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Bitcoin e i numeri del suo devastante impatto ambientale. La criptovaluta nasconde altri tre punti oscuri

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I sostenitori lo indicano come bene rifugio, i detrattori come una bolla in procinto di scoppiare. Parliamo del Bitcoin che ormai è al centro della scena. Solo dieci anni fa, le criptovalute erano praticamente sconosciute ai non addetti ai lavori, mentre oggi sono invece al centro delle politiche programmatiche delle maggiori istituzioni mondiali, sia pubbliche sia private.

Bitcoin: gli aspetti controversi

Ma nonostante alcuni elementi positivi, non mancano gli aspetti controversi e ad individuarli è Stéphane Déo, Head of Markets Strategy di Ostrum Asset Management, affiliata di Natixis IM. In primis, secondo l’esperto, il Bitcoin è una catastrofe ambientale considerando che l’impronta ecologica del solo Bitcoin è superiore a quella dei Paesi Bassi. L’impronta di carbonio di una sola transazione è pressoché equivalente a quella di un volo da Parigi a Mosca.
Si aggiunge poi un problema di scala: ogni giorno, si registrano infatti circa 300.000 transazioni in Bitcoin. C’è poi il problema della volatilità. Per questo motivo le cripto-attività sono ottime a fini speculativi, ma inadeguate come beni rifugio o come unità di cambio che, in fin dei conti, sono le finalità principali della moneta.
L’ultima controindicazione è l’incertezza del quadro normativo e fiscale nei diversi ordinamenti, aspetto a cui un investitore istituzionale deve prestare particolare attenzione.

Gli aspetti positivi

In ogni caso, continua Déo, resta il fatto che a febbraio 2021 la capitalizzazione totale di tutte le cripto-attività era di gran lunga superiore a un trilione di dollari. Si tratta di più del 10% delle attuali riserve auree mondiali, dunque di un valore non trascurabile. Tra l’altro, 300.000 transazioni al giorno sono una cifra minuscola su scala globale, ma comunque ben lontana da zero.