1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Bio-on: l’Unicorno affondato nella Plastic Bubbles, arrestato Astorri e stop in Borsa

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

La tempesta perfetta alla fine non ha mancato di travolgere i vertici di Bio-on. A tre mesi esatti dalle pesanti accuse del fondo Quintessential, la procura di Bologna ha preso i primi provvedimenti con l’arresto del presidente e fondatore della società di bioplastiche, Marco Astorri. Le accuse sono gravi: manipolazione di mercato e false comunicazioni sociali.
Subito è arrivato lo stop di Borsa Italiana delle negoziazioni sul titolo Bio-on che prima dello scoppio del caso a luglio, e il conseguente crollo di oltre l’80%, valeva oltre un miliardo di euro, risultando l’unico Unicorno (ossia start-up che vale oltre 1 mld) del mercato AIM di Piazza Affari.

Arresti domiciliari per Astorri, misure cautelari interdittive del divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche per il vicepresidente Guido Cicognani e il presidente del collegio sindacale Gianfranco Capodaglio. In tutto sono nove indagati, a cui si aggiunge il sequestro di beni e disponibilità finanziarie per 150 milioni di euro in Emilia-Romagna, Lazio e Lombardia.
In questi mesi la società aveva più volte difeso il proprio operando cercando di rispedire al mittente le accuse di Quintessential.

Le risultanze dell’indagine della procura

Dai primi dettagli sull’operazione “Plastic Bubbles” del Comando provinciale della Guardia di finanza, che ha agito su impulso della Procura bolognese, emerge “un’alterazione fattuale della società, finalizzata ad alterare il valore dei titoli in Borsa. Siamo intervenuti per interrompere questa artificiosa rappresentazione che la società faceva all’esterno di sé stessa” con l’obiettivo di “garantire una tranquillità del mercato ed evitare l’esplosione di una bolla economica dagli effetti potenzialmente devastanti”. Così il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, nel corso della conferenza stampa sull’inchiesta Bio-on spiega i motivi alla base dell’indagine.
Inoltre, aggiunge il capo della procura bolognese, la società “ha rappresentato nel bilancio aziende come controllate, che in realtà erano integralmente riconducibili a Bio-on, con cui la stessa instaurava dei rapporti economici. Alla luce di questo, i ricavi non corrispondevano al vero”. E questo c’è stato “fin dalla nascita della società”.
Infine, il colonnello del gdf, Luca Torzani, sottolinea che “Le false informazioni di bilancio sono risultate strettamente funzionali ad accrescere la capitalizzazione’ e, conseguentemente, rendere più appetibili sul mercato le azioni della società”. L’inchiesta andrà avanti nei prossimi giorni.

Forti incongruenze nelle comunicazioni societarie di Bio-on

Dopo le misure cautelari prese oggi per tre top manager di Bio-on (con gli arresti domiciliari per il fondatore Marco Astorri), il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, ha precisato che dalle indagini è emersa una “difformità sostanziale” dei livelli produttivi che da inizio 2019 era di sole 19 tonnellate del polimero PHAs rispetto alle 1.000 tonnellate di capacità indicate dal management.
Giuseppe Amato, nel corso di una conferenza stampa, ha rimarcato che dalle indagini è emersa nei fatti una corrispondenza con quanto comunicato dal fondo Quintessential, che lo scorso luglio ha sollevato il caso Bio-on denunciando una grande bolla, basata su tecnologia improbabile, con fatturato e crediti essenzialmente “simulati” grazie ad un network di scatole vuote.

Quintessential dice ‘Bio-OFF’

“Bio-OFF”. E’ il commento secco su Twitter del Fondo Quintessential Capital Management dopo gli sviluppi del caso Bio-on, la società di bioplastiche che lo stesso fondo ha accusato di essere una grande bolla, basata su tecnologia improbabile, con fatturato e crediti essenzialmente “simulati” grazie ad un network di scatole vuote.
A luglio il fondo pubblicò il report ‘Una nuova Parmalat a Bologna?’ in cui si descriveva il “castello di carte” della società, uno schema concepito dal management per arricchirsi sulle spalle degli azionisti. Accuse che hanno portato al crolo del titolo che era arrivato a un valore superiore al miliardo di euro.