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Dai Benetton ok soci minoranza in Autostrade. Possibile anche apertura capitale Atlantia?

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La conferma è arrivata dalla pubblicazione delle risposte alle domande dei soci, che sono state presentate ai vertici di Atlantia in vista dell’assemblea degli azionisti, in calendario oggi, venerdì 29 maggio. La famiglia Benetton è pronta ad aprire il capitale di Autostrade a soci di minoranza.

A view of headquarters with the logo of the Italian infrastructure giant Autostrade per l’Italia, in Rome, Italy, on August 21, 2018. At the entrance a black ribbon is visible as a sign of mourning for the 38 people killed by the collapse of the Morandi highway bridge in Genoa. (Photo by Silvia Lore/NurPhoto via Getty Images)

“Atlantia si è dichiarata disponibile –a seguito del ripristino di una situazione di certezza circa la Convenzione e circa le regole applicabili –a valutare l’ingresso di soci terzi nel capitale di Autostrade per l’Italia nel rispetto dei diritti degli attuali soci di minoranza già presenti nel capitale”.
Una vera e propria trattativa non è ancora partita, ma la holding parla di contatti preliminari con investitori istituzionali, sia nazionali che internazionali.

“Al momento, non essendosi ancora avverate le citate condizioni per l’avvio di una vera e propria trattativa con potenziali offerenti, sono in essere unicamente alcuni contatti preliminari con primari investitori istituzionali nazionali e internazionali interessati a valutare un eventuale investimento nella società, qualora appunto dette condizioni si avverassero. Tenuto conto dello stato assolutamente embrionale delle interlocuzioni in corso e degli impegni di riservatezza assunti nei confronti delle istituzioni che hanno manifestato interesse per detto investimento, la Società non è però nella posizione di poter anticipare alcuna ulteriore informazione aggiuntiva in merito”, si legge in una delle risposte date alle domande dei soci.
Una domanda specifica all’amministratore delegato di Atlantia, Carlo Bertazzo, è stata fatta riguardo al rating spazzatura che ha colpito Atlantia e Autostrade.
Il downgrade porta la firma di diverse agenzie di rating ed è arrivato dopo il varo del Decreto Milleproroghe.
“Le ultime revisioni dei giudizi delle agenzie di rating che hanno declassato a sub-investment grade il debito di Atlantia e Autostrade per l’Italia fanno seguito alla situazione di incertezza derivante dalle misure normative introdotte in modo unilaterale e retroattivo con l’adozione degli articoli 13 e 35 del Decreto Legge 30 dicembre 2019, n. 162 (il “Decreto Milleproroghe”), poi convertito in Legge n. 8 del 28 febbraio 2020, che hanno modificato sostanzialmente il quadro di riferimento previsto nella Convenzione Unica. In caso di revoca della concessione, in base a quanto previsto dai contratti di finanziamento o dai rimedi di diritto generale, tutti i creditori di Autostrade per l’Italia potrebbero esercitare il recesso e richiedere il ripagamento immediato dei rispettivi prestiti. Tuttavia, poiché l’art. 35 del D.L. 162/2019 ha ridotto considerevolmentee in modo arbitrario l’importo dell’indennizzo previsto in Convenzione Unica ed escluso che l’efficacia del provvedimento di revoca sia sottoposto al pagamento dell’indennizzo, Autostrade per l’Italia sarebbe tenuta a ripagare tale ingente ammontare di debiti senza avere le risorse finanziarie necessarie. Tale situazione pregiudica sin da ora per entrambe le società (tenuto conto della garanzia rilasciata da Atlantia a beneficio di Autostrade per l’Italia per un ammontare di circa 4,8 miliardidi euro) le possibilità di finanziare sui mercati dei capitali i propri fabbisogni di liquidità”.
Vale la pena di ricordare che il decreto Milleproroghe è stato un vero schiaffo in faccia per la holding, visto che ha stabilito, in caso di revoca della concessione, il pagamento di un indennizzo da parte dello Stato pari ad appena 7 miliardi, contro quanto certificato dalla “Convenzione attuale, che in caso di revoca prevede il pagamento fino a 23 miliardi ad Aspi”.
Negli ultimi giorni alcune indiscrezioni stampa hanno riportato che i Benetton starebbero valutando però, per chiudere la questione spinosa apertosi con il governo a seguito della tragedia del Ponte Morandi del 14 agosto del 2018, a cancellare quanto prevede la Convenzione attuale (dunque l’indennizzo fino a 23 miliardi ad Aspi.
“La soluzione prospettata dalla società che fa capo alla famiglia Benetton rimanda alle altre Convenzioni – ha scritto La Repubblica – che prevedono una soluzione intermedia tra il valore delle immobilizzazioni e la redditività delle concessioni. La differenza tra 7 e 23 miliardi, insomma”.
I danni inflitti al gruppo dal decreto Milleproroghe sono stati in ogni caso ricordati dall’AD di Autostrade, Roberto Tomasi, in una recente intervista, in cui si è così espresso, commentando la decisione di congelare gli investimenti di ASPI da 14,5 miliardi in caso di mancato accesso ai prestiti con garanzia pubblica:
“Il nostro rating è sceso a livello spazzatura e nessun istituto di credito ci presta più un euro per gli investimenti. Per questo a gennaio abbiamo chiesto a gran voce al governo di non approvare quella norma (decreto Milleproroghe), ma non ci è stato dato ascolto”.
La novità delle ultime ore riguarda comunque innegabilmente la decisione della famiglia di Benetton, a cui fa capo la holding Atlantia, di aprire il capitale di Autostrade. Il Sple 24 Ore, tuttora, avverte, che il “sì all’ingresso di nuovi soci è un via libera condizionato”. Nel senso che “Atlantia è disposta a fare un passo indietro purchè i nuovi partner abbiano un ruolo di minoranza e sia chiarito il quadro regolamentare. In proposito il riferimento è all’articolo 35 del decreto Milleproroghe che ha unilateralmente modificato i termini della convenzione in caso di revoca della concessione, abbassando drasticamente il valore della stessa Aspi”.
Sempre il quotidiano di Confindustria riporta, così come anticipato anche qualche giorno fa che, “tra i contatti preliminari avviati figurano quelli con F2i ma anche con Cdp, la quale, tuttavia, anche per ragioni di statuto e come era già stato valutato in passato, potrebbe anche considerare un ingresso in Atlantia. La diluizione nella holding, per i Benetton, potrebbe essere accettabile se servisse per superare l’impasse venutasi a creare con il governo e potrebbe anche coinvolgere, dietro apporto di asset, anche un grande player infrastrutturale privato”.
La disponibilità di Atlantia ad aprire il capitale di Autostrade sarà in linea con le esigenze del governo? Nei giorni scorsi, in un clima di forte tensione tra la famiglia Benetton e alcuni esponenti del M5S, come il sottosegretario al Mise Stefano Buffagni, che ha risposto con un “No, grazie” alla richiesta di un prestito garantito dallo stato, sono trapelate indiscrezioni, secondo cui (fonte La Stampa) il governo offrirebbe ad Atlantia – che al momento detiene l’88% di Aspi – di scendere al 30%”.
Ovvero il contrario di quanto sarebbe disposta a fare Atlantia, che invece in minoranza non ci vorrebbe, a quanto pare, andare. Il M5S vorrebbe invece che le quote cedute, circa il 58%, le rilevasse lo Stato attraverso Cassa depositi e prestiti, il fondo F2i, e i fondi delle casse previdenziali. A quel punto l’idea sarebbe di procedere con un abbattimento delle tariffe autostradali del 10%, Cdp potrebbe fare leva sui crediti che vanta con Autostrade, che verrebbero trasformate in quota capitale”.
Così in una nota Equita SIM riporta le indiscrezioni e le risposte dei vertici alle domande dei soci:
“Il CEO di Atlantia, Bertazzo ha ribadito la disponibilità della società ad aprire il capitale di ASPI a soci di minoranza. Bertazzo aggiunge però che deve essere ristabilita la certezza normativa ed in particolare venga modificato l’articolo 35 del decreto Milleproroghe. Nessuno entrerebbe in ASPI alle attuali condizioni di mercato, se non per volontà diverse da quelle di un investitore di mercato ed a prezzi lontani dal reale valore dell’azienda. Secondo il Sole ci sarebbero contatti di Atlantia con F2i e CDP e quest’ultima potrebbe valutare anche l’ingresso direttamente in Atlantia diluendo la famiglia Benetton. Sarebbe un’opzione accettabile se servisse a superare i problemi col governo e potrebbe coinvolgere anche un player infrastrutturale privato che apporti assets. La Stampa sottolinea che una volta risolti i dossier aperti, Atlantia potrebbe valutare un’aggregazione internazionale per diluire la quota dei Benetton. Anche secondo il Messaggero, Edizione valuterebbe la possibilità di ridurre la quota in Atlantia dal 30% al 20% a favore di un importante partner internazionale. Secondo il Messaggero per Atlantia il 100% di ASPI vale 14-15 miliardi, mentre per l’ingresso di soci pubblici il governo non la valuterebbe più di 8-9 miliardi. Un nuovo vertice della maggioranza si sarebbe dovuto tenere oggi, mentre secondo il Sole sarebbe stato rinviato a settimana prossima. L’eventuale disponibilità riportata dalla stampa di Edizione a ridurre la propria quota in Atlantia sarebbe una novità che potrebbe favorire l’accordo col governo”.
Da segnalare che Equita SIM ha un rating “hold” su Atlantia, con un target price a 16,4 euro.