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Argentina: per Fernandez è già in default, nuovo crollo della Borsa. Fmi atteso a Buenos Aires

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Argentina sull’orlo del baratro. Ieri la Borsa di Buenos Aires ha lasciato sul parterre 10 punti percentuali, dopo che settimana scorsa è arrivata a segnare un tonfo del 38% in una sola seduta. Le tensioni speculative sono evidenti guardando il credit default swap (cds), che ieri è schizzato di 319 punti base a 2.669 punti rispetto a venerdì scorso. Un livello che suggerisce come i mercati prezzano ora una probabilità dell’86% che il paese non adempia ai propri obblighi sul debito.

Fernandez: il paese è già in condizioni di default
Per il peronista di centrosinistra Alberto Fernandez, che alle primarie ha sconfitto l’attuale presidente Mauricio Macri e con questa vittoria in tasca corre alle elezioni del 27 ottobre, il paese è virtualmente già in default. In una intervista a Clarìn ha detto: “Esiste una sola realtà incontrovertibile ed è che l’Argentina in queste condizioni non è in grado di pagare gli obblighi assunti”. E ancora: “Dobbiamo capire che siamo praticamente in condizioni di default, ed è per questo che i bond argentini valgono quello che valgono, perché il mondo si rende conto che non può essere pagato”. Fernandez non esclude la possibilità di negoziare le condizioni con i singoli creditori, come già successo nel 2001 (quando venne richiesto uno sconto del 75%). Già in campagna elettorale per le primarie, il peronista aveva espresso alcune idee piuttosto radicali, come il ripristino dei controlli sui capitali e il rilancio della crescita attraverso l’allentamento della politica fiscale e monetaria.

Pronta nuova missione dell’Fmi
Il Fondo monetario internazionale sta monitorando attentamente la situazione in Argentina e fa sapere che invierà presto una delegazione a Buenos Aires. Intanto il nuovo ministro dell’economia, Hernan Lacunza, che ieri ha assunto l’incarico, ha assicurato che nonostante l’adozione di un piano anticrisi (tra le misure un aumento del 25% del salario minimo e un taglio delle tasse, Leggi QUI), il governo argentino rispetterà gli obiettivi di politica fiscale concordati con l’Fmi in cambio del prestito da 57 miliardi di dollari ricevuto lo scorso anno.

Argentina, che fare per gli investimenti?
Il mercato teme che Fernandez possa vincere a mani basse nel voto del 27 ottobre, mettendo a rischio il proseguimento dell’ortodossia politica perseguita da Macri. “Il nostro scenario di base prevede la vittoria di Fernandez in ottobre e la successiva inversione delle riforme economiche attuate da Macri negli ultimi quattro anni – confermano da Amundi – Vediamo un contesto difficile per l’Argentina, con la probabilità che la ristrutturazione sia relativamente alta nei prossimi anni”. Questo scenario, secondo la casa d’affari francese, dovrebbe indurre gli investitori a riconsiderare l’Argentina come caso di investimento. I prezzi attuali delle obbligazioni riflettono già una probabilità di insolvenza superiore al 70% nei prossimi tre anni.

Effetto contagio nell’area dei mercati emergenti?
L’Argentina è un’economia chiusa, quindi l’impatto economico diretto sull’area dei mercati emergenti e a livello globale dovrebbe essere molto limitato, secondo gli esperti di Amundi. “Il principale partner commerciale è il Brasile, ma è improbabile che lo stress finanziario in Argentina produca alcun impatto negativo rilevante – sostengono – L’unico impatto significativo (indiretto) potrebbe essere sul mercato della soia (già influenzato dalle guerre commerciali tra Cina e Stati Uniti), che è il prodotto più esportato del Brasile. Anche il contagio finanziario è limitato perché il peso dell’Argentina negli indici è piuttosto modesto (circa il 2% nell’indice EMBI Global e lo 0,3% nell’indice MSCI EM)”.