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Bce, per Lagarde parola d’ordine anti-Covid è PEPP. Ma euro e Borse snobbano regalo di Natale, pesano rumor dividendi banche

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Nuovi prestiti a tassi ultra-agevolati per le banche, potenziamento del QE pandemico di 500 miliardi di euro, altre quattro aste PELTRO nel 2021, conferma del programma tradizionale di acquisti di asset e anche un riferimento al tasso di cambio, per avvertire chi è troppo bullish sull’euro di fare magari qualche passo indietro evitando, di conseguenza, di creare una situazione di Super-euro.
Christine Lagarde, numero uno della Bce, annuncia il potenziamento del QE pandemico PEPP nell'ultima riunione della banca centrale del 2020Come previsto, la Bce di Christine Lagarde ha fatto ai mercati e alle economie dell’Eurozona un grande regalo di Natale, andando anche oltre le previsioni degli analisti, che avevano stimato il potenziamento di quelle due misure che sono state reputate particolarmente efficaci dalla stessa istituzione: il QE pandemico e il piano di prestiti TLTRO alle banche.

Il regalo di Natale non è stato però accolto con entusiasmo dall’azionario. Alcune dichiarazioni arrivate da Lagarde non hanno convinto: sicuramente non hanno convinto chi fa trading sul forex, visto che l’euro ha accelerato il passo nonostante la numero uno della Bce abbia sottolineato l’intenzione di monitorarlo molto attentamente, per gli effetti che le sue variazioni hanno sulle prospettive di inflazione.
Lagarde ha ribadito però anche il fatto che la banca centrale non ha in mente un preciso tasso di cambio. Di conseguenza la moneta unica è tornata a superare la soglia di $1,21, al massimo dal 2018.
Nessuna percezione di aver ricevuto un regalo neanche da parte delle borse, che sono condizionate tuttavia oggi anche dalla riunione del Consiglio europeo a Bruxelles e dal tarlo eterno della Brexit. Spread BTP-Bund in rialzo oltre quota 118 punti base, a conferma della reazione cauta del mercato dei debiti sovrani.

Pepp potenziato di 500 miliardi, ma ‘non bisogna utilizzarlo tutto’

Evidentemente, è mancato l’effetto sorpresa. Il potenziamento del PEPP era già atteso, nel suo stesso ammontare, pari a 500 miliardi di euro, per un valore complessivo che è salito di conseguenza a 1,85 trilioni di euro. La Bce ha anche allungato la scadenza del piano, il che significa che gli acquisti di asset continueranno almeno fino alla fine di marzo del 2022 (il termine precedente era stato fissato a giugno dell’anno prossimo) e, comunque, fino a quando si potrà parlare di fine pandemia.
A tal proposito, Lagarde ritiene che nell’area euro l’immunità di gregge potrebbe essere raggiunta alla fine del 2021, grazie ai vaccini anti Covid-19.
Alcune dichiarazioni sono state però poco convincenti, come quella secondo cui non è poi necessario che la dotazione del PEPP venga utilizzata completamente.  Detto questo, la stessa potrà essere ricalibrata in qualsiasi momento, così come anche tutti gli strumenti a disposizione della Bce.
Ancora: il fatto che i tassi di interesse siano stati lasciati invariati non significa che una loro riduzione sia ormai esclusa. E’ dallo stesso comunicato della Bce che emerge infatti – ha fatto notare Lagarde – che i tassi rimarranno ai valori attuali o anche più bassi, almeno fino a quando la Bce non vedrà le prospettive di inflazione “convergere saldamente su un livello sufficientemente prossimo ma inferiore al 2% nel suo orizzonte di proiezione, e tale convergenza non si rifletterà in maniera coerente nelle dinamiche dell’inflazione di fondo”.
A tal proposito, la banca centrale si è trovata costretta a rivedere al ribasso le stime sull’ inflazione dell’Eurozona del 2020 e del 2022, così come a tagliare le previsioni sulla ripresa del Pil dell’area del 2021.
Positiva invece la notizia della revisione al rialzo delle stime sul Pil di quest’anno, previsto sempre crollare ma a un ritmo meno drammatico rispetto all’outlook di settembre.

Mistero su ripristino dividendi banche, a Milano male UniCredit, Intesa & Co

Rispondendo alla domanda di un giornalista, Christine Lagarde ha detto che la Bce non ha discusso oggi dei dividendi delle banche.
Sicuramente anche questa non è una bella notizia, visto il tema scottante che interessa tutta la comunità finanziaria.
Sono passati mesi da quando la Bce, per incentivare le banche a erogare prestiti all’economia reale, ha imposto lo stop all’erogazione delle cedole al sistema finanziario: è da marzo, per la precisione, che gli azionisti delle banche sono a bocca asciutta, fattore che ha allontanato dal comparto anche i potenziali investitori, consapevoli della dieta sui dividendi.
Una decisione ufficiale dovrebbe arrivare nelle prossime ore, ma le indiscrezioni non sono affatto di buon auspicio, motivo che spiega il calo delle banche. A Piazza Affari UniCredit perde più dell’1%, Intesa SanPaolo -0,75%, Banco BPM e Bper cedono più dell’1,5%.
In Europa, il sottoindice dei titoli bancari Euro Stoxx Banks Index ha accelerato al ribasso nel pomeriggio, cedendo oltre -2,5%, dopo essere affondato del 22% dall’inizio dell’anno.
D’altronde Bloomberg ha riportato in un articolo alcuni rumor secondo cui la Banca centrale europea, con l’appoggio della Commissione europea, potrebbe decidere di estendere il divieto alla distribuzione dei dividendi imposto alle banche e, più in generale, al comparto finanziario, di altri sei mesi.
Soprattutto Bruxelles sarebbe contraria a consentire alle banche di ripristinare l’erogazione dei dividendi a favore degli azionisti, visto che i problemi provocati dalla pandemia persistono, così come persistono i problemi di liquidità a carico di famiglie e imprese.
In particolare, un funzionario senior dell’Unione europea si è così espresso: “Non è logico permettere la distribuzione di dividendi, visto che la strategia in questo momento è quella di portare le banche a servire l’economia con l’erogazione dei prestiti”.
Favorevole alla proroga del bando lo stesso Ed Sibley, vice governatore della Banca centrale di Irlanda ed esponente del consiglio di vigilanza della Bce sulle banche.
A suo avviso, la continua incertezza provocata dalla pandemia del coronavirus, unita al bisogno di preservare capitale per i prestiti e anche alla necessità di tutelare la reputazione delle banche, indica come ci siano tutti gli elementi per avallare l’estensione dello stop ai dividendi (e alle operazioni di buyback).

Il commento dell’analista sulla riunione della Bce

Così ha commentato la riunione della Bce, l’ultima del 2020, Andreas Billmeier, sovereign research analyst di Western Asset (Franklin Templeton):
“Oggi la BCE ha dato un messaggio chiaro: vogliamo evitare che le acque si agitino. L’estensione del PEPP di nove mesi è maggiore di quanto i mercati si aspettassero, e significa che la BCE è disposta a spendere fino a ulteriori 500 miliardi di euro per contrastare l’impatto del Covid-19. Questo, insieme ad ulteriori operazioni di finanziamento delle banche a tassi straordinariamente bassi, dovrebbe a nostro parere mitigare le preoccupazioni sul destino dell’Europa. Ciò è riflesso anche nella leggera estensione del periodo di reinvestimento e nelle decisioni riguardo i collaterali e i prestiti idonei per i programmi TLTRO e PELTRO, così come per le linee swap e repo. Allo stesso tempo, crediamo che il non aver esteso l’Asset Purchase Programme (APP), insieme alla minor quantità di acquisti medi mensili ricompresi nel PEPP aggiuntivo, segnala in maniera evidente il desiderio della BCE di ridurre il ritmo degli acquisti. La BCE dunque ha voluto ribadire ancora il suo voler essere una mano amica e di supporto per i propri stati membri, anche se la reazione dei mercati è stata piuttosto contenuta dopo le dichiarazioni. La BCE vuole mostrarsi come una banca centrale che sta cercando di ridurre l’incertezza nel settore privato, allo stesso tempo mantenendo le condizioni finanziarie al loro livello attuale, cosa che oggi è riuscita a fare”.