Notizie Notizie Italia Mercato azionario italiano in forte espansione, si consolida il ruolo del private equity

Mercato azionario italiano in forte espansione, si consolida il ruolo del private equity

3 Febbraio 2026 17:23

Nel 2025 il mercato azionario italiano ha toccato un picco storico, con una capitalizzazione che ha superato i 1.077 miliardi di euro, alimentata da rialzi significativi delle performance azionarie. A fronte di questi risultati, le società quotate sul mercato regolamentato sono scese sotto le 200 unità.

È quanto emerge dal rapporto “Capital Markets in Italy” della Consob, che traccia un quadro del mercato in forte evoluzione. Nonostante il record di capitalizzazione, la liquidità complessiva sta diminuendo con tanto di calo della rotazione annuale sulla capitalizzazione totale, passata dal 100% nel 2015 all’88% nel 2025. Inoltre, il mercato sta diventando sempre più concentrato: le prime dieci società rappresentano ora il 55% della capitalizzazione, un significativo aumento rispetto al 37% di dieci anni fa.

Potenziale in crescita per il mercato azionario italiano: ricchezza famiglie come leva

Dal 2010, l’impatto delle ammissioni e delle revoche sul mercato azionario italiano ha avuto un effetto negativo, con una perdita complessiva di circa 96 miliardi di euro. Nonostante ciò, la Borsa italiana rimane sotto le potenzialità dell’economia del Paese, rappresentando solo lo 0,8% del mercato azionario mondiale, mentre l’Italia contribuisce per oltre il 2% al Pil globale.

Tuttavia, c’è un’opportunità di crescita per il mercato dei capitali, considerando la grande ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, che ammonta a 6.148 miliardi di euro a giugno 2025. Una parte significativa di questa ricchezza, pari al 26%, è in contante e depositi, un valore superiore rispetto agli Stati Uniti (11%), ma ancora inferiore alla media dell’area euro (32%). La quota investita in obbligazioni è invece più alta della media euro (8% contro 3%), mentre quella destinata a prodotti assicurativi e previdenziali, pari al 19%, è inferiore rispetto all’area euro (27%) e agli Stati Uniti (28%).

La forza del Private Equity in Italia

Nel contesto delineato si inserisce anche l’evoluzione del private equity, che in Italia continua a mostrare una dinamica espansiva sul fronte degli investimenti. Nella prima metà del 2025, infatti, il valore degli investimenti è cresciuto del 17%, nonostante una flessione della raccolta, coerente con la forte contrazione registrata a livello globale (-33%).

Guardando all’ultimo decennio, il ruolo del private equity appare ancora più evidente. Le risorse complessivamente messe a disposizione delle imprese italiane sono state quasi tre volte superiori ai proventi generati da tutte le Ipo realizzate su Euronext Milan ed Euronext Growth Milan, confermandone la centralità nel fornire risorse finanziarie che sostengono e supportano le imprese , contribuendo così alla crescita e allo sviluppo del sistema economico e industriale dell’Italia.

L’evoluzione del risparmio gestito, dei fondi pensione e dei bond in Italia

Nonostante i progressi, l’industria del risparmio gestito in Italia continua a essere relativamente ridotta rispetto al potenziale dell’economia nazionale. Attualmente, rappresenta circa il 70% del Pil, un valore decisamente inferiore rispetto a Paesi come il Regno Unito (350%), i Paesi Bassi (187%) e la Francia (180%). Inoltre, l’esposizione agli investimenti in azioni italiane è ancora limitata, attestandosi solo al 7% del patrimonio. Per quanto riguarda i fondi pensione, gli attivi ammontano al 9% del Pil, in linea con Germania e Francia, ma ben al di sotto dei Paesi Bassi (146%) e della Svezia (51%).

Nel 2025, la percentuale di obbligazioni emesse da società italiane sui mercati italiani è aumentata significativamente, arrivando al 14%. Questo valore è molto più alto rispetto alla media del 3,5% degli ultimi dieci anni. Secondo il rapporto Capital Markets in Italy, questo è strettamente legato alle misure di semplificazione adottate dalla Consob, che hanno reso più facili e rapidi i prospetti obbligazionari, rendendo più accessibile per le aziende italiane emettere obbligazioni sui mercati finanziari.