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Pil Usa solido, ma analisti BofA guardano a correlazione corporate bond-recessione

Fino a che punto i debiti accumulati dalle società americane rappresentano un rischio per l’economia? Bank of America è “in recession watch”.

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Il Pil Usa rimane solido, ma gli analisti di Bank of America si preparano già alla prossima recessione, temendo quanto sta accadendo nel mercato dei corporate bond. Ne parlano oggi a Bloomberg Opinion gli editorialisti Noah Smith e Nir Kaissar, facendo riferimento alla minaccia costituita dalle obbligazioni emesse dal mondo della Corporate America.

Fino a che punto, si chiedono i due, i debiti accumulati dalle società americane rappresentano un rischio per l’economia? Smith cita proprio Bank of America, che è “in recession watch”.

Di fatto una recessione, per gli analisti del colosso bancario americano, potrebbe presentarsi con un eventuale crash dei bond spazzatura, i  junk bond. Sempre Smith cita l’opinione della suo collega Danielle DiMartino Booth, secondo cui una quota consistente di bond con rating investment-grade non sarebbe sicura come sembra. Così Noah Smith:

“Credo che ci sia bisogno di guardare non solo all’ammontare dei debiti, ma anche alla loro qualità. Gli economisti hanno rilevato che l’incidenza dei bond rischiosi nel debito complessivo è un fattore che funziona nel prevedere le recessioni. Considerando l’aumento dei prestiti leveraged e dei bond che hanno un rating vicino al ‘junk’, l’analogia con il fenomeno (della crisi) subprime sembra troppo vicina per farci stare tranquilli”.

Ovviamente, sottolinea Smith, “in generale gli indicatori capaci di prevedere le recessioni anticipano crisi economiche che si verificheranno non in questo momento, ma almeno tra due anni. Allo stesso tempo, sebbene non sia arrivato il momento di andare nel panico, l’impressione è che l’accumulazione del rischio nel mercato dei corporate bond, se lasciata proseguire senza nessun controllo, possa tradursi in grandi problemi”.

Ma quali sono le condizioni di salute dell’economia americana?

Oggi il dipartimento del Commercio Usa ha reso noto che il Pil ha rallentato il passo nel corso del terzo trimestre, salendo su base annua del 3,5%, rispetto al +4,2% dei tre mesi precedenti. La performance, in linea con le attese di Wall Street, indica che, nell’intero 2018, l’espansione economica americana avrà superato il ritmo del 3%, per la prima volta dal 2005.

Allo stesso tempo, indicazioni non proprio rassicuranti sono arrivate dall’inflazione, con l’indice dei prezzi PCE salito ad appena l’1,6% su base annua, nel terzo trimestre, in evidente rallentamento rispetto al secondo trimestre; in rialzo dell’1,6% anche la componente core del dato, scivolata dal tasso del 2,1% del secondo trimestre.

Molto bene sono andate le spese per consumi, cresciute del 4%, meglio dei tre mesi precedenti. Tuttavia, l’incremento è stato compensato dal rallentamento degli investimenti residenziali e delle imprese.

Con un post su Twitter Jared Bernstein, ex consulente economico dell’ex vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden, ha commentato il dato sul Pil americano parlando di trend solido, ma anche di alcune aree di debolezza.

In primis, il balzo delle scorte ha inciso in modo notevole sull’espansione economica (+2 punti), mentre il deficit commerciale ha pesato sul trend, sottraendo 1,8 punti. “Da notare inoltre che l’inflazione core è rallentata! All’1,6% su base annua”, ha avvertito.

Altro possibile segnale di alert, oltre a quello che arriva dai corporate bond, è arrivato dalla fiducia dei consumatori, il cui dato è stato rivisto al ribasso.