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Attacco impianti Saudi Aramco, l’Ipo rischia di tornare a essere ancora un miraggio

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L’Ipo di Saudi Aramco rischia di slittare ancora: è quanto ha riportato il Wall Street Journal, sulla base di alcune indiscrezioni vicine al dossier. L’attacco che è stato sferrato sabato 14 settembre contro le due maxi raffinerie del colosso petrolifero, rischia di far saltare ancora i piani del Regno saudita (che controlla il gruppo). La parola “ancora” è d’obbligo, se si considera che l’Ipo è stata più volte posticipata e, a un certo punto, data anche in forse.

Riuscire a vendere sul mercato una fetta di Saudi Aramco viene considerato obiettivo cruciale per Riad, in particolare per i piani del principe Mohammed bin Salman, volti a diversificare l’economia saudita, al fine di renderla meno dipendente dal fatturato ricavato con le vendite di petrolio.

A ostacolare la quotazione, finora, sono stati i diversi interrogativi sulla valutazione da attribuire al colosso, numero uno al mondo nel settore.

Saudi Aramco punta a essere valutata in toto $2 trilioni; questo significa che, piazzando sul mercato l’1% del suo capitale, l’Ipo varrebbe 20 miliardi di dollari, un ammontare enorme per il mercato locale.

In generale, analisti e banchieri ritengono che una valutazione complessiva di 1,5 trilione di dollari sarebbe più a portata di mano.

Ipo Saudi Aramco: un miraggio?

Proprio lo scorso martedì 10 settembre, l’AD del gruppo Amin Nasser aveva reso noto che l’Ipo di Saudi Aramco sarebbe avvenuta sulla borsa di Riyad, aggiungendo di essere pronto a considerare anche un’offerta di azioni sui mercati internazionali.

Il neo ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita, Abdulaziz bin Salman, aveva sottolineato sempre la scorsa settimana, che il Regno stava puntando a realizzare l’Ipo di Aramco “il prima possibile”.

Il problema è che, con gli attacchi sferrati agli impianti di Aramco, lo scorso sabato, è cambiato tutto (e non solo per la società in questione, ma per l’intera produzione globale di petrolio crude.

Si tratta, c’è da dire, anche delle operazioni di sbarco in borsa tra le più incerte degli ultimi anni, se si considerano i continui dubbi sulla sua realizzazione, che si sono presentati più volte dall’inizio dello scorso anno. A un certo punto, alcuni rumor avevano segnalato anche che probabilmente l’Ipo non ci sarebbe stata più.

Tornando ai problemi attuali di Saudi Aramco, nelle ultime ore da S&P Global Platts è arrivata anche la dichiarazione di un esperto, che ha affermato che l’attacco ha praticamente azzerato la capacità disponibile di petrolio del mondo.

L’attacco contro le raffinerie ha messo di fatto KO una produzione di circa 5,7 milioni di barili al giorno, la metà circa dell’offerta saudita, pari al 5% circa delle forniture di petrolio a livello mondiale.

La domanda è quando questa produzione venuta improvvisamente a mancare potrà ritornare sul mercato. Secondo alcune fonti vicine al colosso, potrebbero volerci mesi.

D’altronde, si sta parlando qui di maxi raffinerie: esattamente l’impianto di Abqaiq situato in Buqyaq e quello di Khrurais (colpiti, stando a Gulf News, rispettivamente alle 3.31 e 3.42 ora locale di sabato 14 settembre).

Saudi Aramco descrive l’impianto di Abqaiq come “il principale impianto di stabilizzazione di petrolio crude al mondo”, mentre Khurais è considerato il secondo impianto petrolifero dell’Arabia Saudita.

Con tutti i guai a cui deve pensare il gigante, non è così improbabile che il sogno di sbarcare in Borsa torni di nuovo in soffitta.