Tassi Fed: il ritorno dei dati macro agiterà le scommesse sui tagli?
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E’ la settimana di Nvidia sui mercati. Mercoledì 19 novembre verranno annunciati i risultati trimestrali del titolo che è considerato oramai da tempo il termometro dell’intelligenza artificiale, ma anche barometro dei mercati. Ma non solo, è la settimana in cui il calendario macroeconomico ripartirà e tornerà finalmente ad essere un’importante bussola sui mercati finanziari.
Perché con la fine dello shutdown negli Stati Uniti, il più lungo della storia, ripartirà la pubblicazione dei principali dati economici che erano stati messi in standby nelle scorse settimane. Indicazioni in tal senso sono arrivate dall’ufficio U.S. Bureau of Labor Statistics (BLS) che ha annunciato un primo nuovo calendario per l’ottava in corso con l’arrivo dei dati sul mercato del lavoro di settembre (previsti per lo scorso 3 ottobre). Dati che saranno utili per fare il punto sul mercato del lavoro americano in vista dell’atteso meeting di dicembre della Federal Reserve (Fed).
Il nuovo calendario macro: in arrivo i dati sul mercato del lavoro
La fine dello shutdown governativo significa che le agenzie inizieranno nuovamente a pubblicare i rapporti chiave che erano stati stoppati dall’inizio
di ottobre. Tra questi il rapporto sull’occupazione di settembre previsto per giovedì 20 novembre: verrà pubblicato il rapporto nonfarm payrolls di settembre sull’occupazione, incluso il tasso di disoccupazione. L’ultimo aggiornamento dal job report era arrivato lo scorso settembre, con i dati del mese di agosto nei settori non agricoli che hanno mostrato un aumento di 22 mila nuovi posti di lavoro, inferiore alle attese del consensus (+75mila). Il tasso di disoccupazione si attesta al 4,3% (aspettative al 4,3%).
Ora, il consenso prevede un aumento di 50mila posti di lavoro e un tasso di disoccupazione invariato al 4,3%. “Si tratta probabilmente di un risultato neutrale/leggermente positivo per il dollaro, in quanto un taglio dei tassi da parte della Fed a dicembre richiede dati statunitensi decisamente deboli“, commentano gli esperti di ING sottolineando che i dati e gli eventi di mercoledì/giovedì (compresa la trimestrale di Nvidia) di questa settimana determineranno in larga misura la prossima mossa del dollaro.
La mancanza di dati governativi durante lo shutdown ha reso difficile la valutazione della direzione dell’economia americana. I dati provenienti da fonti private, come l’ADP hanno, però, continuato a mostrare un indebolimento del mercato del lavoro che ha spinto la Fed ad abbassare il tasso di riferimento nelle riunioni di settembre e ottobre, ponendo così fine a quella che era stata una pausa di nove mesi. L’incertezza al momento resta molta: c’è il rischio che i dati possano sorprendere al rialzo, mostrando che le aziende hanno creato posti di lavoro a un ritmo superiore alle aspettative. C’è anche da considerare un altro fattore: ovvero che i dati siano incompleti.
“Con l’arrivo dei dati economici, è possibile che il mercato del lavoro mostri maggiore stabilità“, ha affermato Priya Misra, portfolio manager at JPMorgan Investment Management. “Quindi il mercato potrebbe ulteriormente ridurre le probabilità di un taglio a dicembre e la volatilità potrebbe aumentare”.
Tassi Fed e i tagli non più così scontati
La riunione di fine anno della Federal Reserve (Fed) resta sotto osservazione nell’ultimo periodo. Sono, infatti, diventate sempre più numerose le posizioni scettiche riguardo alla possibilità di un taglio dei tassi a dicembre, con alcuni funzionari della Fed che hanno indicato come questa mossa sia tutt’altro che scontata. Una delle ragioni che ha mandato al tappeto i listini sul finire della scorsa settimana.
Adesso, secondo le indicazioni del CME FedWatch Tool, le probabilità di un nuovo taglio dei tassi (il terzo del 2025) continuano a scendere (ora le possibilità di una sforbiciata di 25 punti base nella riunione di dicembre sono inferiori al 50% ) e in calo a oltre il 95% di un mese fa.
E qualche nuovo spunto in questa direzione arriverà in settimana ancora una volta dagli interventi dei funzionari Fed in calendario. Uno dei momenti chiave di oggi potrebbe essere rappresentato dal discorso di Philip Jefferson, vice presidente della Fed. Potrebbe essere rievocato il recente messaggio della Fed, secondo cui non c’è fretta di tagliare ulteriormente i tassi.
I vari esponenti della Fed hanno assunto un ruolo sempre più determinante nell’orientare le aspettative del mercato. Nelle ultime settimane, infatti, sono aumentate le posizioni più hawkish riguardo alla possibilità di un taglio dei tassi a dicembre. Proprio per questo i verbali dell’ultima riunione della Fed — attesi mercoledì — diventano un test importantye per capire se questo scetticismo sia frutto di considerazioni individuali o rappresenti una linea condivisa all’interno del board.
Intanto in vista del 10 dicembre la partita sembra quanto mai aperta sul fronte tassi Fed. Mark Haefele, Chief Investment Officer di UBS Global Wealth Management, ricorda che le azioni statunitensi hanno registrato pressioni la scorsa settimana, complice l’incertezza sul ritmo dell’allentamento della Fed e i timori legati alle valutazioni. Ma sostiene anche nel suo commento giornaliero che la banca centrale americana sembra ancora orientata a effettuare altri due tagli dei tassi nei prossimi mesi. “Dai dati in arrivo dovrebbe emergere un supporto sufficiente a giustificare ulteriori tagli della Fed; il vendor financing, che fu un elemento chiave nella creazione e nello scoppio della bolla dotcom, si è ridotto in modo significativo; le valutazioni attuali risultano sostenute da solidi fondamentali nel settore tecnologico”, aggiunge Mark Haefele.