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Banche italiane le meno esposte in Europa al rischio Turchia, ma Unicredit va di nuovo KO

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Ancora le banche protagoniste del ribasso di Piazza Affari che avvia il giro di boa di questa seduta cedendo oltre 1 punto percentuale. Unicredit perde circa il 4,5%, UBI Banca il 3,3%, Mediobanca il 3,76%, Intesa Sanpaolo il 2,4%, Bper il 2,24%, BPM cede oltre il 3 per cento.

 

A preoccupare oltre il rischio Italia legato alla legge di bilancio, anche l’esposizione europea alla Turchia. E infatti, come riportato dal Financial Times, la Bce sarebbe preoccupata per l’esposizione di alcune banche dell’area euro verso la Turchia, e tra queste il quotidiano cita proprio Bbva, Bnp Paribas e UniCredit.

 

A tal proposito, secondo quanto emerso dal bollettino trimestrale della Banca dei regolamenti, alla fine del 2017 le banche italiane erano esposte nei confronti della Turchia per 16,8 miliardi di dollari con ulteriori 5 miliardi di dollari di potenziale esposizione determinati da contratti in derivati, estensione di garanzie e linee di credito. Quello che emerge però è che le banche italiane sono le meno esposte.

 

Infatti l’esposizione complessiva delle banche europee in Turchia ammontava, sempre a fine 2017, a 264,7 miliardi di usd (330 miliardi considerando altre esposizioni potenziali come i derivati e le estensioni di garanzie).

 

Ad avere il primato di esposizione alla Turchia sono le banche spagnole, con Bbva, che oggi cede circa il 4% e che detiene la Garanti bank, terza banca turca. Infatti sull’esposizione totale spagnola la metà è in valuta locale a differenza delle altre banche estere che hanno una modesta esposizione in lira turca (per le banche italiane solo 264 milioni di dollari).

 

Notevole anche l’esposizione delle francesi per oltre 37 miliardi, seguite da quelle inglesi per 18,7 miliardi, USA con 17,7 miliardi e Germania 17,4 miliardi. Come abbiamo detto le italiane risultano le meno esposte del gruppo con 16,8 miliardi.

 

E basta dare un’occhiata all’Euro Stoxx Banks per comprendere l’entità della crisi. L’indice europeo infatti cede oltre il 2,5% e intende dunque confermare la rottura dell’importante supporto statico collocato a 110 punti, prendendo di mira il supporto a 105 e 102,6 punti (dove passa il ritracciamento di Fibonacci del 61,8%).

Tra le italiane dunque è Unicredit quella più esposta (che controlla la turca Yapi Kredi) e che anche oggi paga pegno, cedendo come abbiamo detto quasi il 5%. Graficamente il break dei 13,44 euro di oggi in chiusura sarebbe un segnale negativo con target finale la fascia di prezzo tra 12,28 euro (dove passa il ritracciamento del 61,8% di Fibonacci di tutto l’up trend avviato a luglio del 2016) e i 12 euro. Al rialzo invece, un recupero di forza si avrebbe solo sul ritorno al di sopra dei 14 euro, con chiusura del gap down.

Per Mediobanca comunque il calo di Unicredit risulta eccessivo poiché la sensibilità del Cet1 è -2 pb per un 10% di deprezzamento della lira turca e -1bp per un +100 pb di rendimento dei bond turchi. Dato che Yapi vale il 7% dell’utile per azione 2019 di Unicredit stimato da Mediobanca, l’impatto negativo sul Cet1 della banca italiana è limitato a 3-4bps.