Intel: SoftBank scommette 2 mld$ per rilancio chip Usa. Anche Trump prepara le sue mosse
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Il gigante nipponico degli investimenti tecnologici SoftBank ha annunciato un investimento di 2 miliardi di dollari nel produttore di semiconduttori statunitense Intel, segnando un passo importante nella sua strategia di espansione negli Stati Uniti.
Secondo Masayoshi Son, amministratore delegato di SoftBank, “questo investimento strategico riflette la nostra convinzione che la produzione e la fornitura di semiconduttori avanzati continueranno a espandersi negli Stati Uniti, con Intel che svolgerà un ruolo chiave”. L’accordo prevede l’acquisto di azioni Intel a 23 dollari ciascuna, aumentando la partecipazione di SoftBank nella società americana a circa il 2%.
SoftBank punta a rafforzare la sua presenza negli USA
SoftBank sta rafforzando la sua presenza negli Stati Uniti anche con altri progetti, come l’acquisizione dello stabilimento di veicoli elettrici di Foxconn in Ohio e la creazione del data center Stargate insieme a OpenAI e Oracle. L’investimento in Intel si inserisce quindi in una strategia più ampia che punta a consolidare il ruolo della compagnia giapponese nel settore tecnologico americano.
Masayoshi Son ha ricordato l’importanza storica di Intel: “Per oltre 50 anni, Intel è stata un punto di riferimento nell’innovazione. Questo investimento strategico conferma la nostra fiducia che la produzione avanzata di semiconduttori negli Stati Uniti continuerà a crescere, con Intel al centro di questo sviluppo”. Anche il CEO Lip-Bu Tan ha sottolineato il valore della collaborazione con SoftBank, definendo la partnership come un segnale di fiducia nell’impegno comune per la leadership tecnologica americana.
Anche il governo USA punta su Intel
Parallelamente, la Casa Bianca sta valutando un possibile investimento diretto in Intel. Secondo quanto riportato da Bloomberg, che cita fonti interne all’amministrazione Trump, si discute di convertire parte o tutta la dotazione dei sussidi previsti dall’US Chips and Science Act in partecipazioni azionarie. In base a questo scenario, il governo statunitense potrebbe acquisire fino al 10% di Intel, diventando così il principale azionista della compagnia. L’ipotesi di un investimento governativo è stato apprezzato dagli investitori, con il titolo Intel che nel premarket avanza di oltre il 5%.
Per Intel, però, lo scenario resta impegnativo e con sfide significative. La compagnia ha registrato vendite stagnanti, faticando a mantenere il proprio vantaggio tecnologico rispetto ai principali competitor globali come Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. (TSMC) e Samsung Electronics. Il nuovo ceo, Lip-Bu Tan, ha concentrato i suoi sforzi sulla riduzione dei costi e sulla ristrutturazione interna, rimandando l’espansione della capacità produttiva fino a quando i clienti non saranno pronti ad adottare le tecnologie più avanzate dell’azienda.
L’amministrazione Trump è particolarmente interessata a Intel per il suo ambizioso progetto in Ohio, concepito originariamente come la più grande fabbrica di semiconduttori al mondo. Tuttavia, la realizzazione del sito ha subito numerosi ritardi, generando preoccupazioni sul fatto che Intel possa perdere terreno nella corsa alla leadership tecnologica.