Fed: prosegue il casting per il successore di Powell ma manca il candidato “perfetto” per Trump
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Mentre si avvicina la scadenza del mandato di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve, il presidente americano Donald Trump ha intensificato gli attacchi nei suoi confronti ma non ha ancora trovato il candidato “perfetto” per rimpiazzarlo.
Le caratteristiche per interpretare il ruolo nel modo che piaccia al presidente sono d’altra parte molto difficili da riscontrare in una sola persona: si cerca un trumpiano di ferro convinto di abbassare i tassi, gradito sia a Wall Street che alla base MAGA e che riesca a passare tra le forche caudine del voto di conferma al Senato, il tutto presentandosi in modo telegenico e, se possibile, con il piglio dello showman.
La Casa Bianca vorrebbe qualcuno “alla Greenspan” per rivivere un boom come negli anni 90
“Non sarà facile trovare un candidato che piaccia sia a Trump che ai mercati dei bond, a meno che non riconsideri completamente quello che cerca”, ha detto a Bloomberg Tobin Marcus di Wolfe Research.
Visto come si è sviluppato il rapporto con Powell, che Trump nominò nel 2017 durante il suo primo mandato presidenziale, non sorprende come il presidente sia estremamente cauto. In pubblico e in privato si è lamentato spesso di quella scelta, suggeritagli dall’allora segretario al Tesoro Steve Mnuchin.
La ricerca del successore è stata guidata in questi mesi dal ministro del Tesoro Scott Bessent che ha spiegato in un’intervista a Fox Business Network la mentalità della Casa Bianca nella sua ricerca. “Chi sarà in grado di guidare il board nella direzione desiderata? Chi avrà il carisma?”, ha detto Bessent, “chi avrà un’apertura mentale come quella di Greenspan che possa farci attraversare un boom di produttività come negli anni 90 e non mettere i freni a tutto perché si spaventa per un PIL molto alto?”
Nella shortlist i soliti nomi: Hassett, Rieder, Waller e Warsh
Tra i candidati nella shortlist ci sono i nomi già noti di Kevin Hassett, direttore del National Economic Council, il manager di BlackRock Rick Rieder e due insider della Fed: l’attuale membro del board Christopher Waller e l’ex membro Kevin Warsh.
Hasset è stato considerato il favorito fino alla settimana scorsa, quando Trump ha detto esplicitamente che preferirebbe tenerselo alla Casa Bianca. La sua nomina inoltre sarebbe vista come troppo legata a Trump, e pertanto una minaccia all’indipendenza della Fed, cosa che potrebbe essere un problema in sede di conferma al Senato.
La candidatura di Rieder d’altro canto sta prendendo quota, soprattutto perché sarebbe confermato senza problemi al Senato. Tuttavia, per poter assumere il ruolo, dovrebbe disinvestire gran parte del suo patrimonio per evitare conflitti d’interesse, cosa che potrebbe complicarne il percorso. Inoltre il fatto che provenga da un gigante globale della finanza planetaria come BlackRock non lo renderebbe gradito alla base MAGA “antiglobalista”.
Per quanto riguarda Waller, essendo già un insider della Fed, ci sarebbe il rischio, per Trump, di non vederlo abbastanza allineato al cambio di rotta da lui voluto. Warsh infine non si è in passato dimostrato molto favorevole a politiche di tassi d’interesse espansive e non fa parte del mondo MAGA.
Nella stanza resta sempre l’elefante Powell, che potrebbe rimanere nel board della Fed
Resta poi da capire quello che farà Jerome Powell alla scadenza del suo mandato in maggio. Tradizionalmente i presidenti uscenti hanno sempre lasciato ogni incarico alla banca centrale americana a fine mandato, dimettendosi anche dal board, ma negli ultimi anni ci si è abituati oramai al superamento delle norme non scritte. Non è escluso quindi che Powell finisca il suo mandato ma resti a sedere nel board, con il grosso potenziale di esercizio di influenza che ne seguirebbe, fino alla scadenza nel 2028.
L’apertura di un’indagine da parte del Ministero di Giustizia americano nei confronti anche di Powell in merito ai lavori per la ristrutturazione della Fed ha gettato benzina sul fuoco. Gli investitori per ora scomettono che la Casa Bianca non si spingerà fino ad incriminarlo e si avrà una de-escalation.
Non si sa con chiarezza quando Trump intenda annunciare la sua scelta. Lunedì, parlando con la stampa, ha detto di avere in mente il candidato e che “lo annuncerà fra un po’”, mentre Bessent, parlando ieri da Davos, è stato più specifico dicendo che la decisione potrebbe arrivare “forse la settimana prossima”.