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Crollo produzione fa scattare l’allarme Pil per l’Italia, rischio crescita zero nel III trimestre

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Pessimi segnali dalla congiuntura tricolore che rischia di evidenziare nel trimestre in corso una brusca battuta d’arresto dopo il rallentamento progressivo evidenziato nell’ultimo anno. Il dato odierno sulla produzione industriale, scesa dell’1,8% m/m a luglio, e che per la prima volta dal 2016 evidenzia un segno meno a livello tendenziale (-1,3%), getta ombre circa la capacità del paese di mantenere una crescita congiunturale positiva nel terzo trimestre. Se al dato di luglio non farà seguito un buon rimbalzo nei due mesi successivi il rischio è di un rallentamento se non addirittura un azzeramento della crescita congiunturale. Di conseguenza proprio a ridosso della presentazione del DEF si palesa uno scenario di possibile crescita 2018 sotto le attese dopo le revisioni al ribasso delle stime arrivate da più parti negli ultimi mesi.

Brutto segnale per il Pil considerando l’importanza che l’attività industriale ha per l’economia italiana. “La tendenza annua è tornata in territorio negativo per la prima volta dopo due anni – sottolinea Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo – e il dato aggiunge rischi al ribasso sulla nostra previsione di crescita del PIL di 1,1% per l’anno in corso (recentemente rivista al ribasso) che parte dall’assunto di un mantenimento di una crescita trimestrale media dello 0,2% t/t”.

Per la produzione industriale si tratta del quarto dato mensile negativo del 2018. “Quello che preoccupa maggiormente – sostiene Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor nel suo commento al dato dell’Istat – oltre all’entità del calo, è il fatto che per la prima volta dal giugno 2016 il confronto con lo stesso mese dell’anno precedente non è positivo ed inoltre, e soprattutto, il fatto che il dato di luglio rispetto a quello di giugno è negativo per tutti i settori di attività economica salvo quello dell’industria tessile e dell’abbigliamento che fa registrare un incremento minimo (+0,1%)”. La frenata è generalizzata e appare particolarmente sostenuta per i prodotti farmaceutici (-5,2%) e per i mezzi di trasporto (-4,3%).

Nel secondo trimestre 2018 il PIL ha segnato un +0,2% congiunturale e una variazione tendenziale dell’1,2% e il prodotto interno lordo italiano a partire dal secondo trimestre del 2017 è in decelerazione con una crescita trimestrale che dopo le punte dello 0,5% nei due trimestri a cavallo tra il 2016 e il 2017 è stata in graduale rallentamento fino a ridursi allo 0,2% nel secondo trimestre 2018. “Il dato di oggi legittima seri dubbi sul fatto che il nostro Pil nel terzo trimestre possa crescere ancora dello 0,2%, come nel secondo trimestre di quest’anno”, argomenta il presidente di CSP.

L’analisi di Confcommercio: Italia malata cronica di bassa crescita

L’ufficio studi di Confcommercio ha fatto oggi il punto sulle prospettive economiche parlando di “troppe nubi si addensano sul 2019”. “Dall’analisi del nostro ufficio studi – spiega il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli – emerge chiaramente che la malattia cronica del nostro Paese è la bassa crescita. Negli ultimi 30 anni siamo sempre in fondo alle classifiche internazionali per variazione di Pil, reddito, consumi. Basti pensare che negli ultimi 10 anni ogni cittadino italiano ha perso circa 2.000 euro di reddito“.

Confcommercio ritiene che, se si accetta l’idea che i conti pubblici non sono una variabile indipendente, ma il risultato dell’operare ordinato o meno di tutta l’economia, allora vale la pena concentrarsi su pochi obiettivi ragionevoli subito (approccio selettivo: disinnesco IVA, estensione REI, tagli sprechi pubblici) per politiche più espansive nel 2020, dentro un sentiero di finanza pubblica in equilibrio prospettico.