A2A cambia pelle: da utility a data digital player dell’energia con 23 miliardi
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Dopo aver investito 10 miliardi tra 2021 e 2025, A2a allarga ancora il proprio perimetro di business guardando all’estero e cogliendo le opportunità legate a nuovi filoni di sviluppo come quello dei data center, che promettono importanti ritorni, ma nel medio lungo termine.
Il gruppo – nel nuovo piano detto “A2a Momentum” presentato oggi a Milano – punta ora 23 miliardi al 2035 (7 miliardi per l’economia circolare e 16 miliardi per la transizione energetica ) alzando l’impegno per lo sviluppo con notevoli investimenti che inevitabilmente impegnano il debito.
Confermata la politica dei dividendi, con una crescita sostenibile di almeno il 4% annuo.
Il titolo ha registrato una forte flessione (-6,9% a metà seduta) a Piazza Affari dopo aver corso molto sulle attese del piano e sulle speculazioni riguardo il business dei data center. Un settore per il quale A2a è ben posizionata, come ricorda Equita in un recente report precisando che “i benefici attesi saranno spalmati nei prossimi 10 anni (+1-2% annuo per ebitda)”.
“Siamo oltre a Enel l’unico gruppo ad avere generazione, clienti, reti ed economia circolare, questo ci avvantaggerà sul fronte dei data center”, ha detto l’ad Renato Mazzoncini presentando il piano.
Il piano data center centrico
Secondo Mazzoncini, “data center, e-mobility pompe di calore ed elettrificazione andranno a sostituire nel tempo i classici consumi elettrici”. Ecco perché il nuovo piano avrà un forte orientamento in questi settori a partire dai data center per i quali, a oggi, sono giunti 55 Gw di richieste in Italia.
Al centro dell’interesse soprattutto Lombardia, Puglia e Sicilia. A2a prevede che a terra andranno tra 2,3 e 4,6 Gw, e l’attesa per l’area metropolitana di Milano è più del 50% attuale. L’impegno di A2a in questo ambito sarà di 1,6 miliardi e riguarderà non solo la gestione, ma anche lo sviluppo. Le stime sono di 400 milioni a fine piano su ebitda.
“Da inizio anno a oggi abbiamo avuto richieste di allacciamento di data center per 280 Mw”, ha spiegato l’ad precisando che l’aggiornamento si fonda su un posizionamento strategico unico nei territori chiave della trasformazione digitale.
Da questo business sarà ricavata anche energia termica per il settore del teleriscaldamento, anch’esso cruciale per il gruppo. I due ambiti avranno dunque uno sviluppo parallelo per A2a.
“La presenza storica di A2A in Lombardia – area che oggi rappresenta un polo strategico per i data center – unita all’importante acquisizione delle reti elettriche nelle province di Milano e Brescia, ci offre una posizione privilegiata per contribuire in modo concreto alla diffusione di queste infrastrutture digitali, cogliendone al contempo le opportunità industriali ed economiche – ha aggiunto l’ad – Il nostro obiettivo è chiaro: vogliamo evolvere dal ruolo di partner energetico a piattaforma di sviluppo integrata, mettendo a valore i nostri asset, il nostro know-how e la capacità di innovazione”.
L’altra gamba chiave del piano riguarda la mobilità elettrica. I prezzi dell’auto elettrica stanno scendendo e A2a si aspetta una quota di mercato del 20% al 2035 con un fabbisogno di 40 terawattora. Il gruppo continua dunque a investire sulle infrastrutture di ricarica.
Confermato lo sviluppo del portafoglio rinnovabile, con 3,7 miliardi di investimenti (131 Gw) e la costruzione di nuove centrali termoelettriche ad altissima efficienza.
Lo sviluppo europeo
“Intendiamo consolidare la leadership di A2A in Italia e, al tempo stesso, proiettare il nostro modello di business anche a livello internazionale, valorizzando le competenze distintive maturate nei settori dell’ambiente e delle energie rinnovabili”.
Uno sviluppo oltre confine che riguarda il fatto di “considerare l’Europa come la nostra casa. Guardiamo a Spagna, Portogallo, Uk per il waste to energy e Germania e Polonia per le rinnovabili. Ci muoveremo per acquisizioni per i quali abbiamo a disposizione una potenza di fuoco importante e flessibile”, ha siegato l’ad.
I numeri dei 9 mesi
La società ha registrato un calo del 4% su base annua del mol nei nove mesi, attestandosi a 1,73 miliardi di euro, a causa della minore produzione idroelettrica. Tuttavia, il fatturato dell’azienda milanese è aumentato del 12% a 10,17 miliardi di euro, sostenuto dai prezzi delle materie prime energetiche. L’utile è sceso a 1,1 miliardi.
2025-2035
Per l’esercizio 2025 A2A ha confermato la previsione di un ebitda nella parte alta del range compreso tra 2,17-2,20 miliardi di euro (vs stime di consensus, fornite dalla società, di 2.211 milioni di euro) e di un utile netto compreso tra 0,68-0,70 miliardi di euro (utile netto adjusted stimato a 701 milioni di euro dal consensus).
La società si attende anche traguarderà per il 2026 un ebitda compreso tra 2,21 e 2,25 miliardi di euro (consensus a 2.243 milioni di euro) e un utile netto tra 0,63 e 0,66 miliardi di euro. La posizione finanziaria netta è attesa in aumento di 3 miliardi di euro nel periodo 2026-2035, di cui circa 2 miliardi di euro entro il 2030 derivanti dagli investimenti nei data center, incrementali rispetto al piano precedente. La PFN è vista passare da 5,5 miliardi di euro nel 2025 a 8,7 miliardi di euro nel 2035. Tale crescita si conferma essere sostenibile, con un rapporto PFN/EBITDA a un livello mai superiore a 2,8 volte, in costante riduzione fino a 2,4 volte al 2035.
“L’ambizione del gruppo al 2035 -si sottolinea in una nota- cresce su entrambi i pilastri: per la transizione energetica sono previsti 4 miliardi di euro di Rab nelle reti elettriche, 3,7 GW di capacità eolica e fotovoltaica e 5 milioni di clienti; per l’economia circolare 6,6 milioni di tonnellate di rifiuti trattati e nuovi data center da realizzare sfruttando gli asset energetici come piattaforma di sviluppo”.
Da Edison a Enel
Al momento A2a non ha un tavolo aperto con Enel sui data center, mentre resta aperto e in corso il tavolo tecnico sulle connessioni ad alta tensione. Quanto a Edison Mazzoncini ha chiarito ”che è una società strategica di grande interesse” pur ribadendo che non crede in una vendita effettiva. E chiarendo che una “minority non interessa”.