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Chiusura Borsa Milano, Ftse Mib si sgonfia alla fine. Atlantia vola a +4,6%, male Bper e Banco

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Incipit di ottava all’insegna della volatilità per Piazza Affari che nel corso della giornata ha dilapidato i guadagni fatti segnare in avvio di seduta. L’indice Ftse Mib ha così chiuso a quota 19.374 punti, in calo dello 0,08%. L’attenzione degli investitori torna alle trattative tra i democratici e l’amministrazione Trump per il piano di stimoli economici anti-COVID-19. La Speaker della Camera Nancy Pelosi ha detto sabato sera di aver dato al governo Usa un ultimatum di 48 ore per raggiungere un’intesa prima delle elezioni presidenziali Usa del prossimo 3 novembre.
Sullo sfondo rimangono i nuovi casi di coronavirus in tutto il mondo che hanno superato per la prima volta quota 400.000 in 24 ore, mentre l’Europa rafforza le misure restrittive di fronte a una nuova ondata epidemica, che fanno temere per la ripresa economica. E’ di oggi l’annuncio del Galles di un lockdown totale della durata di oltre due settimane per contenere l’avanzata dei contagi.

Atlantia scatta dopo accordo per cessione 49% Telepass

Sul parterre milanese spicca oggi Atlantia (+4,62% a 15,285 euro), già reduce dal rally di oltre +8% delle ultime 5 sedute. In attesa di nuovi sviluppi per Aspi con l’arrivo dell’offerta da parte di CDP, Atlantia ha sottoscritto nel fine settimana il contratto per la cessione del 49% del capitale di Telepass al gestore globale di private equity Partners Group. Il corrispettivo della transazione è pari a 1,056 miliardi di euro. Il perfezionamento dell’operazione, subordinato alle autorizzazioni e condizioni previste per questo tipo di operazioni, è atteso nella prima metà del 2021. Atlantia manterrà il controllo della società che, pertanto, continuerà ad essere inclusa nel perimetro di consolidamento del gruppo.

Direzioni opposte per Enel e Telecom

Tra le big del Ftse Mib seduta in calo Enel (-0,77% a 7,469 euro) che stando alle ultime indiscrezioni stampa sarebbe intenzionata ad accettare l’offerta presentata da Macquarie per il 50% di Open Fiber in occasione del CdA di novembre o al più tardi per inizio dicembre. L’offerta di Macquarie sarebbe la stessa sia in caso di acquisto dell’intera partecipazione (50%) che in caso di acquisto di una quota inferiore ma in ogni caso con il limite del 40%.
Un rumor che invece ha sostenuto il titolo Telecom Italia (che poi ha chiuso a +0,9% a 0,3459 euro) che dai livelli di fine agosto aveva corretto anche per la mancanza di newsflow sul tema della rete unica e per le incertezze che ancora pesano sul progetto.
Tra i segni meno si segnala CNH in calo dello 0,65% a 7,286 euro. Si torna a guardare ai problemi di Nikola, startup Usa dei camion elettrici. La società di cui CNH detiene il 7% circa ha fatto capire per bocca del suo ceo Russell che ha un piano per perseguire la sua strategia anche se l’accordo con GM non venisse finalizzato. Dichiarazioni che alimentano i timori che il deal possa saltare (venerdì il titolo Nikola ha chiuso a -16% a 19,5$) e conseguentemente incrinare ulteriormente la credibilità di Nikola.

KO Bper e Banco

Infine, uno sguardo alle banche. Tornano cospicue le vendite su Bper (-1,33%). Oggi era l’ultimo giorno disponibile per negoziare i diritti legati all’aumento di capitale da 800 mln di euro attualmente in corso.
Molto male anche Banca BPM (-2,11% a 16215 euro) con gli ultimi rumor del Corriere che vedono sempre più vicino un accordo per la fusione con Credit Agricole Italia. Le due banche avrebbero già definito la governance dell’entità risultante dall’operazione di M&A. Nascerebbe il secondo gruppo bancario in Italia, con 32 mila dipendenti e 6 miliardi di euro di proventi operativi e oltre 1,1 miliardi di utile netto (dati a fine 2019).