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Blockbuster e quell’errore colossale di valutazione sulla star da +45.000% a Wall Street

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“Netflix non ha speranze”. Così sentenziò nel 2008 il ceo di Blockbuster, Jim Keyes, che non riteneva competitiva la giovane società che pochi anni prima (nel settembre 2000) si era offerta come sposa proprio al colosso del noleggio delle videocassette per la modica cifra di 50 milioni di dollari. Adesso Netflix vale 240 miliardi di dollari, mentre Blockbuster non esiste più da tempo.
Nel suo nuovo libro That Will Never Work, il co-fondatore di Netflix Marc Randolph descrive un incontro a cui ha partecipato insieme al co-fondatore di Netflix Reed Hastings e all’allora CFO Barry McCarthy presso la sede della Blockbuster a Dallas. La società avrebbe potuto acquistare Netflix quel giorno per $ 50 milioni, ma il suo CEO non si è nemmeno preso la briga di considerare la possibilità pensando fosse uno scherzo. E anche negli anni successivi dopo la quotazione in Borsa di Netflix l’opione non cambiò visto che fino al 2009 la valutazione di Netflix rimase molto bassa.

Blockbuster ha enormemente sottovalutato, così come ad esempio Nokia nella telefonia, i potenziali stravolgimenti possono spazzare via in poco tempo anche aziende dominanti a livello globale.
Adesso la creatura di Reed Hasting – che in origine spediva via posta dei semplici Dvd – risulta l’affare del XXI secolo con un boom di +29.000% dall’Ipo.

L’ascesa sensazionale di Netflix

Le azioni per il gigante dell’intrattenimento digitale sono scambiate a 550$ circa, sui massimi storici con la pandemia globale che ha costretto milioni di famiglie a rimanere a casa e guardare più TV e film.  Chi avesse chi ha investito 100 dollari nel 2002 in Netflix oggi ha in tasca oltre 45.000 dollari.
Probabilmente nel 2008 il ceo di Blockbuster non immaginava le svolte in arrivo negli anni successi a partire dal 2009 quando Netflix ha fatto alcune mosse fondamentali per trasformare le sue prospettive. Ha collaborato con Sony e altri produttori di elettronica di consumo per trasmettere in streaming il suo prodotto su PS3, smart TV e altri dispositivi. Ciò ha significato uno spostamento dell’attenzione dell’azienda dalla consegna di DVD a contenuti on demand.

Banche e Netlfix inaugurano la stagione delle trimestrali

La settimana appena iniziata sarà dominata dai risultati delle principali istituzioni finanziarie tra cui JPMorgan Chase, Citigroup, Morgan Stanley e Goldman Sachs. Si prevede che i risultati delle banche saranno influenzati dall’attuale contesto di bassi tassi di interesse, vicino allo 0%. Poi toccherà a Netflix. L’azienda è considerata una delle “vincitrici” durante l’era della pandemia, poiché i consumatori passavano sempre più tempo a casa e cercavano divertimento. Netflix nel primo trimestre ha aggiunto 15,7 milioni di abbonati a livello globale, ovvero più del doppio della stima di consenso di allora. La società si aspettava di raggiungere i 7,5 milioni di abbonati durante il secondo trimestre. Ma i numeri del secondo trimestre dovrebbero andare ben oltre quanto indicato dalla società. Goldman Sachs , il cui target price su Netflix è salito a ben 670$ dai 540 indicati in precedenza, indica 12,5 milioni di abbonati netti in più nel secondo trimestre.
Venerdì il titolo Netflix ha strapato al rialzo di oltre l’8% a nuovi livelli record con prezzo a quasi $ 550 per azione. Da inizio anno il titolo segna oltre +69%.
Se la pandemia di coronavirus ha dimostrato qualcosa è l‘insaziabile appetito degli americani per Netflix. In aprile, il colosso dello streaming ha registrato un record di 15,77 milioni di abbonati a livello globale nel primo trimestre – il doppio dei nuovi abbonati che si aspettava – facendo salire il prezzo delle sue azioni di oltre il 65%. Per fare un confronto, Disney+ ha attirato 54,5 milioni di abbonati pagati in soli sei mesi, e potrebbe essersi diretto molto più in alto dopo il trionfale debutto di “Hamilton” a luglio.
La forza di Netflix risiede nella sua popolarità e nell’ampia gamma di programmi offerti ma il COVID-19 ha accelerato il tutto. Netflix è stato il primo a iniziare la produzione di massa di contenuti originali specificamente per lo streaming, e aveva una massiccia scorta di contenuti che aveva già girato quando la pandemia ha interrotto la produzione. “La nostra lista di serie e film per il 2020 è in gran parte girata”, ha detto Ted Sarandos, chief content officer di Netflix, agli analisti durante il primo trimestre della società. Siamo in fase di post-produzione in tutto il mondo”. Questo dà all’azienda un bel vantaggio sui suoi rivali più giovani nello streaming