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Missione Tria in Cina: cercasi investitori pronti a puntare su BTP al posto della Bce

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E’ questione di pochi giorni: lunedì prossimo parte ufficialmente la missione di Tria in Cina. Il ministro dell’economia punterà soprattutto a cercare una nuova platea di finanziatori del debito pubblico italiano. Finanziatori che possano sostituire la Bce, quando nel teatro della finanza globale calerà il sipario sul QE, noto anche come scudo BTP.

La missione di Tria è cruciale: convincere gli investitori ad acquistare BOT e BTP in un momento, tra l’altro, in cui la fiducia degli strategist verso i titoli del debito pubblico italiano rasenta quasi i minimi, in vista della nota di aggiornamento al Def e della presentazione all’Ue della legge bilancio del 2019.

Ieri l’articolo del Financial Times ha certificato la fuga degli investitori stranieri dal debito italiano. Il quotidiano ha parlato di un vero e proprio “esodo”, citando gli ultimi dati della Bce: dati per niente incoraggianti visto che indicano come, nel mese di giugno, gli investimenti nei titoli governativi sono scesi, su base netta, di 38 miliardi di euro, accelerando il passo rispetto al calo netto di maggio – proprio quando si era verificata la tempesta sui mercati italiani per le incognite sulla formazione del nuovo governo – , che era stato per intensità già un record.

I numeri hanno sorpreso non poco anche qualche addetto al settore, come David Owen, responsabile economista per l’Europa presso Jefferies:

“Avevamo sospettato che le vendite estere di debito italiano, su base netta, fossero continuate a giugno, ma i numeri sono molto più alti di quanto ci aspettassimo”. Praticamente, scrive l’FT, per il secondo mese consecutivo gli smobilizzi su base netta hanno testato il record della storia.

Se però gli investitori esteri sono fuggiti, le banche italiane sono rimaste.

In generale, nel secondo trimestre del 2018, gli istituti di credito del paese hanno aumentato infatti gli investimenti netti nei bond italiani di più di 40 miliardi di euro, al valore più alto dai momenti più bui della crisi dei debiti dell’Eurozona. Non proprio una bella notizia per chi agita il pericolo del

E’ in questo contesto che Tria si muoverà in Cina. D’altronde, come riporta La Stampa, “per l’Italia la Cina è un partner perfetto: investitori ricchi ma (più o meno) manovrabili dall’alto, un governo a dir poco stabile”. Di conseguenza, “la missione principale di Tria a Pechino e Shanghai è suscitare interesse per i titoli di debito italiano”.

“Altro che l’aiuto russo accennato a mezza bocca da Paolo Savona – scrive ancora il quotidiano – la potenzia di fuoco delle istituzioni finanziarie di Pechino è almeno dieci volte più grande di quelle moscovite“. Tra l’altro, “i ben informati raccontano che tra il 2011 e il 2012 (la Cina) contribuì non poco a far scendere la tensione sui titoli italiani dopo la tensione sullo spread”.

E i tentacoli di Pechino sono ormai ovunque, con la banca centrale del paese, “la People’s Bank of China, che detiene partecipazioni nelle grandi banche oppure quelle di Bank of China in Telecom e Prysmian, di State Grid nella holding di Cassa depositi e prestiti, che controlla la maggioranza di Terna e Snam e poi Inter e Milan” e tante altre medie imprese.

L’ombra della tragedia di Genova provocata dal crollo del ponte Morandi seguirà però Tria anche in Cina: sempre La Stampa riporta che il ministro dell’Economia dovrà rassicurare in modo particolare “la comunità finanziaria, preoccupata dalle prime mosse della maggioranza di governo. Quella che ha creato più sconcerto è la gestione politica del crollo del ponte Morandi, che ha tra i suoi azionisti il fondo Silk Road (detiene il 5% circa)”.

Tornando allo spread, l’FT ha sottolineato come la presenza di Giovanni Tria nel governo sia considerata dagli investitori vitale. In particolare,  Mauro Vittorangeli, responsabile investimenti per la divisione di conviction fixed income presso Allianz Global Investors, ha detto chiaramente al quotidiano britannico che, un eventuale addio di Tria – ipotesi circolata sulla stampa italiana qualche settimana fa – potrebbe essere letto dagli investitori come risultato di un approccio aggressivo da parte della coalizione populista.

Nel grafico il trend dei tassi sui bond a due e 10 anni dell’Italia. Oggi lo spread BTP-Bund non registra particolari oscillazioni. I tassi decennali sui BTP rimangono tuttavia superiori alla soglia del 3%.