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Shock in UK dopo rivelazioni su Operation YellowHammer. Con no-deal Brexit crisi in stile Venezuela, Corbyn alla carica

I timori rinfocolati con il dossier YellowHammer hanno scatenato intanto la pronta reazione del leader del partito laburista che, stando a quanto riportato dalla BBC, ha tuonato contro il partito …

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L’incubo no-deal Brexit torna protagonista nel Regno Unito, dopo le rivelazioni scioccanti del Sunday Times sull’Operation Yellowhammer, Operazione Zigolo Giallo in italiano.

Operation Yellowhammer è il nome in codice del dossier che Downing Street ha stilato per prepararsi al worst case scenario, ovvero al peggiore degli scenari possibili paventato per il paese: quello, appunto, di un no-deal Brexit, ovvero di un’uscita del Regno Unito dall’Ue, il prossimo 31 ottobre, che avvenga senza che sia stato raggiunto un accordo tra Londra e Bruxelles.

Lo stesso premier Boris Johnson ha ribadito più volte la volontà di traghettare il paese dall’orbita Ue alla scadenza del nuovo termine concordato, anche in mancanza di un’intesa sulla Brexit.

Il contenuto del rapporto Operation Yellowhammer a cui il quotidiano britannico è riuscito ad accedere sciocca, soprattutto laddove elenca le conseguenze che il Regno Unito sarebbe costrette ad affrontare in caso di no-deal Brexit.

Lo scenario paventato è da crisi venezuelana, visto che il paese, secondo il dossier, finirebbe per capitolare sotto il peso di una situazione di emergenza e panico, fomentata dalla scarsità che si verrebbe a creare di carburante, alimenti freschi – e dunque dal conseguente naturale boom dei prezzi che ne conseguirebbe- , dalla difficoltà a reperire medicinali specifici e dal caos che colpirebbe, anche, le banche, che non riuscirebbero a soddisfare tutte le richieste dei clienti.

Le rivelazioni del Sunday Times hanno provocato non poche irritazioni negli ambienti governativi e lo stesso premier Boris Johnson è intervenuto per rassicurare il popolo britannico.

Nel confermare che il Regno Unito è pronto a fronteggiare una no-deal Brexit il prossimo 31 ottobre, in caso di mancato accordo Johnson ha sottolineato, anche che, entro quella data, il paese sarà pronto ad intervenire, qualsiasi evenienza dovesse presentarsi.

“Non sto facendo finta che gli ostacoli non ci siano – ha detto – Ci sono, come ho detto anche a Downing Street. Ma non ho alcun dubbio sul fatto che possiamo farci trovare pronti, se ci concentreremo tutti sul da farsi”.

Boris Johnson è convinto tra l’altro che, alla fine, Bruxelles sarà costretta ad accettare un compromesso soprattutto sulla questione del backstop irlandese, che continua a confermarsi Pomo della discordia tra le controparti.

Toccherà insomma a Bruxelles agire per prevenire lo scenario di un no-deal Brexit, a suo avviso.

In attesa degli incontri con la cancelliera tedesca Angela Merkel e con il presidente francese Emmanuel Macron, in calendario verso la fine di questa settimana, l’ex sindaco di Londra lo ha detto chiaro e tondo:

“Beh, (sulla possibilità che ci siano progressi nelle trattative, in occasione di questi incontri), molto dipenderà dai nostri amici. E io spero che accettino un compromesso. Hanno visto che il parlamento britannico ha bocciato tre volte l’accordo di divorzio (Withdrawal Agreement), che così come è il backstop non funziona, che si tratta di qualcosa di non democratico, e per questo mi auguro che decidano di scendere a un compromesso. Allo stesso tempo, noi saremo pronti a uscire (dall’Ue) il 31 ottobre”.

I timori rinfocolati con il dossier YellowHammer hanno scatenato intanto la pronta reazione del leader del partito laburista Jeremy Corbyn che, stando a quanto riportato dalla BBC, parlando dal Northamptonshire, ha tuonato contro il partito dei conservatori, proponendo il ritorno alle urne.

Le elezioni generali, ha sottolineato, “rappresentano il cambio di direzione di cui il paese ha bisogno”. Corbyn ha detto che il Regno Unito sta vivendo già una crisi Brexit e ha promesso che farà “quanto necessario” per impedire che si concretizzi lo scenario no-deal, compresa la presentazione di una mozione di sfiducia contro l’esecutivo.

“La nostra offerta – ha detto Corbyn – è di formare un governo di minoranza, al fine di permettere al popolo di scegliere il proprio futuro attraverso lo strumento delle elezioni generali”.

Tornando al dossier YellowHammer, una fonte di Downing Street ha riferito alla BBC che il documento è stato presentato nel corso di una riunione del governo di Johnson convocata nel mese di luglio: si tratta, ha precisato la fonte, di un rapporto comunque vecchio, visto che il suo contenuto è stato stilato dalla precedente amministrazione dell’ex premier Theresa May.

Il clima di incertezza politica è scontato dalla sterlina. Ricardo Evangelista, analista senior di ActivTrades, commenta:

“La sterlina è sotto pressione, dopo aver perso oltre lo 0,1% nei confronti del dollaro USA durante le negoziazioni di lunedì. La Brexit e questioni ad essa connesse continuano ad essere la principale forza trainante per il Pound. Dopo una leggera ripresa alla fine della scorsa settimana, a seguito del rapporto che indica uno sforzo tra le parti per fermare il Primo Ministro Boris Johnson e i suoi piani per una Brexit a tutti i costi, la Sterlina sta perdendo di nuovo terreno. Le perdite derivano da difficoltà nello stabilire un terreno comune per tutte le forze che si oppongono ai piani di Johnson. Molti nel settore democratico, conservatore e liberale si rifiutano di sostenere un potenziale governo di unità nazionale, guidato da Jeremy Corbyn, rendendo così più difficile fermare una Brexit no-deal, il 31 ottobre”.
Alle 15.50 circa ora italiana, il rapporto sterlina-dollaro è sotto pressione, cedendo lo 0,20% circa a $1,2124. La valuta UK è sotto pressione anche nei confronti dell’euro: il rapporto EUR-GBP sale infatti dello 0,30%, a 0,9156.