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Addio Draghi a Bce: Merkel scarica Jens Weidmann, il falco che secondo Borghi farebbe a pezzi l’Europa

Così il presidente della Commissione bilancio della Camera: Weidmann “non sarebbe una buona scelta per l’Italia per il suo atteggiamento rigorista”.

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Corsa alla presidenza della Bce: la cancelliera tedesca Angela Merkel ha deciso di scaricare Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank, fino a qualche settimana fa considerato il più probabile a prendere il posto di Mario Draghi? Stando a quanto riportato da Handelsblatt, sembrerebbe proprio di sì.  Non per motivi personali, quanto piuttosto per considerazioni di natura politica.

A scadere, alla fine del 2019, non è infatti solo il mandato di Draghi. Nello stesso periodo, concluderanno il loro mandato anche il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il numero uno del Consiglio europeo, Donald Tusk. E, secondo un funzionario del governo Merkel, “più che la Bce la priorità di Merkel è la Commissione europea“.

Contattati da Reuters, sia la Bundesbank che un portavoce del governo Merkel hanno preferito non commentate. Tuttavia, fonti vicine alla cancelliera avevano riferito di recente che era troppo presto determinare le priorità tedesche tra i vari cambi di guardia.

Anche perchè, a decidere chi ricoprirà la posizione più alta della Commissione europea, per esempio, sono i due principali gruppi politici del Parlamento europeo, la cui composizione potrebbe cambiare in modo radicale, dopo le elezioni del prossimo maggio.

Reuters fa notare in ogni caso che un ostacolo alla nomina del falco tedesco Jens Weidmann potrebbe essere rappresentato dal governo italiano, viste le dichiarazioni proferite lo scorso mese da Claudio Borghi, presidente della Commissione bilancio della Camera.

Borghi ha di fatto lanciato un alert verso la metà di luglio, affermando in un’intervista a Reuters che le idee rigoriste di Weidmann potrebbero portare l’Europa allo sfacelo.

Weidmann “non sarebbe una buona scelta per l’Italia per il suo atteggiamento rigorista”, ha precisato il deputato leghista, spiegando che “sono le politiche restrittive sulla moneta e l’economia che potrebbero portare l’Europa allo sfacelo”.

In quell’occasione Borghi ha mostrato di apprezzare il lavoro di Mario Draghi, che lascerà la Bce nel novembre del 2019:

“Atteggiamenti più garantisti sul debito ci hanno invece dato una mano quando l’euro era in fase di dissoluzione. Draghi lo ha tenuto insieme”.

Sicuramente, un falco della portata di Jens Weidmann a capo della Bce non sarebbe una buona notizia per l’Italia. Weidmann ha più volte criticato le varie misure varate da Draghi per salvare l’euro e per mettere in sicurezza i paesi periferici dell’Eurozona.

Se lo spread BTP-Bund è sceso, negli ultimi anni, il merito è stato soprattutto delle parole proferite dal banchiere italiano, (famose le frasi “l’euro è irreversibile”, e “Whatever It Takes”) e dei vari interventi che ancora Draghi ha lanciato per tutelare l’Eurozona, come il bazooka monetario del Quantitative easing. Bazooka monetario che si avvia alla sua fine. Oggi sono arrivate anche le previsioni di Moody’s su quando avverrà il primo rialzo dei tassi da parte della Bce.