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Chi sono i 100 CEO migliori al mondo: tra i banchieri spicca un italiano

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E’ italiano il primo banchiere in Europa e si tratta di Carlo Messina, l’attuale CEO di Intesa SanPaolo. Messina ottiene la medaglia d’oro dalla Harvard Business Review; la prestigiosa rivista dell’Università statunitense di Harvard, diffusa in tutto il mondo e tradotta in 13 lingue, che stila annualmente la classifica sui migliori Ceo al mondo. Messina è il primo CEO nel settore bancario in Ue e quarto nel mondo.

Harvard Business Review: la classifica dei 100 CEO migliori del mondo

La classifica tiene conto della capacità dimostrata dai CEO di tutto il mondo nel resistere di fronte a una serie di forze esterne, clienti esigenti, investitori avidi di profitto, politici ed economisti contrapposti. Al primo posto come miglior CEO del mondo figura ancora una volta Pablo Isla, del gigante spagnolo Inditex, seguito da Jensen Huang di Nvidia, i colossi del lusso Bernard Arnalut e Francois Henri Pinault, rispettivamente alla guida di LVHM e Kering. Scorrendo la lista figurano nomi importanti come Elmar Degenhart di Continental, Marc Benioff di Salesforce.com, Mark Parker di Nike. Guardando al comparto bancario, il primo nome in lista è Johan Thijs di Kbc all’ottava posizione, seguito da Jamie Dimon AD di JpMorgan  Chase che occupa la 22esima posizione e poi Carlo Messina all’81esimo.

Guardando altri dati che emergono dalla classifica, le donne quest’anno sono il 50% in più rispetto all’anno scorso, passando da due a tre. Sulla base della sola performance finanziaria, il fondatore di Amazon Jeff Bezos è stato il leader più performante ogni anno e da quando ha conquistato per primo il primo posto nella classifica, nel novembre del 2014, il prezzo delle azioni di Amazon è cresciuto di oltre sei volte. Sono 20 i CEO che guidano aziende con sede al di fuori del loro paese di nascita e in media, sono diventati CEO all’età di 44 anni e sono in carica da 16 anni. Guardando poi alla capacità dei leader di adattarsi ad un ambiente in continua evoluzione, tra i più grandi che le aziende devono affrontare in questo momento si trova nell’ambiente politico globale: il riferimento è all’ascesa del populismo come forza potente – più evidente con l’elezione di Donald Trump – e il divorzio della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Per gli imprenditori, soprattutto nel settore manifatturiero, tutto ciò dice la classifica di Harvard ha portato alla minaccia (e talvolta la realtà) delle tariffe doganali e delle guerre commerciali, insieme alle opportunità e alle sfide specifiche dell’industria.