Questo metallo sta salendo ai massimi da 14 anni. E non è l’oro
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Il prezzo dell’argento è tornato sotto i riflettori internazionali, attirando sempre più attenzione tra investitori, analisti e operatori del mercato. Negli ultimi giorni, il metallo ha raggiunto quotazioni che non si vedevano da 14 anni, avvicinandosi alla soglia psicologica dei 40 dollari l’oncia. Un livello che non si toccava dal lontano 2011.
Nelle scorse ore, il prezzo spot è salito di quasi il 2%, portandosi intorno ai 39,57 dollari sul mercato Comex di New York, mentre a Londra ha toccato i 39,13 dollari. Una performance solida che si aggiunge al +4% registrato la settimana precedente e che porta il guadagno da inizio anno a circa il 35%. Solo nell’ultimo mese, l’argento ha messo a segno un rialzo del 6%, superando persino l’oro, che nello stesso periodo ha guadagnato il 28%.
Ma cosa sta alimentando questa corsa? Le ragioni sono molteplici e intrecciate tra loro.
Investitori alla ricerca di alternative all’oro
Una prima spiegazione risiede nel comportamento degli investitori, che stanno cercando alternative al metallo giallo. Con l’oro ormai vicino ai suoi massimi storici – intorno ai 3.500 dollari l’oncia – l’argento viene visto come una soluzione più accessibile, ma comunque affidabile per proteggersi dall’inflazione e dall’incertezza economica.
A contribuire al rally ci sono anche gli investimenti nei fondi ETF legati all’argento, che hanno visto afflussi record. Solo nei primi sei mesi dell’anno, secondo i dati, gli ETF hanno accumulato circa 95 milioni di once, pari a 2.570 tonnellate. Questo fenomeno ha ridotto la disponibilità di argento fisico sul mercato, rendendolo più difficile da ottenere e alimentando la pressione sui prezzi.
A Londra, ad esempio, il lease rate dell’argento – ovvero il tasso d’interesse richiesto per prendere in prestito il metallo – è salito oltre il 6%, un chiaro segnale di scarsa disponibilità fisica. Secondo il Silver Institute, il mercato dell’argento è in deficit per il quinto anno consecutivo, con la domanda che supera sistematicamente l’offerta.
La variabile politica: i dazi USA sul Messico
Oltre agli aspetti finanziari e tecnici, anche la geopolitica gioca un ruolo importante. Il Messico, che è il primo produttore mondiale di argento e un fornitore chiave per il mercato statunitense, è finito nel mirino delle politiche commerciali USA. Il presidente Donald Trump ha minacciato l’introduzione di dazi fino al 30% sulle importazioni messicane, nell’ambito di un irrigidimento generale delle relazioni commerciali.
Sebbene l’argento non sia direttamente incluso nell’ultima lista dei metalli critici oggetto di imposte, il timore che venga coinvolto indirettamente (magari a causa del legame con altri metalli come il rame) ha spinto gli investitori a correre ai ripari, accelerando gli acquisti.
Un metallo prezioso ma anche industriale
Va ricordato che l’argento ha una doppia anima: è sia un bene rifugio, come l’oro, sia un metallo industriale. Viene largamente utilizzato in settori strategici come quello dei pannelli solari, dell’elettronica e dei dispositivi informatici. Questo lo rende particolarmente interessante in un momento in cui si guarda alla transizione energetica e al potenziamento delle infrastrutture digitali.
Cosa aspettarsi ora dall’argento?
Gli analisti restano moderatamente ottimisti, anche se invitano alla prudenza. Alcuni sostengono che, in caso di ulteriori tensioni commerciali o sorprese macroeconomiche, l’argento potrebbe puntare verso i 45-50 dollari. Tuttavia, segnalano anche che la volatilità resta elevata e che un’inversione del trend non è da escludere, soprattutto se le pressioni sul dollaro si attenuano o se le politiche monetarie dovessero cambiare direzione.
In sintesi, l’argento continua a brillare. E lo fa non solo grazie alla sua storica funzione di bene rifugio, ma anche perché oggi è parte integrante di un’economia globale sempre più tecnologica, incerta… e affamata di metalli.