Notizie Dati Macroeconomici PMI produzione in calo e aumento dei costi: in Eurozona compare lo spettro stagflazione

PMI produzione in calo e aumento dei costi: in Eurozona compare lo spettro stagflazione

24 Marzo 2026 12:49

Il conflitto in Iran sta già mostrando conseguenze nefaste sull’economia dell’Eurozona, che aveva appena cominciato a mostrare qualche segnale di ripresa. In marzo si è infatti registrata una brusca frenata dell’attività di produzione nel settore privato, causata dalla riduzione dei nuovi ordini, e l’impennata del tasso di inflazione dei costi, il più alto in tre anni. Appare così nel continente lo spettro della stagflazione e la BCE sarà chiamata ad intervenire molto presto.

PMI cala soprattutto nei servizi, il manifatturiero leggermente meglio

L’indice PMI Composito della Produzione nella zona Euro compilato da S&P Global è calato così a 50.5 in marzo, in picchiata dal 51.9 del mese precedente. Nonostante un livello sopra 50 non segnali una contrazione economica, si tratta comunque di un dato deludente e al di sotto delle aspettattive degli analisti, che lo avevano stimato a 51.

Il rallentamento della crescita è dovuto in larga parte alla stagnazione nel settore terziario, mentre la produzione manifatturiera è aumentata lievemente.

In Germania, la maggiore economia del continente, l’indice è calato più del previsto, mantenendosi comunque sopra 50, mentre in Francia si è registrato il terzo mese consecutivo sotto il livello di non cambiamento. In entrambi i paesi i servizi sono andati peggio del manifatturiero.

Per il resto dell’Eurozona si è trattato di registrare solo una modesta espansione di attività, ad un ritmo tra i più deboli verificatisi negli ultimi 27 mesi.
“Il PMI flash dell’Eurozona suona l’allarme stagflazione dato che la guerra in Medio Oriente fa salire i prezzi nettamente e allo stesso tempo deprime la crescita”, ha detto in una nota a margine Chris Williamson, capo economista di S&P Global Market Intelligence.

Tassi di inflazione dei costi al livello più alto degli ultimi tre anni

A farsi sentire in marzo è stato l’aumento del tasso di inflazione dei prezzi d’acquisto delle aziende, salito al massimo da febbraio 2023. Un tale aumento dei costi di produzione si è riflettuto anche in un aumento dei prezzi di vendita, anche se ad un tasso inferiore rispetto a quello dei costi. I prezzi di vendita hanno tuttavia aumentato il rialzo più netto da febbraio 2024.

“I costi delle aziende stanno aumentando al ritmo più rapido degli ultimi tre anni per via dell’impennata dei prezzi dell’energia e lo strangolamento delle catene di fornitura come risultato della guerra”, ha detto Williamson.

Il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran mette a rischio quella che è stata una piccola ripresa economica nei 27 paesi dell’Eurozona. I mercati scommettono che per tamponare l’inflazione la scelta della Banca Centrale Europea sarà quella di alzare i tassi di interesse. Resta la speranza di una risoluzione rapida al conflitto ma la fiducia degli investitori è in caduta libera, per via dei danni permanenti ad alcune infrastrutture petrolifere e di gas naturale nella regione del Golfo Persico.

La Bce in modalità di attesa ma un aumento dei tassi è possibile già da aprile

L’istituto di Francoforte è in modalità di attesa, consapevole dell’imprevedibilità del presidente americano Donald Trump, ma tra i funzionari non si esclude un aumento al costo del denaro già in aprile, secondo fonti che hanno parlato con Bloomberg.

“Le prospettive future dipendono dalla durata della guerra e dalla durata di un eventuale impatto sull’energia e sulle catene di fornitura. I dati PMI flash evidenziano tuttavia
quanto la Banca Centrale Europea non sia più in una “buona posizione” riguardo alla crescita e all’inflazione, e dovrà adottare un approccio più cauto in materia di
politica monetaria, alla luce di un rischio evidente e sempre maggiore di stagflazione nei prossimi mesi”, ha detto Williamson.