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Antitrust: Google abusa di posizione dominante tramite Android. Mountain View rischia multa fino a 7,45 miliardi di dollari

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A chiusura di un’inchiesta durata un anno, questa mattina la Commissione europea ha formalizzato a Google di ritenere, in via preliminare, che la compagnia abbia abusato della propria posizione dominante nell’imporre restrizioni ai costruttori di telefoni con il sistema operativo Android. La procedura avviata dalle autorità europee potrebbe portare a una sanzione pari al 10% del fatturato annuale che, alla luce dei 74,5 miliardi del giro d’affari 2015, ammonterebbe a 7,45 miliardi di dollari.

L’accusa contenuta nella “lettera di obiezioni” è di aver limitato la scelta degli utenti privilegiando le sue attività nei servizi alla telefonia mobile per consolidare la leadership nei motori di ricerca. Secondo la Commissione, il motore di ricerca “ha messo in atto una strategia per i dispositivi mobili volta a preservare e rafforzare la propria posizione dominante nel settore della ricerca generica su Internet”. La vicenda di Big G, che per le stesse ragioni è nei guai anche con le autorità Usa, ricalca quanto già accaduto a Microsoft con il sistema operativo Windows.

“Facciamo rispettare le regole antitrust indipendentemente dalla nazionalità”, ha detto la Commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager. Un anno fa, il 15 aprile 2015, Google fu accusata di “abuso di posizione dominante” nell’ambito delle ricerche sul web e fu avviata un’indagine su Android, il sistema operativo che fa funzionare la stragrande maggioranza dei telefoni (circa l’80% stando ai dati della Commissione Ue), per capire se l’installazione delle app di Google fosse stata in qualche modo incentivata.

In particolare, a finire sotto i riflettori è stato Google Search, “preinstallato e impostato come motore di ricerca di default in gran parte dei dispositivi Android venduti in Europa”. Si tratta di pratiche commerciali che, riporta la Commissione, “possono rafforzare ancora di più la posizione dominante di Google Search, indeboliscono la concorrenza di Google Chrome e frenano lo sviluppo di sistemi fondati sul codice open source”.

Tre i punti chiave della contestazione: il fatto che ai produttori venga richiesto di pre-installare Google Search e il browser Chrome e di ‘settare’ Google Search come servizio di ricerca predefinito per poter accedere alle licenze su determinate applicazioni, l’impedimento per i produttori di vendere dispositivi con sistemi concorrenti fondati sul codice “open source” di Android e la concessione di incentivi finanziari condizionati alla pre-installazione di Google Search sui dispositivi.

“Android ha contribuito allo sviluppo di un ecosistema considerevole e, ancora più importante, di un ecosistema sostenibile, basato su un software open source e su un concetto di innovazione aperta”, ha detto Kent Walker, Senior Vice President e General Counsel di Google. “Saremo felici di lavorare con la Commissione Europea per dimostrare che Android è un bene per la concorrenza e per i consumatori”.