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Dalla Cina rassicurazioni su Ipo a Wall Street, ma fine bagno di sangue non significa ‘overweight’. Tencent vittima illustre, ‘peggior titolo del mondo’

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E’ ancora troppo presto per tornare a comprare Cina, ma la buona notizia è che l’azionario made in China non è neanche underweight. E’ quanto emerge dal report “China equity: too early to go overweight”, firmato da Credit Suisse.

Negli ultimi mesi gli analisti hanno via via bocciato il rating delle borse cinesi, a iniziare da novembre del 2020, quando la valutazione dell’MSCI China è stata tagliata da strong overweight a overweight, fino ad arrivare all’inizio di febbraio di quest’anno, con una nota che ha consigliato agli investitori di essere più selettivi verso le azioni.

Cosa fare ora, dopo che le vendite hanno azzannato l’azionario?

Vale la pena sottolineare che l’indice di Borsa su cui si focalizza Credit Suisse è l’MSCI China: in base alle stesse informazioni che arrivano dalla società che stila l’indice, si apprende che l’MSCI China Index copre l’85% circa dell’universo azionario cinese, includendo 736 titoli.

I 10 titoli principali comprendono alcuni nomi altisonanti di società che sono state grandi protagoniste delle ultime sessioni:

Tencent, Alibaba, Meituan, China Construction BK, JD.COM ADR, Nio A ADR, Ping AN Insurance, Wuxi Biologics; Pinduoduo ADR A; Baidu ADR.

Queste 10 società incidono sull’MSCI China per oltre il 45%.

MSCI Cina: i titoli top picks di Credit Suisse

La buona notizia è che, sebbene a loro avviso non sia questo il momento di essere overweight, gli analisti di Credit Suisse rimangono comunque positivi su alcuni titoli, che vengono presentati in questa tabella:

Tornando alle notizie di cronaca, sotto i riflettori sono stati nelle ultime sessioni soprattutto alcuni titoli, come Tencent, Alibaba e Meituan, tramortiti all’inizio della settimana da forti sell off, a causa dei timori legati al giro di vite che la Cina ha deciso di lanciare soprattutto contro le società tecnologiche quotate a Wall Street, come per l’appunto Tencent – nota soprattutto per la sua APP di messaggistica WeChat – e Alibaba.

Tencent vittima illustre della carica di sell che ha investito la borsa di Hong Kong e, in generale, l'azionario cineseE che dire di Didi, l’Uber cinese tartassata dal governo di Pechino da quando è sbarcata a Wall Street, nella sessione del 30 giugno scorso?

L’esordio di Didi Chuxing alla Borsa di New York è stato considerato tra l’altro anche storico, se si considera che si è trattata dell’operazione di Ipo negli Stati Uniti tra le più grandi degli ultimi 10 anni.

Didi: l’affondo continuo di Pechino contro l’Uber cinese

Il titolo, quel giorno, è entrato nelle contrattazioni al prezzo di collocamento di 14 dollari per azione, per poi chiudere a 14,14 dollari per azione, a fronte di una capitalizzazione di mercato di circa 67,8 miliardi di dollari e dopo un rialzo a dir poco anemico.

Da lì, è stata tutta una strada in salita per l’azione, crollata diverse volte sotto il peso di importanti smobilizzi proprio per le notizie arrivate da Pechino, tra cui: la rimozione dell’APP dagli store online cinesi; la rimozione dalle Super APP WeChat di Tencent e di Alipay; il blitz delle autorità negli uffici, con una delle agenzie governative, la Cyberspace Administration of China (CAC), che aveva già accusato la società di aver raccolto illegalmente i dati dei suoi utenti; e ancora, le indiscrezioni di Bloomberg, secondo cui Pechino sarebbe arrivata a minacciare la Uber cinese perfino di delisting da Wall Street. Il titolo Didi viaggia oggi attorno a $10,30.

Colpo di grazia alla borsa di Hong Kong, nel mirino Tencent

All’inizio della settimana, il colpo di grazia alla borsa di Hong Kong – in particolare all’indice Hang Seng – è arrivato con un nuovo attacco contro Tencent e i titoli delle società che gestiscono scuole private .

In particolare Pechino, nella sua lotta serrata contro le attività presunte di monopolio, ha ordinato al gigante Internet di rinunciare agli accordi di esclusiva che ha siglato con le grandi major discografiche.

Il titolo Tencent è capitolato, insieme agli altri titoli tech quotati alle borse cinesi, come per l’appunto Alibaba e Meituan, affossando la borsa di Hong Kong.

La Borsa  ha sofferto un tonfo anche nella sessione successiva, portando le perdite in due sedute a oltre -8%.

E’ soltanto oggi che la borsa si è ripresa, rimbalzando finalmente di fino a oltre +3%. Il rally non è stato casuale, visto che è stato innescato dalle rassicurazioni, finalmente, che sono arrivate da Pechino.

In particolare, in occasione di un meeting virtuale, il vicepresidente della China Securities Regulatory Commission (CSRC) Fang Xinghai ha dichiarato che la Cina continuerà a permettere alle società cinesi di quotarsi a Wall Street attraverso le operazioni di Ipo, fino a quando le regole di quotazione verranno rispettate.

Credit Suisse: Cina non overweight ma neanche underweight

Ma allora, cosa fare con l’azionario cinese?

Credit Suisse scrive per l’appunto che è troppo presto per tornare ad acquistare la Cina, e questo per diverse ragioni:

intanto, “la Cina rimane alla fine della classifica dei mercati emergenti da noi stilata”. E’ “inoltre difficile capire quando le minacce che arrivano dalle autorità di regolamentazione dei mercati cesseranno (sebbene probabilmente la situazione non peggiorerà)”.

Tra gli altri fattori menzionati dagli analisti del colosso bancario svizzero ci sono anche “la fase di contrazione della liquidità in eccesso  (sebbene ci siano segnali di una svolta)”; un “momentum molto debole per gli indici PMI e per gli utili societari”; menzionata anche la preoccupazione per il trend del settore immobiliare:

“Se i prezzi degli immobili dovessero scendere in modo sostenuto, la conseguenza potrebbe essere un deleveraging significativo“.

Altro fattore è rappresentato dal fatto che “gli stranieri non sono underweight e che finora i flussi in uscita sono stati limitati”. Il segnale, forse, di un fondo che non è stato ancora toccato?

Allo stesso tempo, perché non essere underweight?

Il motivo è che ci sono alcuni segnali incoraggianti, come fanno notare gli analisti di Credit Suisse:

“una certa politica monetaria restrittiva, a nostro avviso, si è già manifestata – si legge nella nota -“.

Inoltre “il rapporto P/E forward dell’indice MSCI China appare ora conveniente in modo marginale (31% di sconto riguardo ai mercati globali)”. In generale, il mercato “è molto oversold e di norma, dai livelli attuali, ha sovraperformato”.

Ancora, alcune aree dell’azionario presentano valutazioni ora convenienti, come le banche e i titoli delle Big Tech cinesi, come emerge dal grafico successivo.
Intanto oggi Bloomberg dedica un articolo alla Big Tech cinese Tencent: vero e proprio impero di business, che compare tra le 10 società quotate in Borsa più valutate al mondo, con una capitalizzazione di $680 miliardi.

Disastro Tencent: da inizio luglio in fumo capitalizzazione $170 miliardi

Ebbene, nel mese di luglio fino alla sessione di ieri, mercoledì 28 luglio, il titolo del gigante di Internet cinese è crollato del 23%, riportando il mese peggiore della storia, con i sell off che hanno mandato in fumo una capitalizzazione di circa $170 miliardi: dai dati di Bloomberg, emerge che quella di Tencent è stata l’evaporazione della ricchezza degli azionisti più forte del mondo, in questo arco temporale.

E nove dei 10 titoli che hanno bruciato più di tutti la ricchezza degli azionisti sono di altrettante nove società cinesi, che includono Meituan e Alibaba.

Non per niente il titolo dell’articolo di Bloomberg è Tencent Is World’s Worst Stock Bet With $170 Billion Wipeout, ovvero “Tencent è la scommessa sul titolo peggiore del mondo, con $170 miliardi andati in fumo. Il titolo Tencent ha segnato oggi una ripresa del 7% circa, dopo i forti smobilizzi che hanno messo in ginocchio la borsa di Hong Kong.

Dai dati di Bloomberg emerge che, tra i 68 analisti che hanno un rating su Tencent, 62 hanno un rating “buy”.

In media, il target price è di 736,3 dollari di Hong Kong, valore superiore del 65% rispetto alla chiusura del titolo nella sessione di mercoledì, pari a HK$447,2. A questi livelli, il titolo è scambiato a un valore pari a 22,5 volte gli utili forward, ben al di sotto della media storica di 30 volte.

L’azione è precipitata anche al livello più significativo di oversold in oltre sei anni.