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Il QE Infinity toglie già il sonno alla Lagarde (con i Bund acquistabili che finiranno presto)

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Monta l’incertezza degli investitori nei confronti delle banche centrali e della loro capacità di influenzare la crescita globale. Un numero sempre maggiore di osservatori è convinto che i tagli dei tassi non siano più efficaci e che gli istituti centrali siano diventati impotenti. Così il prossimo meeting della Bce, l’ultimo presieduto da Mario Draghi, è chiamato a chiarire le modalità del programma di acquisto di obbligazioni (quantitative easing). Molte ipotesi parlano di più spazio agli acquisti di titoli corporate, anche perché – come ha scritto Bloomberg recentemente – la Bce potrebbe esaurire l’acquisto di obbligazioni sovrane nel giro di un anno.
Nell’annunciare il nuovo QE, la Bce ha precisato che andrà avanti finchè  i tassi di interesse non verranno alzati di nuovo (invece che indicare un limite temporale). Mossa che potrebbe preludere addirittura anni e anni di QE ininterrotto. 

La sfida per la Lagarde

Di certo per Christine Lagarde, che dal 1 novembre succederà a Draghi, il QE Infinity è sarà il primo pomo della discordia considerando la spaccatura in seno al board Bce con la Germania e non solo che ha ritenuto il riavvio del QE come una mossa non realmente necessaria. “E’ il problema fondamentale dei primi mesi del servizio di Lagarde”, afferma Richard Barwell, direttore della ricerca macro di BNP Paribas Asset Management, interpellato dal Financial Times.

Riguardo al quantitative easing ormai alle porte, bisogna riconoscere che la Bce è vicina al limite di acquisto di titoli di stato in alcuni Paesi. Per Germania e Olanda, la banca centrale detiene già il 31% e il 30% rispettivamente degli assets finanziari. In Francia e Italia, invece, ci sarebbe ancora spazio per salire fino al limite massimo del 33% essendo stati acquistati finora Oat e Btp per il 21% del debito emesso. Escludendo la Grecia che non rientra nel programma di acquisto di bond essendo classificati “non investment grade”, restano altri piccoli e medi paesi europei che garantirebbero un più ampio spazio di manovra per gli acquisti della Bce, ma essendo poco indebitati, come ad esempio l’Estonia, hanno poco da offrire sul mercato dei capitali. Da qui la necessità di operare anche nel settore dei corporate bond con alto merito creditizio, anch’esso, però, molto limitato sul mercato europeo.
Il programma di acquisto dei bond è stato lanciato da Draghi senza una data precisa di scadenza, al punto da essere definito “QE infinito”.  Le preoccupazioni degli investitori sono quindi più che giustificate perché il quantitative easing da 20 miliardi al mese che partirà a novembre potrebbe terminare nel corso del 2020 per esaurimento di risorse. Ne deriverebbe che l’operazione sarebbe più costosa che efficace per ridare slancio all’economia. Tuttavia, c’è chi crede che tali stimoli possano ancora avere un impatto reale positivo e che l’attuale fase di allentamento delle politiche monetarie possa offrire un sostegno molto più efficace di quanto non ritengano i più scettici. A patto che non si verifichino altri shock in grado di alimentare le incertezze, la crescita pare vicina ad un punto di flesso, in cui le condizioni finanziarie più espansive inizieranno ad avere effetto innescando un aumento delle spese in beni durevoli. Ciò – sostengono gli analisti – dovrebbe tenere a bada la recessione ancora per un po’, potenzialmente anche per altri tre anni. E non è vero che la Bce si ritroverebbe con le armi spuntate, poiché – come scrive Jefferies – basterebbe aumentare il limite di acquisto dei bond al 40% per consentire alla banca centrale di allungare e agevolare le operazioni di quantitative easing. Anche ben oltre il 2020.