Notizie Notizie Italia Piazza Affari: Ftse Mib e stagione degli utili ai raggi X

Piazza Affari: Ftse Mib e stagione degli utili ai raggi X

17 Novembre 2025 16:22

Con i numeri di Enel e Interpump della scorsa settimana è calato ufficialmente il sipario sulla recente stagione degli utili del Ftse Mib.  Stagione che si è chiusa con un indice in rialzo di quasi il 3% tra il 1° ottobre (quando Brunello Cucinelli ha inaugurato questa tornata con i dati preliminari) e il 14 novembre.

“Un progresso che, letto in superficie, suggerirebbe solidità. Ma dietro quella linea crescente si nasconde un mercato più frammentato, segnato da entusiasmo contenuto, dispersione elevata e una prevalenza di reazioni negative dopo i conti”, suggerisce Gabriel Debach, market strategist di eToro nell’ultima analisi sul mercato italiano dopo la tornata di trimestrali.

Stagione delle trimstrali e uno spaccato dell’evoluzione settoriale delle big del Ftse Mib

Debach inizia la sua analisi soffermandosi sulla prima reazione dei titoli post conti. E quello che emerge alla prova della prima seduta successiva ai risultati è che oltre la metà delle società dell’indice, 23 società su 40, hanno chiuso in calo, con una variazione media di -1,17%, confermando il tono prudente che accompagna ormai le ultime due stagioni. Gli estremi raccontano bene la tensione: Campari ha guadagnato l’11,3% dopo i conti, Diasorin ha perso quasi il 19%. È il segno di un mercato sempre più binario e intollerante alle delusioni.

Ma a livello settoriale quale è la fotografia che emerge? Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, “non è quella di un’economia stagnante, ma di un tessuto industriale che si sta ricomponendo. Pochi grandi gruppi trainano, ma lo fanno con strategie sempre più sofisticate, connettendo energia, tecnologia e finanza”. Con tre particolari tendenze che vengono così spiegate dallo stesso Debach.

Le utility investono miliardi nell’intelligenza artificiale
Una delle più grandi scommesse sull’intelligenza artificiale in Italia arriva da una società di servizi pubblici. Il perché di questa mossa è geniale nella sua semplicità: il costo dell’energia rappresenta il 65% dei costi operativi totali di un data center. Per un’azienda che produce energia, questo si traduce in un vantaggio competitivo quasi insormontabile.  Ma c’è di più. Il calore generato dai data center, solitamente uno scarto, diventa una risorsa preziosa. A2A prevede di recuperare questo calore per raddoppiare l’energia termica disponibile per il teleriscaldamento a Milano, città che, non a caso, ospita il 50% dei data center italiani. Non si tratta di una semplice diversificazione, ma della ridefinizione di un intero settore: l‘energia non è più solo un prodotto, ma l’infrastruttura critica che alimenta l’economia dell’intelligenza artificiale.

Le infrastrutture diventano digitali
Le reti del gas diventano intelligenti: Italgas sta creando un ‘gemello digitale’ per gestire tutto da remoto. Anche i settori apparentemente più statici, come la distribuzione del gas, stanno vivendo una rivoluzione tecnologica silenziosa ma profonda. Italgas sta investendo la cifra impressionante di 3,1 miliardi di euro esclusivamente nella digitalizzazione delle sue reti. Questo non è solo un esercizio di efficienza: si tratta di rendere le infrastrutture critiche più resilienti, sicure e già pronte per le sfide del futuro energetico, come la distribuzione di idrogeno e biometano.

La solidità delle banche italiane
Il sistema bancario italiano, peso massimo a Piazza Affari, continua a mostrare numeri da record. A fronte di un margine d’interesse in flessione, il motore delle commissioni è tornato protagonista. Il mix di redditività si sta spostando verso la consulenza e l’asset management, confermando un modello più fee-driven e meno esposto alla ciclicità dei tassi. La disciplina sui costi resta poi un pilastro: Cost/Income Ratio tra il 37% e il 46% per i principali istituti.

Piazza Affari si muove dentro un cambio di paradigma

Ma quali sono i titoli da monitorare in ottica di un’inflazione in calo in Italia? Interpellato da FinanzaOnline sul tema, per Gabriel Debach, con l’inflazione italiana scesa all’1,2% e la Bce ferma al 2%, Piazza Affari si muove dentro un cambio di paradigma: il tempo dei tassi alti sembra alle spalle, e il mercato inizia a ruotare dai titoli finanziari verso quelli più sensibili al costo del denaro.

Per le utilities il quadro è interessante. Il calo dei prezzi dell’energia, con i beni regolamentati a -0,8% e quelli non regolamentati a -5,1%, rappresenta una normalizzazione più che un rischio. Nel 2022 e 2023 il problema non era il prezzo alto in sé, ma la sua volatilità. Aziende come Enel o A2A dovevano acquistare energia a valori record, bloccando liquidità e gonfiando il capitale circolante. Oggi, con prezzi stabili e tassi più bassi, la pressione sui margini si riduce, i flussi di cassa si liberano e il rischio di insolvenze cala.
E basta guardare ai dati. Ad ottobre 2025 il prezzo dell’elettricità è salito solo dell’1,8%, il gas è sceso del 5,3% e i prezzi all’ingrosso restano sui 100 €/MWh, circa il doppio del livello pre-crisi ma senza le oscillazioni estreme di due anni fa. Enel ha riportato risultati solidi nel primo semestre, con EBITDA in linea e investimenti in crescita dopo le cessioni, mentre A2A ha confermato il recupero operativo con un EBITDA di 1,2 miliardi e ricavi per 6,9 miliardi.
Ma i movimenti non sono passati inosservati agli investitori. Enel a inizio novembre ha chiuso sul suo primo nuovo massimo storico, dopo un’assenza di oltre 4 anni (l’ultimo massimo risalva all’11 gennaio 2021). A2a invece da settembre mostra una crescita esponenziale. L’inflazione in calo riduce inoltre la pressione sulla BCE e allontana il rischio di nuovi rialzi dei tassi, un contesto che favorisce i cosiddetti bond proxy. Terna e Snam, quasi immuni alla componente energetica, restano qui tra i principali beneficiari.