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Bitcoin meno volatile di Tesla e Apple, flussi corrono più di ETF oro. Con vaccino nuovi rally?

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Il team di ricerca di 21Shares, leader mondiale negli ETP sulle criptovalute, presenta l’outlook sul Bitcoin, ripercorrendo la recente fase di rally della moneta digitale numero uno al mondo, e paragonandola in particolare al trend di alcuni titoli delle Big Tech. Di seguito il commento: “Vaccini e Biden presidente, Bitcoin in rampa di lancio verso il 2021″:
La scorsa settimana, il Bitcoin ha superato la soglia dei 15mila dollari per la prima volta da gennaio 2018.

Fiducia nel Bitcoin da investitori istituzionali, occhio a quanto ha fatto notare JP Morgan. Con vaccino anti-COVID-19 spazio per nuovi rally?
HONG KONG, CHINA – 2020/10/07: A man wearing a mask stands next to a bus stop covered with Cryptocurrency electronic cash Bitcoin advertisement in Hong Kong. (Photo by Budrul Chukrut/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)Cosa più importante, nonostante storicamente sia categorizzato tra gli asset altamente volatili, negli ultimi 60 giorni ha mantenuto livelli di volatilità più bassi di titoli blue-chip come Tesla, Apple e Facebook.

Non è un caso che J.P. Morgan, leader mondiale nei servizi finanziari, abbia parlato in un report della crescita esponenziali dei flussi verso prodotti di grado istituzionale legati al Bitcoin, che nell’ultimo anno hanno corso più velocemente anche degli ETF sull’oro.
Finora quest’anno il Bitcoin è cresciuto di oltre il 100%, proprio grazie alla spinta arrivata dall’adozione dello stesso da parte di investitori leggendari come Stanley Druckenmiller e giganti come JP Morgan, in cerca di diversificazione.
Come detto, nello stesso periodo in cui il prezzo del Bitcoin ha avuto un’impennata di oltre il 28%, titoli come Tesla (-9,49%), Apple (-11,54%), Facebook (-0,69%), Amazon (-5,37%), Microsoft (-1,56%) hanno performato in maniera deludente, come anche lo S&P500 nel suo complesso (-0,69%).
Ma c’è un altro parametro che aiuta a comprendere il sempre maggior interesse verso il Bitcoin: il Bitcoin’s Relative Unrealized Profit, che misura il numero totale di Bitcoin comprati al di sotto del prezzo attuale. Questi bitcoin possono essere considerati come profitti non realizzati da parte degli investitori che li detengono.
Negli ultimi sei anni, ogni volta che questa metrica ha raggiunto l’80% di tutti i Bitcoin da cui non si è tratto profitto, sono stati registrati ampi sell off. Le eccezioni a questa regola sono costituite da casi particolari, come il crollo di mercato avvenuto a metà marzo a causa della pandemia. Al prezzo attuale, questo indicatore mostra come il 56% di tutti i detentori di Bitcoin non abbiano al momento operato prese di beneficio, il che ci dice che c’è ancora ampio spazio di crescita nei prossimi mesi, soprattutto dopo l’annuncio promettente di Pfizer e Biontech sul loro vaccino per il COVID19.
In assenza di un grande shock esogeno, come una frenata dei progressi del vaccino o un’escalation delle tensioni commerciali USA-Cina, è probabile che il Bitcoin entri nel 2021 su basi solide. A differenza di altre occasioni in cui il prezzo del Bitcoin ha sfiorato i 16.000 dollari, questa crescita sembra dovuta a una spinta sostenuta piuttosto che da una frenesia momentanea, dato che la domanda retail è rimasta contenuta.
Di conseguenza, è probabile il mercato attuale continuerà ad essere trainato dai flussi istituzionali e potenzialmente cresca oltre i massimi raggiunti in passato, soprattutto quando anche i flussi retail prenderanno forza. Con la prospettiva di una soluzione per la pandemia grazie a vaccini affidabili e la maggiore certezza circa la situazione politica degli Stati Uniti, è probabile che gli ultimi mesi del 2020 e l’inizio del 2021 saranno particolarmente forti per la più nota delle criptovalute.