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Da Bce taglia dividendi paradosso risparmio gestito. Mediolanum e Banca Generali punite più delle banche tradizionali

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Per le società del risparmio gestito, c’è più di qualcosa che non torna nella decisione della Bce di imporre diverse restrizioni all’erogazione dei dividendi agli azionisti, pur autorizzandone il ripristino dopo mesi di divieto.

Massimo Doris, numero uno di Banca Mediolanum. La decisione della Bce sui dividendi è un paradosso per il risparmio gestito
MILAN, ITALY – JULY 05: Massimo Doris, CEO of Mediolanum Bank, poses before a press conference on July 5, 2013 in Milan, Italy. Mediolanum Bank are introducing “Send Money”, a collaboration with PayPal which will allow customers to send money via email or mobile phone. (Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images)

C’è da dire che le società di asset management  Banca Generali, Banca Mediolanum e FinecoBank, così come il colosso francese Amundi, rientrano pur esse nel club dei sorvegliati speciali della vigilanza della banca centrale, in quanto, come spiega un articolo del Sole 24 Ore, “soggetti dotati di licenza bancaria”.
Si tratta per la precisione di “società bancarie tradizionalmente ben capitalizzate e caratterizzate da un’elevata profittabilità“. E questo proprio perché non sono vere e proprie banche: il loro business, viene sottolineato, si sostanzia nella raccolta del risparmio sul mercato e nel successivo reinvestimento di gran parte di esso nel risparmio gestito.
La tradizionale attività bancaria di erogazionne di prestiti a famiglie e imprese è solo una parte. Ma quello che è un loro punto di forza congenito si trasforma ora, con la decisione della Bce taglia dividendi, in una vulnerabilità.
“Il motivo è tecnico – spiega il Sole 24 Ore – la Bce ha imposto che fino a settembre 2021 le banche possano distribuire dividendo con un limite pari al minore tra il 15% della somma degli utili 2019-20 e lo 0,2% delle attività ponderate per il rischio, le cosiddette Rwa. Il guaio è che le Rwa delle società di asset management sono un ammontare contenuto, proprio perché contenute sono le erogazioni verso l’economia. La conseguenza è che i dividendi distribuibili da questi gruppi si trasformano in “noccioline” proprio per effetto di questo meccanismo di calcolo”.
Si capisce così perfettamente la delusione manifestata sempre al Sole 24Ore da Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum:
Siamo profondamente delusi. È evidente che l’attenzione è stata concentrata solo sulle banche tradizionali e non sono stati considerati altri modelli di business, molto meno rischiosi, e che paradossalmente oggi vengono puniti più delle banche tradizionali“.
Identica la posizione Gian Maria Mossa, amministratore delegato di Banca Generali, che fa notare il paradosso di una decisione che va a penalizzare proprio quel settore caratterizzato dalla “forte generazione di utili, l’elevata solidità di capitale, l’elevato Roe e l’alta qualità degli attivi”.

Bce su dividendi, Equita: notizia negativa per il risparmio gestito

Dell’impatto negativo sul settore aveva parlato ieri Equita SIM nella sua nota giornaliera, presentando la realtà nuda e cruda, e illustrando contestualmente uno scenario meno fosco per FinecoBank rispetto a Banca Mediolanum e Banca Generali:
“La raccomandazione della BCE è più cauta rispetto alle nostre attese per i titoli del risparmio gestito che hanno licenza bancaria, in particolare per Banca Mediolanum e Banca Generali, mentre meno impattata a nostro avviso è FinecoBank, dove è più importante per il titolo il profilo di crescita rispetto al dividendo”.
Equita aveva definito la decisione della Bce una “notizia negativa per il settore” del risparmio gestito, ricordando come gli asset gatherers fossero sempre stati storicamente erogatori di dividendi affidabili.
La SIM aveva ricordato inoltre le precedenti stime stilate per il comparto:
“In caso di rimozione del ban sui dividendi stimavamo che Banca Mediolanum avrebbe potuto staccare un dividendo per azione complessivo di 0,74 euro per azione o il 10% di yield”, mentre per Banca Generali l’outlook era di “almeno 3,1 di dividendo per azione pari ad un dividend yield dell’11%”.
Invece, con le restrizioni arrivate da Francoforte, Equita prevede ora “un dividendo massimo 2020 per Banca Mediolanum di €19 milioni (0,03 euro per azione -yield <1%) ossia 20 punti base dei RWA (in quanto inferiore rispetto al 15% della stima degli utili cumulati 2019-20 di €138 milioni)”, e per Banca Generali, atteso “un dividendo massimo 2020 di € 7 milioni (€ 0,06 per azione – yield <1%), anche in questo caso pari al 20 punti base dei RWA (inferiore rispetto al 15% degli utili cumulati 2019-20 di €77 milioni)”.
L’altroieri la Bce ha tolto il bando alla distribuzione dei dividendi che era stato imposto a marzo, al fine di incentivare le banche a fare il loro lavoro, ovvero a erogare prestiti all’economia e alle imprese in tempi di Covid.
Lo stop alle cedole è stato poi prorogato fino al 1° gennaio del 2021: una decisione sulla questione era dunque attesa dai mercati e la speranza era che da Francoforte arrivasse il via libera al ripristino dei dividendi. Così è stato, ma con diverse restrizioni che hanno fatto praticamente cadere la ghigliottina sulle cedole.
Non solo. La Vigilanza bancaria ha optato proprio per le soluzioni contro cui gli analisti di Credit Suisse si erano schierati. Ovvero il tetto massimo sulle cedole e le restrizioni in stile ‘one fits all’.