Notizie Notizie Mondo Big Tech USA Forse l’intelligenza artificiale è arrivata al suo limite? Tempo di riflessioni

Forse l’intelligenza artificiale è arrivata al suo limite? Tempo di riflessioni

19 Agosto 2025 13:00

Un improvviso vento freddo sembra soffiare sul panorama dell’intelligenza artificiale. Dopo mesi e mesi di crescita infuocata e investimenti spropositati, qualche segnale di rallentamento sembra arrivare in quantità sufficiente da far sorgere il dubbio che si sia arrivati ad un limite “tecnico” e la frontiera della super intelligenza assimilabile a quella umana sia ancora lontana.

È quanto si chiede l’opinionista di Bloomberg Dave Lee, dopo la deludente accoglienza dell’ultimo modello di Open AI e il crollo in borsa di una promettente società del settore.

La delusione di ChatGPT-5 e l’ira degli utenti “traditi”

Certamente il gran clamore che il ceo di Open AI Sam Altman aveva creato creato attorno a ChatGPT-5 si è rivelato eccessivo. Le millantate prestazioni straordinarie dell’ultimo modello sfornato dalla sua società  – “Sarà come parlare con un ph.D.”, aveva detto il ceo – sono diventate oggetto di scherno. Non ha aiutato il fatto che ChatGPT-5 più che offerto sia stato imposto agli utenti, che si erano abituati a poter scegliere tra diversi modelli a seconda delle loro esigenze.

L’idea di base è che ChatGPT-5 sia in grado di determinare da solo quale modello utilizzare in base alle richieste, migliorando quindi efficienza e performance, ma questo ha irritato profondamente gli utenti, e infatti la società ha dovuto fare un imbarazzante dietrofront, rendendo di nuovo disponibili modelli “legacy” come il molto amato 4o.

Questo mezzo fiasco ha confermato i dubbi di molti scettici di Open AI. Per esempio lo scienziato Gary Marcus ha detto che “la reputazione di Sam Altman a questo punto dovrebbe essere completamente bruciata”.

Altman smorza i toni: forse c’è troppo entusiasmo degli investitori

Il traguardo finale a cui tutte le aziende e gli investitori di AI hanno detto di puntare da quando è iniziata la corsa all’AI è la cosiddetta AGI, ossia “Artificial General Intelligence”, in pratica la “vera” intelligenza artificiale, quella dei racconti di fantascienza, uguale e superiore a quella umana.  Altman si è fatto più evasivo nell’utilizzare quell’espressione dopo averne fatto largo uso in passato , come ha fatto notare il giornalista Brian Merchant. Ultimamente invece ha dichiarato a Cnbc di pensare che “non sia un termine utilissimo”.

Però è stato proprio lo sventolare la bandiera dall’AGI che ha portato decine di miliardi di dollari di investimenti in Open AI. “Siamo in una fase in cui gli investitori complessivamente sono troppo entusiasti dell’AI? La mia opinione è si”, ha detto Altman. Un po’ d’acqua sul fuoco quindi, forse per ridimensionare le aspettative.

CoreWeave crolla a Wall Street. Altman: è bello non essere quotati

La borsa può limitare gli spazi di manovra e punire gli errori in modo aspro. CoreWeave, una società di infrastrutture AI che si è quotata in borsa lo scorso marzo e il cui titolo aveva inizialmente preso il volo, ha subito un secco ridimensionamento la settimana scorsa, dopo aver annunciato una perdita trimestrale di quasi 300 milioni di dollari, spaventando così gli investitori. Il titolo ha perso oltre il 25% la settimana scorsa.

Saggiamente, Sam Altman ha detto che “è una bella cosa non essere quotati in borsa”. Dopo la pubblicazione di ChatGPT-5 è pensabile che infatti Open AI avrebbe subito una punizione simile a CoreWeave: non solo gli investitori si sarebbero preoccupati per una possibile emorragia di utenti verso altri modelli come quelli offerti da X o Anthropic, ma avrebbe percepito correttamente la necessità di altre “migliaia di miliardi” di investimenti per arrivare, forse, a varcare nuove frontiere tecnologiche.

È interessante notare come lo stesso Altman stia pensando ad “un nuovo tipo di strumento finanziario” con cui sostenere lo sviluppo industriale del settore, o per lo meno della sua azienda.

Investitori mantengono i nervi saldi e aspettano che gli “agents” facciano la differenza

Generalmente, a parte il caso CoreWeave, sembra che gli investitori stiano mantenendo i nervi saldi. La fiducia in società associate al mondo dell’AI come Microsoft, che è il principale partner di Open AI, e Nvidia, il più grande produttore mondiale di microchip per il settore, resta più che solida. Il prossimo traguardo, quello degli AI agents che in autonomia possono cominciare e portare a termine ogni tipo di mansione con regolarità, è molto più realistico dell’AGI e la sua adozione su vasta scala potrebbe essere dietro l’angolo. Finalmente si potrebbero cominciare a vedere dei ritorni dagli immensi investimenti compiuti in questi anni.

Oppure no, e in quel caso, sarebbe giustificabile parlare di inizio dell'”inverno dell’AI”, ed è ancora difficile determinare di quanto le aziende abbiano beneficiato dell’implementazione dell’AI. Secondo un recente studio di McKinsey otto su 10 aziende dicono di avere inserito l’intelligenza artificiale nei loro modelli di business, ma la stessa proporzione ha dichiarato di non aver notato “impatto significativo sui risultati”.