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Con Biden Pil Usa più forte di Pil Cina nel 2021 per prima volta nella storia: view Morgan Stanley, anche su disoccupazione e inflazione

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Per la prima volta in assoluto, il Pil Usa crescerà più del Pil cinese: possibile? Possibile, per il responsabile economista di Morgan Stanley Ellen Zentner, che ha rivisto al rialzo l’outlook sul Pil americano dello 0,5%, a +8,1% 4Q/4Q e di +0,8% a +7,3% su base annua, dunque oltre la crescita superiore a +6% che il governo di Pechino ha come target per quest’anno, in base a quanto recentemente annunciato. Merito del bazooka anti-Covid-19 che sta per diventare ufficialmente legge negli Stati Uniti, del valore di $1,9 trilioni, proposto dal presidente Joe Biden, che inonderà di nuova liquidità le famiglie e le imprese americane.

Per il 2021, grazie al bazooka Biden, Morgan Stanley prevede una crescita del Pil Usa più forte di quella del Pil cinese
WASHINGTON, DC – MARCH 03: President Joe Biden holds a meeting on cancer with Vice President Kamala Harris and other lawmakers in the Oval Office at the White House on March 3, 2021 in Washington, DC. (Photo by Samuel Corum/Getty Images)

L’espansione americana frenerà il passo in modo significativo nel 2022, anno per cui Morgan Stanley ha tagliato invece le proiezioni dello 0,1% a +2,8% 4Q/4Q e dello 0,3% a +4,7% su base annua.
In generale, Zentner ha spiegato l’ottimismo per il 2021 con “la riapertura dell’economia che continua ad andare avanti,  il ritmo delle vaccinazioni che si sta velocizzando e il miglioramento nel mercato del lavoro”.
Proprio a proposito di mercato del lavoro, Morgan Stanley ritiene che il miglioramento sarà in qualche modo compensato dall’aumento della partecipazione alla forza lavoro. Ma è anche vero, si legge nel report, che “l’attività economica è sufficientemente solida da riuscire a generare un forte calo del tasso di disoccupazione in tutto il nostro periodo di previsione, fino alla media del 4,9% nel quarto trimestre del 2021 (rispetto al 5,1% atteso in precedenza), e fino al 3,9% nel quarto trimestre del 2022 (rispetto al 4% delle stime precedenti).
Su base annua, gli economisti del colosso bancario stimano un tasso di disoccupazione Usa in calo dal 10,5% di dicembre del 2020 al 6,1% entro il dicembre del 2021, e una ulteriore discesa fino al 4% circa entro la fine del 2022.
Non del tutto rassicuranti – ma più crescita di solito significa più inflazione – sono invece le stime di Morgan Stanley sul PCE core, indice dei prezzi riferito ai consumi personali che la Federal Reserve prende come riferimento per stabilire l’iter della propria politica monetaria.
In questo caso, la banca prevede un rialzo del PCE core al picco di breve termine pari a +2,6% su base annua nel periodo compreso tra aprile e maggio di quest’anno, prima di una lieve ritirata al 2,3% su base annua (stima che porta l’outlook medio su base trimestrale a +2,3%).
Per il core PCE, Morgan Stanley stima inoltre una crescita del 2,3% nel 2022, ancora una volta ben superiore al target del 2% della Fed: target il cui eventuale sforamento, c’è comunque da dire, gli stessi Jerome Powell & colleghi hanno detto di essere. disposti ad accettare.
C’è da dire in conclusione, riguardo alla fiammata del Pil attesa da Morgan Stanley, che l’outlook positivo non è certo l’unico a Wall Street: Goldman Sachs e la Fed di Atlanta hanno target anzi ancora più ambiziosi.