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Alert coronavirus riporta spettro recessione anche in Usa: attenti a soglia pericolo Treasuries

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Attenzione a questa soglia clou per rendimenti dei Treasuries Usa a 10 anni: se i tassi decennali dovessero capitolare al di sotto di questo livello, allora sì che i timori sul ritorno di una recessione negli Stati Uniti potrebbero concretizzarsi. E, purtroppo, le cose non stanno andando proprio per il verso giusto, se si considera come i mercati stanno reagendo alla diffusione del coronavirus oltre i confini della Cina, in particolar modo in Italia e Corea del Sud.

“Sicuramente la diffusione del coronavirus inietta un elemento di incertezza nei mercati, sia nel breve termine che nel più lungo termine”, ha commentato Yung-Yu Ma, responsabile strategist degli investimenti presso BMO Wealth Management.

La paura di una recessione non torna soltanto in Italia, ma anche negli Stati Uniti.
E un termometro dell’avversione al rischio e dei tempi di incertezza è rappresentato, oltre che dalla rinnovata febbre dell’oro – le quotazioni sono tornate al record in sette anni, ben oltre la soglia dei $1.600 l’oncia, proiettate verso $1.700 – e dai sell off che colpiscono l’azionario, anche, ovviamente, dagli acquisti sui Treasuries Usa.
In particolare, gli analisti di BofA Global Research sostengono che le probabilità di una recessione siano salite e che ciò sia dimostrato dal trend del Treasuries Usa a lungo termine, come dai rendimenti, in particolare, dei Treasuries a 10 e a 30 anni. I rendimenti trentennali sono già scesi, lo scorso venerdì, all’1,89%, minimo assuto.
I tassi sui Treasuries Usa decennali sono anch’essi capitolati, al di sotto del livello chiave dell’1,50%, fino all’1,475%.
Gli analisti di Bank of America hanno spiegato che, a queste condizioni, un livello chiave da monitorare è la soglia dell’1,4% per i rendimenti dei Treasuries a 10 anni. Se i tassi decennali scendessero al di sotto di questo livello, la probabilità di una recessione negli Stati Uniti aumenterebbe, soprattutto se la Federal Reserve continuasse a lasciare i tassi di interesse nel range attuale, compreso tra l’1,5% e l’1,75%.
Ecco come gli esperti commentano il grafico pubblicato: “Di fatto, uno sforamento dell’1,4% in un contesto di tassi invariati da parte della Fed crea una inversione significativa della curva, e dunque spinge al rialzo i segnali di una recessione”.
Non tutti sono convinti del fatto che l’inversione della curva dei rendimenti sia un indicatore affidabile che anticipa l’arrivo di una recessione. Ma molti ritengono che lo sia. E particolarmente monitorato è lo spread tra i rendimenti dei Treasuries Usa a due anni (al momento all’1,348%) e quelli a dieci anni, all’1,47%. Questo spread si è assottigliato al punto di scendere a un livello che dista di appena 12,2 punti base da quello che certificherebbe l’inversione. Ci siamo quasi, insomma.
Inoltre lo spread tra rendimenti dei titoli di stato a tre mesi e quelli decennali, considerato altro parametro di riferimento chiave per le aspettative di recessione, conferma che l’inversione è già avvenuta. I tassi a tre mesi oscillano infatti all’1,554%, livello superiore rispetto all’1,475% dei tassi decennali.