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Btp al tappeto, a spaventare non è solo il rischio crescita zero. Faro su tensioni governo con fuori onda Conte-Merkel

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Incipit di febbraio non certo sotto i migliori auspici per i BTP con forti vendite e spread in deciso allargamento. Dopo un gennaio decisamente convincente che ha spinto lo spread sui minimi a 4 mesi e le ultime aste di Bot e Btp con rendimenti ridiscesi ai livelli di aprile, gli investitori tornano a penalizzare la carta italiana complice l’aggravarsi delle preoccupazioni circa la congiuntura italiana ma anche le crescenti tensioni nel governo.

La recessione tecnica sancita dai dati Istat era stata assorbita senza sussulti dello spread, mentre oggi sul mercato emergono segnali di maggiore nervosismo. Il rendimento del Btp decennale è salito di oltre 15 pb tornando sopra il 2,7% e lo spread si sta allargando di conseguenza con picci in area 260 pb, oltre 20 pb sopra i minimi toccati nella prima parte della settimana in scia ai forti riscontri arrivati dall’asta Btp.

Confindustria avverte: nel 2019 crescita poco sopra lo zero

L’allargamento del differenziale di rendimento tra Btp e Bund  si è fatto più pronunciato con l’uscita del debole Pmi manifatturiero, sotto le attese a ai minimi a 68 mesi. Poi sono arrivate anche le indicazioni di Confindustria circa le prospettive per l’Italia nel 2019 che calcola una crescita soltanto poco sopra lo zero quest’anno. “I dati negativi in Italia nella seconda metà del 2018 contano molto nel calcolare la crescita annua del Pil nel 2019: il “trascinamento”, la variazione che si avrebbe con un profilo piatto quest’anno, è -0,2%”, avvertono dall’ufficio studi di Confindustria. Anche se il Pil risalisse dal secondo trimestre, aggiunge Confindustria, è alta la probabilità di una crescita annua poco sopra lo zero.

Il premier Giuseppe Conte è intervenuto oggi circa i timori emersi dopo i dati sul Pil e ha sottolineato che non c’è motivo di perdere fiducia. Conte confida in una ripresa dell’economia nella seconda metà dell’anno.

 

Pmi preannuncia un inizio 2019 in sofferenza

L’indice PMI del settore manifatturiero italiano a gennaio si è attestato a 47,8 punti, al di sotto quindi della soglia di 50 per il quarto mese consecutivo. IHS Markit rimarca che l’indice di gennaio è crollato da 49,2 di dicembre e segna il peggioramento maggiore dello stato di salute del settore da maggio 2013. Il consensus Bloomberg era 48,8. Le condizioni del settore manifatturiero in Italia peggiorano al livello maggiore da inizio 2013 per via della forte riduzione dei nuovi ordini e quindi del più rapido declino della produzione. Inoltre, per la prima volta in più di quattro anni diminuisce il livello occupazionale. Sul fronte dei prezzi, conseguentemente all’aumento più debole dei costi di acquisto dell’attuale sequenza di inflazione di 29 mesi, per la prima volta da ottobre 2016 crollano i prezzi di vendita.

 

Analisti preoccupati, timore peggiore è ritorno alle urne

Recessione più prolungata del previsto, ma non solo. A raffreddare gli entusiasmi sui Btp contribuiscono anche le  crescenti tensioni nella maggioranza di governo. A detta di Barclays il perdurare di una debole crescita potrebbe portare a crescenti pressioni politiche a livello governativo a causa delle divergenze tra il M5S e la Lega su come affrontare diverse questioni delicate, tra cui l’immigrazione, le infrastrutture e le politiche di ridistribuzione prima delle elezioni europee. Barclays, che vede il PIL 2019 salire solo dello 0,2%, ritiene improbabile una caduta del governo prima delle elezioni europee di fine maggio.

 

“Le tensioni sui Btp sono certamente dovute in parte ai continui dati macro deboli –  argomenta Vincenzo Longo, market strategist di IG – ma anche  in parte alle tensioni nella maggioranza, dopo le recenti news”, tra cui il fuorionda Conte e Merkel con il primo ministro che ha affermato che il vice premier Salvini è “contro tutti”.  Il leader della Lega oggi ha precisato che “non è vero che sono contro tutti. Ma che la Merkel sia preoccupata di Salvini è soddisfazione, anche se non ha niente di cui essere preoccupata”.

“Il timore di un ritorno alle urne entro l’anno è uno dei rischi più importanti che vediamo sul nostro Paese e sembra essere condiviso anche dalle principali banche d’affari”, aggiunge Longo.

 

 

Si va quindi verso un Verso febbraio difficile per i Btp. Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte SIM, ritiene che a febbraio potrebbe esservi una pausa solo temporanea sul fronte calo tassi e spread, dopo il forte flusso di domanda che ha consentito un marcato ribilanciamento dei portafogli da parte dei gestori mondiali.  L’ipotesi centrale di Intermonte è di una continuazione tendenziale del calo dello spread verso area 200/220 pb nel corso poco prima e/o nelle settimane successive alla riunione BCE del 7 marzo, quando potrebbe essere annunciata una nuova operazione TLTRO, una boccata d’ossigeno per l’Italia soprattutto sul fronte banche, settore in difficoltà in Borsa anche oggi.