Notizie Notizie Mondo Larry Fink: IA, mercati e disuguaglianze, la ricetta di BlackRock per una crescita più inclusiva

Larry Fink: IA, mercati e disuguaglianze, la ricetta di BlackRock per una crescita più inclusiva

24 Marzo 2026 08:56

Mercati, investimenti, ricchezza e intelligenza artificiale: sono questi alcuni dei grandi temi al centro della consueta lettera annuale agli investitori di Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, il più grande gestore patrimoniale al mondo.

“Growing with your country: Thoughts from a long-term optimist” è il titolo della missiva di quest’anno, una lettera che “ogni anno – scrive Fink – nasce come sintesi di centinaia di conversazioni: con clienti, dipendenti, leader politici, amministratori delegati e persone comuni che investono per il proprio futuro”. Negli ultimi mesi, però, emerge un filo conduttore chiaro: l’incertezza. “Tutti si chiedono come orientarsi in questa fase storica”.

Un’epoca straordinaria (e difficile da leggere): la lettera di Fink agli azionisti

Uno smarrimento che, secondo il numero uno di BlackRock, ha radici profonde. Il contesto attuale è caratterizzato da trasformazioni che, fino a pochi anni fa, avrebbero segnato un’intera epoca: conflitti con impatti globali, aziende dal valore di trilioni di dollari, una ridefinizione degli equilibri commerciali e l’irruzione di tecnologie dirompenti come l’intelligenza artificiale.

In questo scenario, il rischio maggiore è la miopia. “I movimenti quotidiani dei mercati vengono interpretati come segnali di cambiamenti duraturi”, osserva Fink, mentre fenomeni complessi vengono ridotti a titoli semplificati. Il risultato è un ecosistema informativo dominato dalla velocità, che favorisce reazioni immediate e spesso impulsive, a scapito della visione di lungo periodo.

Eppure, proprio guardando alla storia dei mercati, emerge una lezione opposta. L’attività di breve termine è necessaria per incorporare informazioni e valutare i rischi, ma nel tempo ciò che conta davvero è restare investiti. Negli ultimi vent’anni, un investimento nell’indice S&P 500 si è moltiplicato più di otto volte; perdere anche solo i dieci giorni migliori avrebbe dimezzato i rendimenti. Non a caso, molti di quei giorni si sono verificati nei momenti di maggiore turbolenza.

Il nodo della disuguaglianza

Per Fink, il vero errore è lasciarsi travolgere dal “rumore” e perdere di vista i cambiamenti strutturali. Tra questi, la progressiva frattura del modello tradizionale di capitalismo globale e il ritorno a politiche industriali nazionali, con investimenti massicci in energia, difesa e tecnologia.

Ma c’è un’altra dinamica ancora più rilevante: la crescente concentrazione della ricchezza.  “La vera sfida di oggi è estendere questa opportunità a un numero maggiore di persone. Troppi ne restano esclusi. Molti, semplicemente, non dispongono delle risorse necessarie per iniziare a investire: vivono con entrate appena sufficienti a coprire le spese essenziali. In questi casi, la priorità è costruire una base minima di sicurezza finanziaria” sottolinea Fink. “Qualcosa, però, si sta muovendo. Stanno emergendo strumenti come conti di risparmio per emergenze, spesso supportati dai datori di lavoro, o programmi che prevedono conti di investimento attivati fin dalla nascita. Anche così si può iniziare a creare un legame tra cittadini ed economia fin dai primi anni di vita”.

Ma non è solo l’accesso alle risorse il problema, dice Fink, ma anche la partecipazione. “Perfino negli Stati Uniti, dove è più diffusa, circa il 40% della popolazione non ha alcuna esposizione ai mercati finanziari. Nel resto del mondo la percentuale è ancora più alta. Milioni di persone assistono alla crescita economica senza poterne beneficiare, limitandosi a risparmiare in strumenti poco remunerativi”.

L’intelligenza artificiale, avverte Fink, rischia di amplificare ulteriormente questo squilibrio. “Quando parliamo dei cambiamenti causati dall’IA, la maggior parte della discussione riguarda i posti di lavoro”, scrive. Un tema centrale, perché il lavoro non è solo reddito, ma anche identità e dignità. Tuttavia, la questione non si esaurisce qui: il vero nodo è chi beneficerà economicamente di questa rivoluzione tecnologica.

Il punto centrale insomma è il capitalismo continua a funzionare, ma non per tutti. Ed è proprio questa percezione a generare una diffusa ansia economica. La soluzione, secondo Fink, non passa da strategie speculative di breve periodo, ma da un rafforzamento dell’investimento di lungo termine e, soprattutto, da una maggiore partecipazione ai mercati. “Nella sua forma migliore, l’investimento di lungo periodo ha quasi un valore civico”, sostiene. Quando i risparmi vengono investiti nel tempo, i mercati finanziano imprese, infrastrutture e occupazione. E quando questo processo avviene all’interno di un Paese, si crea un circolo virtuoso: la crescita economica alimenta la ricchezza dei cittadini e viceversa.

Un principio che Fink lega anche alla propria esperienza personale: genitori di origini modeste che, investendo con costanza, hanno visto il proprio patrimonio crescere insieme all’economia americana del dopoguerra.

La proposta di Fink

Da qui la proposta: ampliare l’accesso al mercato dei capitali e rafforzare i sistemi di risparmio e previdenza. Strumenti come conti di emergenza supportati dai datori di lavoro o programmi di investimento avviati fin dalla nascita potrebbero contribuire a colmare il divario.

Un ruolo chiave, secondo Fink, lo giocherà anche la tecnologia. Con metà della popolazione mondiale già dotata di portafogli digitali, l’evoluzione verso sistemi che permettano di investire in modo semplice e accessibile è sempre più plausibile. In questo contesto, la tokenizzazione potrebbe rappresentare una svolta, rendendo gli investimenti più trasparenti e aprendo l’accesso anche a mercati finora riservati a pochi.  La lettera si chiude con un messaggio chiaro.

“La ridefinizione degli equilibri globali, l’aumento delle disuguaglianze e il rischio che l’intelligenza artificiale ampli ulteriormente il divario”. “Ma, allo stesso tempo, invita ad aprire una conversazione più ampia. Su come permettere a un numero maggiore di persone di partecipare alla crescita. Su come costruire un sistema economico più inclusivo. E su come fare in modo che il futuro economico di ciascuno sia sempre più legato a quello del proprio Paese”. “Perché, in fondo, crescere insieme alla propria economia non è solo una strategia finanziaria. È una prospettiva che riguarda il modo in cui immaginiamo il nostro futuro”.