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MPS Day: sindacati in allarme per rischio macelleria sociale. L’ipotesi stand-alone con no UniCredit e Generali al comando

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Oggi è l’MPS Day, il giorno in cui l’amministratore delegato di Mps, Guido Bastianini, presenterà al cda riunito la sua ricetta per salvare il Monte di Stato. E c’è qualcuno che dice no a UniCredit e sì invece a una governance nelle mani di Generali, secondo azionista con una quota superiore al 4%.

Generali: Leone di Trieste al timone di Mps? Ipotesi avanzata da Riccardo Colombani della First Cisl. Cresce la fronda dei no a nozze UniCredit
The Generali Assicurazioni logo is seen on the entrance floor of the Generali building in the Porta Nuova district, Italy, on August 28 2020 (Photo by Mairo Cinquetti/NurPhoto via Getty Images)

I rumor che circolano in queste ultime ore sul destino della banca senese sono diversi, e si affiancano alle dichiarazioni di chi teme che, a pagare, saranno i dipendenti e le filiali.
I sindacati, non per niente, sono sul piede di guerra, paventando scenari di macelleria sociale.
Stando ai rumor riportati dal Sole 24 Ore, il piano industriale al 2025 (redatto dal ceo Guido Bastianini con l’assistenza di Mediobanca e Oliver Wyman) dovrebbe proporre 3.000 esuberi netti (da 4.000 uscite e mille assunzioni), e una operazione di aumento di capitale di 2-2,5 miliardi.
Lo stesso piano dovrebbe prevedere sia l’ipotesi di Mps stand-alone che una operazione di M&A con UniCredit, sponsorizzata dal Tesoro maggiore azionista con una quota del 68% e, anche, dalla Bce.
Le nozze con Piazza Gae Aulenti permetterebbero finalmente allo Stato di sbarazzarsi della patata bollente della banca senese: l’intenzione rimarrebbe quella di adescare UniCredit con una dote fiscale che, riporta il quotidiano di Confindustria, potrebbe essere di “almeno 5 miliardi per rendere Rocca Salimbeni appetibile“.
Ma se Mef-Ue-Bce sono a favore della transazione, i 5Stelle e anche una parte del Pd sono contrari.
Per non parlare dei sindacati dei bancari, con il segretario della FABI Lando Maria Sileoni – che preme invece per un polo Mps-Carige-Pop Bari (per Sileoni eviterebbe uno sperpero di soldi di Stato) – che ha detto: “Noi siamo pronti a scendere in piazza”.

Ipotesi Mps stand-alone con Generali al comando

A proposito di sindacati, si sono messe in evidenza nelle ultime ore le parole di Riccardo Colombani della First Cisl, che ha osservato:
“Siamo assolutamente contrari ad una privatizzazione in tempi stretti perché avrebbe riflessi negativi tanto sull’occupazione che sulle finanze pubbliche” ha detto Colombani, lanciando l’ipotesi Generali.
A suo avviso, il Leone di Trieste, che al momento è secondo azionista di Mps, una volta createsi le condizioni per la soluzione dei rischi legali di Mps da 10 miliardi, potrebbe aumentare infatti la propria partecipazione e “assumere la governance, mantenendo l’integrità della banca e preservando la rete distributiva oltre che l’occupazione”.
Pesante l’affondo de Il Fatto Quotidiano, nell’articolo “Mps, svendita a UniCredit pagata con 6.000 esuberi”. La soluzione di un matrimonio con UniCredit, di fatto, farebbe salire il bilancio degli esuberi,  praticamente raddoppiandolo. L’articolo fa riferimento a quelle voci di mercato secondo cui in uno scenario stand-alone i nuovi esuberi sarebbero pari a 3000 unità. I tagli salirebbero fino a raddoppiare, invece, nel caso di nozze con UniCredit: nozze che comporterebbero anche la chiusura fino a 700 filiali.
Sempre Sileoni ha avvertito che, “se il governo permette” la vendita di Mps a UniCredit con incentivi pubblici per miliardi “sarà complice di una macelleria sociale che contrasteremo. Il presidente della Toscana Eugenio Giani la pensa come noi”.
Negli ultimi giorno sono circolate altre indiscrezioni secondo cui il piano della Bce e dell’Ue sarebbe quello di spingere Mps a lanciare con urgenza un aumento di capitale di 2,5 miliardi.
Non solo. Le autorità vorrebbero che l’operazione di ricapitalizzazione avvenisse in tandem con le nozze (con UniCredit, visto che di altri potenziali pretendenti non se ne vede neanche l’ombra), tutto entro il prossimo marzo.
Il matrimonio sarebbe essenziale per fare in modo che la quota versata dallo Stato nell’operazione di aumento di capitale, pari a 1,7 miliardi, non venisse classificata come aiuto di Stato. In quel caso, infatti, in base alla normativa europea, gli aiuti dovrebbero essere restituiti e si sarebbe punto e a capo.