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Conti correnti: raffica rincari fino a +30%, così le banche girano ai clienti l’effetto tassi e costi salvataggi

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Le banche corrono ai ripari per coprire i costi dei tassi negativi e anche i conti correnti online a costo zero rischiano di diventare una chimera. La banche italiane stanno aumentando i costi di tenuta dei conti correnti, che sarebbero saliti in media addirittura del 30% per i conti online negli ultimi mesi del 2019. L’ennesima batosta per i correntisti che negli ultimi anni hanno visto lievitare costantemente i costi bancari.
Chi più chi meno, tutte le banche italiane – incluse quelle online e le società fintech – starebbero alzando i costi sui conti correnti al fine di compensare gli effetti dei tassi di interesse negativi che hanno eroso non di poco la redditività delle banche dell’area euro. L’aumento delle commissioni sarebbe stato però deciso anche per compensare i costi che gli stessi istituti hanno dovuto sostenere per i salvataggi delle banche in difficoltà (l’ultima è la Popolare di Bari).

I rincari maggiori per i conti online

Stando a quanto riporta L’Economia del Corriere della Sera, l’aumento dei costi per gli utenti è stato marcato negli ultimi mesi. Negli istituti tradizionali l’indicatore del costo annuo standard di un conto corrente per famiglie con uso medio della banca è salito da settembre al 14 gennaio del 4,8% a 145 a 152 euro in media. Il vero balzo dei costi si ha nelle banche online, da 25 euro l’anno a 33 in media. Dal 1° febbraio sarà il turno di Fineco con l’addio del conto a costo zero (salirà a 3,95 euro al mese). L’era del costo zero per i conti online potrebbe essere quindi finita con l’arrivo di aumenti sia dei canoni che delle commissioni.
“Nella nostra ricerca recente dedicata alle banche italiane – rimarcano gli analisti di Mediobanca Secutities in un report dedicato alle banche – abbiamo fatto riferimento ai margini di repricing alti che Banco BPM e Banca Popolare di Sondrio detengono e sempre a Banca Popolare di Sondrio e Creval, come a quelle banche che beneficerebbero dell’aumento delle commissioni con un rialzo più consistente dell’utile per azione stimato”.
Tuttavia “notiamo – aggiunge Mediobanca – che un eventuale aumento delle commissioni in risposta ai tassi negativi finirà probabilmente con il distribuire i costi dei tassi di interesse negativi in modo asimmetrico colpendo una platea (di clienti) più alta, con un sostegno agli utili di più lunga durata rispetto a quanto avverrebbe con il semplice trasferimento dei tassi di interesse negativi ai depositanti. Intravediamo una crescita stagnante del giro d’affari su base lorda, accompagnata da una evoluzione piatta dei costi, con la normalizzazione del costo del rischio che si confermerebbe l’unico potenziale fattore di spinta per i conti economici. Siamo outperform su Unicredit, Ubi Banca e Credem“.