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Beyond Meat: formidabile ascesa e tracollo dei burger vegetariani in Borsa. La storia dell’Ipo più pazza del 2019

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Formidabile ascesa e formidabile tracollo a Wall Street per il titolo Beyond Meat, la migliore Ipo degli ultimi due decenni con valore in Borsa arrivato a oltre +800% in pochi mesi, per poi progressivamente sgretolarsi negli ultimi 4 mesi e mezzo (dal picco a 239 dollari di luglio ai 75 dollari attuali). Beyond Meat  ha puntato sul business degli hamburger vegetariani, ma lo scenario è diventato più avverso negli ultimi mesi con l’aumento della concorrenza nonostante gli importanti accordi siglati da Beyond Meat, tra cui quello con McDonald’s.

Beyond Meat: prima azienda vegana a diventare pubblica

Beyond Meat è stata la prima azienda di prodotti vegetali alternativi alla carne sbarcata in Borsa e che annovera Bill Gates e Leonardo Dicaprio tra i propri finanziatori della prima ora. La start up fondata nel 2009 in California dal vegano Ethan Brown è diventata famosa per aver lanciato il primo hamburger vegetariano che riprende il sapore della carne ma è composto interamente da vegetali. Per preparare la sua polpetta vegetale, Beyond Meat dichiara di usare molta meno acqua e terra, di generare meno emissioni serra e consumare meno energie rispetto alle società che producono hamburger di carne. La startup di Brown si attende che la categoria alternativa della carne diventi nel tempo un mercato multimiliardario e che prenda una quota significativa dal mercato globale della carne, pari a 1,4 trilioni di dollari.

Forte di un successo di pubblico senza precedenti, a maggio Beyond Meat si è quotata a Wall Street registrando un debutto trionfale tanto che quella di BM ha rappresentato l’IPO di maggior successo per un’azienda degli Usa con capitalizzazione di mercato di 200 milioni di dollari, dal 2000 a oggi.
L’azienda ha venduto 9,5 milioni di azioni della IPO per raccogliere almeno 240 milioni di dollari. Secondo i documenti resi pubblici in vista del debutto sul mercato azionario, Beyond Meat ha toccato una perdita netta di 29,9 milioni nell’esercizio conclusosi il 31 dicembre, comunque inferiore al passivo di 30,4 milioni di dollari dell’anno precedente. Nonostante il rosso l’accoglienza della Borsa ha rivelato l’interesse crescente dei consumatori e degli investitori attorno al tema delle proteine vegetali come alternativa alla carne per un’alimentazione più sana e per ridurre l’impatto ambientale. Uno studio di Beyond Meat e del Center for Sustainable Systems dell’Università del Michigan sostiene difatti che un “Beyond Burger” genera il 90% in meno di emissioni di gas serra, richiede il 46% di energia in meno, ha un impatto del 99% inferiore sulle risorse idriche e usa il 93% in meno di terreno rispetto a un quantitativo equivalente di carne macinata.

Dopo qualche mese il primo tracollo

A luglio la prima azienda di prodotti vegetali alternativi alla carne diventata pubblica, fa conoscenza con le vendite dopo essere stata la regina incontrastata di Wall Street. L’azienda fondata dal 40enne vegano Ethan Brown ha riportato una perdita fiscale netta nel secondo trimestre di 9,4 milioni di dollari, o 24 centesimi per azione, più ampia della perdita netta di 7,4 milioni di dollari, o 1,22 dollari per azione registrata un anno prima. La perdita è stata anche superiore agli 8 centesimi per azione che si aspettavano gli analisti intervistati da Refinitiv. Il fatturato netto però è aumentato del 287% a 67,3 milioni di dollari, ben superando le aspettative di 52,7 milioni di dollari.
Purtroppo per i possessori di azioni di Beyond Meat i bei tempi sono durati poco. Già a fine luglio l’annuncio di una vendita di azioni a sorpresa ha sottolineato come l’azienda è ancora in fase iniziale e sente la pressione di doversi far strada in un settore in piena espansione. Da qui gli investitori che si sono riversati sulle azioni negli ultimi mesi dovranno riflettere ora sui rischi che corrono.

Perché le azioni della carne senza carne si sono sgonfiate

Negli ultimi tre mesi le azioni sono crollate di oltre il 50%. Lo sgonfiarsi delle quotazioni è coinciso con l’aumento della concorrenza nonostante gli importanti accordi siglati da Beyond Meat, tra cui quello con McDonald’s. A dare del filo da torcere a Brown e soci di Beynd Meat un altro Brown, tale Pat, 64enne californiano che nel 2011 ha fondato Impossibile  Foods rivolgendosi alle grandi catene. Il suo burger Impossibile Whopper è stato servito per un mese in 59 punti vendita di St. Louis, nel Missouri, da Burger King ottenendo un grande successo. Secondo un rapporto della piattaforma inMarket, infatti si è registrato un +18,5% di clienti nei ristoranti che hanno aderito all’iniziativa rispetto alla media nazionale dei ristoranti Burger King negli Stati Uniti. Da gennaio scorso i prodotti di Impossibile Foods sono spuntati nei menu di catene come White Castle, Red Robin Gourmet Burgers e molti altri. In totale Impossibile Foods è presente in 9mila menù negli States, Hong Kong, Singapore e Macao. Ma non solo la concorrenza.
Mary Jane McQuillen, Portfolio Manager e Head of ESG di ClearBridge Investments del gruppo Legg Mason sottolinea che la “carne senza carne”, se la produzione aumentasse, non sarebbe comunque priva di rischi ambientali. Secondo l’esperta difatti è importante riconoscere anche gli impatti ambientali di un passaggio su larga scala alle proteine di origine vegetale, tra cui la deforestazione, il deflusso di erbicidi e pesticidi nelle acque sotterranee e i pericoli delle coltivazioni monocultura. Questi fattori dovrebbero essere esaminati prima di accettare i prodotti di “carne senza carne” come una panacea, continua McQuillen, e gli investitori devono monitorare i rischi a mano a mano che il business delle proteine di origine vegetale cresce.