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Bce e PEPP, Christine Lagarde con le mani legate? Tra le priorità evitare brusche vendite sui bond (leggi anche BTP) che ha finora blindato

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E’ il BCE Day ed è anche lo US inflation report Day: quanto verrà annunciato dalla Bce – soprattutto in merito al ‘destino’ del suo bazooka anti-Covid PEPP – e dal dipartimento del Lavoro americano, in merito al trend dell’inflazione made in Usa, determinerà il trend delle sedute a venire.
Vedi Trend asset in attesa degli eventi

Cruciali i due market mover, in un momento in cui si parla di rischio tapering in Usa da parte della Fed, sulla scia della minaccia rappresentata da un’economia forse fin troppo in ripresa dalla crisi pandemica.
In Eurozona è ancora prematuro parlare di tapering, e le rassicurazioni arrivate dai funzionari di Francoforte sono state tante: il QE pandemico di Christine Lagarde è dunque più blindato delle misure straordinarie lanciate da Jerome Powell & Co.
In questo senso Lagarde, in tempi di maggiore inflazione, potrebbe anche essere costretta in qualche modo a impedire in primis che un minimo atteggiamento da falco o interpretato come tale possa dare il via a bruschi sell off sulle obbligazioni, sia corporate sia del debito sovrano.
D’altronde, scopo del PEPP è stato proprio blindare i titoli emessi dalle società e dai governi (leggi sotto report Fineco Asset Management)
A proposito di BTP e di spread BTP-Bund, vale la pena segnalare il recente articolo del Financial Times, che ha parlato dell’assist che il presidente del Consiglio Mario Draghi continua a dare alla carta italiana, con i gestori che non sembrano più temere ora i titoli di stato made in Italy. Tanto che qualcuno ha definito Draghi anche il Re Mida dei bond.

Messaggio Bce (e anche Fed): niente tapering, ma è davvero così?

La paura dei mercati è sempre la stessa: che le banche centrali drenino quella liquidità a cui sono ormai abituati da anni.
Cosa aspettarsi dalla giornata di oggi?
Il primo annuncio ‘clou’ della giornata di oggi, giovedì 10 giugno, arriverà alle 13.45 ora dalla Bce, dopo la riunione del Consiglio direttivo. Nessuna variazione sui tassi dell’area euro, che dovrebbero essere lasciati invariati.
Già nel comunicato relativo all’annuncio, la Bce darà indicazioni sul PEPP, il piano di acquisto di asset lanciato come misura anti-pandemica lo scorso anno, che comporta acquisti mensili per un valore di 80 miliardi di euro.
In realtà i dati relativi all’inflazione di maggio hanno messo in evidenza un’impennata dell’inflazione in Eurozona al di sopra del target della banca centrale europea. Tuttavia Christine Lagarde & Co hanno sempre precisato la natura transitoria, a loro avviso, del balzo dell’inflazione (così come sta facendo tuttora il numero uno della Fed, Jerome Powell).
E così, tra gli analisti, c’è chi, come Alberto Gallo, gestore del fondo Algebris Global Credit Opportunities Fund, crede che non ci sarà ancora alcuna discussione sul tapering da parte della Bce:
“Crediamo che la riunione della Bce di giovedì fornirà sostanziali aggiornamenti sulle proiezioni di crescita, mentre i cambiamenti alle previsioni di inflazione saranno probabilmente attenuati. Il tapering non sarà discusso in questa riunione: se l’impegno ad acquistare ad un ritmo ‘significativamente più alto’ fosse attenuato, si tratterebbe di un cambiamento aggressivo, che non ci aspettiamo ancora”, ha commentato Gallo, secondo il quale però gli acquisti del terzo trimestre potrebbero essere ridotti a fronte di un’emissione stagionale più debole – senza implicazioni più aggressive, ‘da falco’‘.
Detto questo, non è escluso che alla fine la Bce inizi a discutere di riduzione di PEPP nei prossimi mesi, magari contestualmente a quanto farà la stessa Federal Reserve, a fronte di un’economia Usa non tornata del tutto ai livelli pre-pandemia ma comunque molto forte.
Qualche analista ha citato anche il disastro dell’asta Bund a 15y tra le ragioni che renderebbero prematuro parlare almeno oggi di tapering da parte della Bce.
Anche Goldman Sachs ha snocciolato la preview Bce qualche giorno fa: “sebbene i funzionari della Bce rimarranno probabilmente cauti riguardo all’outlook di breve termine sul trend della pandemia”, hanno scritto gli analisti, le attese sono di una “revisione al rialzo notevole delle stime sulla crescita” del Pil dell’area euro e, anche, “di un tono più costruttivo durante la conferenza stampa” di Lagarde, che avviene di norma alle 14.30, dopo l’annuncio sui tassi.
LEGGI PREVISIONI GOLDMAN SU PIL, INFLAZIONE, PEPP.
Sul fronte del PEPP, “considerata l’emissione (di debito), che nel terzo trimestre dovrebbe essere inferiore (rispetto agli altri trimestri) a causa di motivi di natura stagionale, e tenendo in considerazione il miglioramento dell’outlook, prevediamo che la Bce rallenterà gli acquisti degli asset dagli 80 miliardi al mese, in media, del secondo trimestre, a 75 miliardi di euro nel terzo trimestre – si legge nel report di Goldman Sachs – Prevediamo inoltre che il Consiglio (direttivo della Bce) si atterrà alla promessa di continuare a effettuare acquisti a un ritmo ‘significativamente più alto’ rispetto a quello che ha caratterizzato l’inizio dell’anno, al fine di allontanare le preoccupazioni legate al tapering”.
LEGGI ANCHE OUTLOOK BCE DI PIMCO E BLACKROCK

Report Fineco. Fondamentale per Bce evitare sell sui bond

Dello stesso avviso il team Investimenti di Fineco Asset Management:
“La riunione della BCE di oggi (10 giugno) – si legge nella nota – si preannuncia importante per determinare la direzione dei rendimenti delle obbligazioni in Europa. Con il miglioramento dei dati economici e l’aumento dell’inflazione in Europa negli ultimi mesi, tali rendimenti sono saliti rapidamente. La debolezza delle obbligazioni ha implicazioni indesiderate che interferiscono con la trasmissione della politica monetaria accomodante della BCE, in quanto i costi dei prestiti aumentano, e impatta anche le altre asset class, dato che il tasso privo di rischio offerto dalle obbligazioni core inizia a tornare verso un rendimento positivo. Ciò che è interessante è che sebbene la pandemia abbia portato a nuovi minimi estremi nei rendimenti obbligazionari, il contesto europeo anche prima della pandemia si caratterizzava per i rendimenti negativi e il sentiment debole sulla crescita”.
“Oggi – continuano gli esperti di Fineco – con l’Europa che emerge da un blocco autoimposto all’attività economica e spera in una ripresa stile ruggenti anni 20 della domanda e dell’attività dei consumatori, la vera sorpresa potrebbe essere che i rendimenti obbligazionari non siano aumentati ulteriormente e che si trovino a questi livelli. C’è molto più ottimismo ora di quanto non ce ne fosse prima o durante la pandemia e tuttavia, poiché le obbligazioni sono oggi uno strumento della politica monetaria piuttosto che un suo indicatore, restano ancora a livelli molto bassi per gli standard storici. Il motivo principale per cui le obbligazioni non hanno perso ulteriore terreno è stato perché la politica di acquisto da parte della Banca Centrale Europea è stata costante. I commentatori e gli investitori guarderanno alla conferenza stampa di Christine Lagarde per verificare se l’impegno all’acquisto di obbligazioni rimarrà solido e fermo come in passato. La prova per la BCE è che, avendo alzato la posta, risulta ora molto difficile uscire dalla posizione accomodante, anche se lo volesse. Così, all’Eurotower si muovono su una linea sottile tra comunicare ottimismo per la ripresa economica e assicurarsi che quello stesso ottimismo non scateni una serie di vendite sull’obbligazionario. Poiché l’inflazione rimane elevata, questo gioco di equilibrio diventa più difficile”.
“Nelle ultime settimane – continua il report – abbiamo assistito a una lunga serie di interventi e commenti. Alcuni membri alll’interno della BCE, notoriamente poco accomodanti, come Klaas Knot, hanno usato toni sorprendentemente accomodanti, probabilmente riflettendo la preoccupazione all’interno della banca che qualsiasi commento poco attento da parte dei ‘falchi’, con un’inflazione più alta, possa portare a una brusca e indesiderata ondata di vendite delle obbligazioni (dunque, nel caso specifico dell’Italia, dei BTP). Avendo preso il controllo dei rendimenti obbligazionari in una certa misura tramite gli acquisti, è ora responsabilità della BCE mantenerlo. Ci aspettiamo quindi che la BCE confermi un tasso di acquisti attraverso il programma PEPP (Pandemic Emergency Purchase programme) di 80 miliardi di euro al mese. Se però la BCE inquadrasse questo approccio in un contesto non vincolante per il futuro, allora questo potrebbe interpretarsi come un “non-tapering” da falchi o comunque un atteggiamento non così accomodante. In un’inversione di ruoli, mentre i ‘falchi’ della BCE suonano come ‘colombe’, le colombe hanno mostrato la loro parte aggressiva, con il membro della BCE Isabel Schnabel che sostiene che i rendimenti più alti riflettono un’economia più robusta, pur avvertendo che ciò richiede ancora una politica monetaria accomodante. Anche la stagionalità ha un ruolo importante in questo caso, con l’emissione di obbligazioni tipicamente più bassa nel terzo trimestre, dato che gli uffici del debito nazionale completano gran parte della loro offerta di debito in anticipo. Questo dà più margine di manovra alla BCE per comprare meno, anche se ciò comunicherebbe un approccio da ‘falchi’ non particolarmente utile”.
In conclusione, “la nostra opinione è che la BCE rimarrà accomodante e continuerà a impegnarsi sugli acquisti, nei termini di acquisti significativamente più alti ma riducendo in realtà gli acquisti veri e propri sul campo. Sarebbe controproducente per l’Eurotower annunciare un tapering ufficiale, in quanto ciò non farebbe che esacerbare la vendita delle obbligazioni a cui abbiamo già assistito. Pertanto, le obbligazioni saranno sostenute dalla BCE anche con un tasso di inflazione più alto. Questo dovrebbe continuare ad aiutare asset class come le obbligazioni legate all’inflazione“.

Inflazione Usa: prezzi al consumo a nuovo record, fino a +5%?

L’altro grande market mover di oggi sarà diramato alla stessa ora in cui Christine Lagarde, numero uno della Bce, darà il via alla consueta conferenza stampa successiva all’annuncio dei tassi.
Da segnalare che il dato di aprile relativo all’inflazione Usa aveva rinfocolato i timori dell’inflazione, in quanto salito del 4,2%, al ritmo più veloce dal 2008.
Per l’indice dei prezzi al consumo di maggio, gli economisti intervistati da Dow Jones prevedono un’accelerazione ulteriore, pari a +4,7% su base annua, superiore al +4,2% di aprile, e dunque al nuovo record dal 2008.
Il consensus per la componente core dell’indice dei prezzi al consumo – che esclude i prezzi dei beni energetici e dei beni alimentari – è per una crescita su base annua del 3,5%, al ritmo record in 28 anni.
Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics, ha detto dal canto suo di prevedere un rialzo del CPI (indice prezzi al consumo) pari a +0,6% su base mensile, per la componente core, e una crescita su base annua (della stessa componente core) pari a +3,65%.
E “L’ultima volta che il dato fu così alto fu nel luglio del 1992”, ha fatto notare.
C’è poi chi paventa un boom dell’inflazione fino a +4,9%, come Diane Swonk, responsabile economista presso Grant Thornton (rispetto al +4,2% di aprile), sulla scia del boom degli affitti e anche, complici le riaperture dell’economia per effetto dell’accelerazione delle vaccinazioni, dei biglietti aerei e dei prezzi degli hotel.
E tuttavia, BlackRock ritiene che “sia la Fed che la Bce confermeranno il loro approccio accomodante”. Nel caso della Fed, secondo gli esperti la banca centrale Usa, almeno per ora, “neanche inizierà a discutere in merito all’opportunità di avviare un tapering del suo QE, e una eventuale discussione alla fine di quest’anno non significa che un rialzo dei tassi dal livello vicino allo zero sia vicino. La possibilità che ci sia poi un tapering nell’area euro – o una normalizzazione della politica monetaria – è a nostro avviso ancora più debole”
Per ora i mercati americani, in particolare i Treasuries Usa, non sono di fatto eccessivamente intimoriti dal trend delle pressioni inflazionistiche. Tutt’altro, visto che proprio ieri, alla vigilia della pubblicazione dell’inflazione prevista per oggi, i tassi dei Treasuries a 10 anni sono scesi sotto della soglia dell’1,5% per la prima volta dal 7 maggio scorso.