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BTP osservati speciali: contrazione Pmi servizi altro segnale di cattivo auspicio

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Per ora spread e tassi BTP reggono, ma il pericolo di nuove fiammate è dietro l’angolo, soprattutto se si considerano i dati provenienti dal fronte macro, che oggi hanno visto protagonista il Pmi servizi. Il dato, stilato da IHS Markit, è scivolato in fase di contrazione a gennaio, scendendo dai 50,5 punti di dicembre a quota 49,7.

Da segnalare che la soglia dei 50 punti è la linea di demarcazione tra fase di contrazione dell’economia (valori al di sotto) ed espansione (valori al di sotto). Il dato è stato peggiore delle attese, visto che gli analisti avevano previsto un valore di 50 punti.

La carrellata di dati macro diffusa nelle ultime sessioni non sembra far altro che alimentare i timori degli investitori sul futuro del paese, già fomentati dai dati Istat della scorsa settimana, che hanno confermato come l’Italia sia caduta in recessione, nell’ultimo trimestre del 2018. Tra l’altro, dopo Fmi e Bankitalia, anche la Commissione europea si prepara ad annunciare una forte sforbiciata alle previsioni sul Pil italiano.

Notizie no anche con la pubblicazione dell’indice Pmi manifatturiero di venerdì scorso, che ha confermato la contrazione dell’attività manifatturiera italiana per il quarto mese consecutivo, oltre a riportare il crollo peggiore dal 2013.

A conferma della crescente attenzione che gli investitori danno ai dati macro dell’Italia è il trend dello spread e dei tassi.

I rendimenti dei BTP decennali, dopo la pubblicazione del Pmi servizi, sono risaliti al 2,76%, riavvicinandosi al record del 2,80% delle ultime tre settimane testato ieri, e ben al di sopra del minimo di gennaio, quando erano scesi al 2,56%.

Lo spread è salito nelle ultime sessioni fino a 260 circa, in rialzo di 20 punti base rispetto ai livelli minimi della scorsa settimana, prima dello shock Pil e dei dati sul Pmi manifatturiero.

Attenzione anche ai tassi dei BTP a due anni, che oscillano attorno allo 0,45%, comunque in calo di 5 punti base rispetto al record delle ultime tre settimane testato alla vigilia.

Così come ha fatto notare Reuters in un recente articolo, ciò che scuote gli investitori è la paura che la crescita economica italiana sia così debole da mandare in soffitta il target sul deficit che il governo M5S-Lega ha inciso nella manovra finanziaria: target pari al 2,04%, abbassato dal precedente 2,4%.

Ipotesi – per molti già molto concreta – che alimenterebbe la preoccupazione della Commissione europea sui conti pubblici italiani, con tanto di rischio di una manovra correttiva. Così, intervistato da Reuters, Chris Scicluna, responsabile della divisione di ricerca economica presso Daiwa Capital Markets, a Londra:

“Lo scetticismo dell’anno scorso sulla saggezza della manovra del governo si sta riaffacciando, a causa degli ultimi dati economici”.

Ancora peggio, l’economista ritiene che “esista una probabilità decente che il primo trimestre metta in evidenza, di nuovo, un tasso di crescita negativo per il Pil“.

In generale, Daiwa ritiene che l’economia italiana crescerà di appena lo 0,1% nell’intero 2019. Altro che +1% atteso dal governo (che originariamente, nella nota di aggiornamento al Def, aveva parlato addirittura di un rialzo dell’1,5%). E altro che “il 2019 sarà un anno bellissimo”, frase proferita dal premier Giuseppe Conte, all’indomani della notizia sulla recessione che ha colpito l’Italia.