Saldi di fine anno, a Piazza Affari c’è il titolo bancario più sottovalutato d’Europa
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A Piazza Affari c’è un titolo bancario protagonista dell’operazione di M&A più discussa del 2025 e che però al momento viaggia nelle retrovie delle classifiche di rendimento dell’anno. Parliamo di Banca Mps, nelle ultime settimane azzoppata dall’inchiesta della procura di Milano sul presunto ‘concerto’ tra Luigi Lovaglio, l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone e il manager Francesco Milleri, ceo di EssilorLuxottica e a guida della holding Delfin. Secondo gli inquirenti, i tre avrebbero orchestrato l’operazione di acquisizione di Mediobanca senza comunicare in modo appropriato alle autorità di vigilanza (Consob, Bce e Ivass) il “concertamento” che avrebbe reso obbligatorio il lancio di un’Opa.
Mps tenta di rialzarsi
A cavallo tra fine novembre e inizio ottobre Mps ha visto andare in fumo oltre 3 miliardi di euro di valore sulla scia della notizia che Caltagirone, Milleri e Lovaglio sono sotto indagine per reati come aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza nell’ambito della scalata a Mediobanca. Il titolo Mps è passato da 8,73 euro della chiusura del 26 novembre a un minimo a 7,50 euro il 4 dicembre. Una reazione emotiva del mercato che ha visto addensarsi nubi sull’operazione Mps-Mediobanca, senza considerare a bocce ferme quanto sia concreta la possibilità che dall’indagine si riesca a dimostrare la presenza di un “concerto” tra i tre indagati.
Il clima si è parzialmente disceso nell’ultima settimana dopo l’emergere che la Consob, nella sua attività di vigilanza sui mercati, ha esaminato la documentazione relativa alla scalata di Mps su Mediobanca e ha concluso che non sussiste alcun patto occulto né alcuna azione concertata tra MPS, la holding Delfin e il gruppo Caltagirone finalizzata a influenzare Mediobanca e Generali aggirando obblighi regolamentari come l’Opa.
Il titolo Mps ha così recuperato terreno risalendo sopra gli 8 euro.
Turbolenze immotivate?
Ieri il titolo della banca senese ieri è cresciuto dell’1,2% a 8,082 euro. Sulla delicata questione giudiziaria si sono espressi proprio ieri gli analisti di Bank of America. “Stare calmi, attenersi ai fatti e ai fondamentali”, dicono gli esperti della banca d’affari statunitense che non hanno indugiato a ritoccare al rialzo il prezzo obiettivo su Mps da 10,5 a 11 euro confermando il giudizio ‘buy’.
Bofa pone l’accento sul fatto che l’esistenza di un ‘concerto’ come quello tra Lovaglio-Milleri-Caltagirone sia difficile da dimostrare e la bozza di riforma Testo unico della finanza, sebbene ancora oggetto di possibili revisioni, renderebbe il compito dei pm ancora “più difficile”.
Volgendo lo sguardo ai fondamentali di Mps, BofA rimarca come l’istituto senese sia “ben posizionato per beneficiare ulteriormente dell’M&A alla luce della frammentazione del mercato”. Alla luce delle vendite seguite all’inchiesta della Procura, BofA ritiene che Mps è diventata la “banca più economica” in Europa in termini di multipli tra prezzo e utili pur disponendo di un eccesso di capitale di 18 miliardi di euro, se si sommano il buffer di capitale di 790 punti base offerto dal suo Cet1 ratio del 16,9%, le dta, i dividendi accumulati nel corso dell’anno e la capitalizzazione di mercato della quota in Generali.
Da analisti un coro di buy
Barclays settimana scorsa ha alzato a sua volta il target price su Mps da 7,8 a 8,2 euro.
In generale tra gli analisti prevalgono i giudizi positivi su Mps. Tra quelli monitorati da Bloomberg il giudizio prevalente su Mps è buy (75%), con il restante 25% che dice hold. Il target price medio degli analisti è in area 9,74 euro, ossia il 20,5% sopra i livelli attuali, che la pone quindi come la banca che ad oggi risulta più sottovalutata a detta degli analisti.
Castagna su cessione quota Tesoro
Intanto ieri il ceo di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, è tornato sulla cessione della quota di Mps da parte del Tesoro lo scorso novembre definendo il premio di circa il 5% sulle quotazioni di Borsa offerto da chi si è aggiudicato le azioni Mps (tra cui la stessa Bpm) “congruo” rispetto a un’operazione abbastanza simile
in cui un governo dismetteva quote di una banca. In audizione davanti alla Commissione parlamentare di
inchiesta sul sistema bancario, Castagna ha spiegato che “non risulta che sia mai arrivato un ordine a nome Unicredit. “Forse c’era qualche intermediario finanziario che lavorava per conto di Unicredit, comunque sono stati presi tutti in considerazione. Sono arrivati più di 100 ordini in pochi minuti, sono operazioni che si chiudono nel giro di minuti”, sono state le parole del banchiere.
Il ceo di Bpm non esclude un futuro con Siena
Rispetto alla tanto chiacchierata eventualità di una fusione con Monte dei Paschi di Siena, Castagna ha specificato che al momento non c’è nulla. “Mai e poi mai ora c’è in piedi qualcosa tra i due Istituti” ha detto aggiungendo però che “se in futuro ci dovesse mai essere una possibilità, come tutte le realtà dove abbiamo una partecipazione, guardiamo con grande attenzione e valuteremo”.