in assoluto per gli oceani, e il secondo anno più alto per le temperature medie globali, come hanno testimoniato, tra le altre cose, i vari incendi negli Stati Uniti, Amazzonia e in Australia.

Il rapporto, che è stato prodotto dal WEF in collaborazione con PwC UK, ha rilevato che un valore superiore alla metà del Pil globale, pari a $44 trilioni, “dipende in modo moderato o significativo dalla natura e dai suoi elementi ed è, di conseguenza, esposto alle perdite della natura”.

I settori globali dell’edilizia ($4 trilioni), agricoltura ($2,5 trilioni), alimentari e bevande ($1,4 trilioni) sono le tre principali industrie più dipendenti dalla natura. Combinati, stando sempre a quanto emerge il report, i loro valori sono il doppio di quello del Pil tedesco.

Si tratta di comparti che dipendono o dall’estrazione diretta delle risorse dalle foreste e dagli oceani o da quei “servizi” forniti dall’ecosistema, come terreni sani, acqua pulita, impollinazione e un clima stabile. Ciò significa che, se la natura perde la capacità di fornire questi servizi, i suddetti settori potrebbero essere “colpiti in modo significativo”.

Per avere un’idea del disastro che l’economia rischia – nota il WEF – basti pensare che le industrie considerate “altamente dipendenti” dalla natura generano il 15% del Pil globale (l’equivalente di $13 trilioni), mentre quelle che ne sono “moderatamente dipendenti” ne generano il 37% ($31 trillioni).

Dobbiamo resettare la relazione tra gli esseri umani e la natura“, ha detto – come si legge nel report  – Dominic Waughray, managing director del WEF.