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Carige fa sempre più paura. Gros-Pietro (Intesa) avverte soci su rischio perdite totali e collasso banca

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Un nuovo appello ai soci di Carige, in vista dell’assemblea straordinaria che si terrà il prossimo 20 settembre, è stato lanciato da Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa SanPaolo.

Parlando da Cernobbio, in occasione del Forum Ambrosetti, Gros-Pietro ha presentato lo scenario drammatico della risoluzione. Scenario che diventerebbe realtà nel caso in cui i soci decidessero di bocciare il piano da 900 milioni volto a rafforzare il patrimonio dell’istituto, in particolare di dire di no all’aumento di capitale previsto per 700 milioni (i 200 milioni verrebbero raccolti attraverso l’emissione di bond).

“Mi auguro che l’aumento di capitale venga approvato perché l’unica alternativa è la risoluzione e la risoluzione significa il dissolvimento della banca, la perdita totale degli investimenti fatti dai sottoscrittori e un problema di collasso della banca”.

Gros-Pietro non è sicuramente l’unico a temere il worst-case scenario per la banca.

Il momento della verità, il cosiddetto giorno X è ormai alle porte, e ciò che non fa dormire sonni tranquilli al sistema bancario del made in Italy è il silenzio, diventato a questo punto quasi inquietante, della famiglia Malacalza, principale azionista di Carige con una quota superiore al 27%.

Il quotidiano Repubblica ha scritto ieri che “se (la famiglia Malacalza) si dovesse presentare in assemblea senza supportare l’aumento di capitale, si rischierebbe una riedizione di quel che accadde a dicembre quando non fu approvato il rafforzamento aprendo la strada ai commissari. Servirebbe infatti un 45% di capitale a favore dell’aumento, in caso di presenza della famiglia in assise, per raggiungere i due terzi del capitale in assemblea. Possibile, ma non certo facile”.

Riportate anche le dichiarazioni del il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, a margine dell’ultima giornata del Forum Ambrosetti:

“No, non ho sentito i Malacalza. Ho visto i commissari. Credo che la politica debba stare ben lontana dalle vicende bancarie, perché se banca Carige è ridotta come è ridotta è anche colpa di una cattiva politica. Se la politica si astiene dall’intromettersi credo sia buona cosa per tutti. Ho sentito molti degli azionisti, ho visto i commissari, come credo sia giusto, insieme al sindaco, auspichiamo che ci sia un dialogo e che possa proseguire questo percorso di risanamento. Per un’assemblea molto importante occorre che ci sia senso di responsabilità e dialogo tra i commissari e tutti gli azionisti”, ha detto ancora Toti.

E’ ovvio che i Malacalza possano far saltare di nuovo il banco: stando a quanto ha riportato nelle ultime ore il Sole 24 Ore, la famiglia ligure non avrebbe apprezzato le modalità del piano di salvataggio pubblico-privato, che vede il Fondo interbancario come pivot e Cassa Centrale Banca nel ruolo di partner privato.

Le critiche, prosegue il quotidiano finanziario, riguarderebbero le condizioni – ritenute troppo favorevoli – offerte a Cassa Centrale, e di come, al contrario, alla famiglia ligure – che in questi anni ha investito più di 400 milioni di euro destinati a svalutarsi pesantemente – non siano state riservate condizioni analoghe nel quadro dell’aumento.

Oggi un articolo di A&F riprende la questione, mettendo in evidenza come lo scenario che si sta delineando di fronte ai soci della banca non sia dei migliori. In particolare, “per i Malacalza, che in Carige hanno investito 425 milioni, il colpo sarebbe doloroso (del sì all’aumento di capitale): dovrebbero sborsare ulteriori 23 milioni per conservare una partecipazione di appena il 5,1%“. E “se si limitassero ad approvare l’aumento senza parteciparvi, risparmiando quei 23 milioni, la loro quota franerebbe addirittura al 2 per cento”.

Allo stesso tempo, in assenza di un via libera all’aumento di capitale del gruppo, si verrebbe a realizzare quanto detto da Gros-Pietro, ovvero il dissolvimento della banca, tramite risoluzione o liquidazione coatta amministrative: con il risultato di zavorrare il sistema bancario con costi da 9 miliardi di euro.