Inflazione Usa stabile al 2,7% a luglio, core accelera al 3,1%. Aspettando Jackson Hole
Fonte immagine: iStock
Inflazione statunitense per il mese di luglio sotto la lente sui mercati. L’indice dei prezzi al consumo ha registrato un aumento su base annua inferiore alle attese (+2,7% rispetto al +2,8% indicato dagli analisti), mentre il dato core ha accelerato la sua crescita al ritmo del 3,1% su base annua contro il 2,9% di giugno e il 3% atteso dal mercato.
Ecco tutti i dettagli e la reazione dei mercati.
Inflazione core sopra le attese al 3,1%
Nel mese di luglio i prezzi al consumo registra un +0,2% su base mensile, in linea con le attese e in discesa rispetto al +0,3% a giugno. L’indice Cpi core, che esclude le componenti più volatili (energia e alimentari), evidenzia, invece, un lieve aumento dello 0,3% (in linea con quanto previsto dagli analisti interpellati da Bloomberg), contro il +0,2% di giugno.
Su base annua, l’inflazione headline è rimasta stabile al 2,7%, rispetto al +2,8% indicato dal consensus Bloomberg, e il dato core è salito dal 2,9% al 3,1%, andando anche oltre le aspettative del mercato che pronosticava un aumento al 3%. Nel dettaglio, l’inflazione di fondo ha accelerato a luglio al ritmo più forte dall’inizio dell’anno, in un contesto di aumento dei prezzi dei servizi.
Futures Wall Street in rialzo, giù i rendimenti bond
Immediata e positiva la reazione del mercato all’atteso dato sull’inflazione, con i futures sull’S&P 500 e sul Nasdaq 100 in rialzo. Sull’obbligazionario, i rendimenti dei Treasury a due anni calano al 3,74% mentre il decennale perde terreno e si attesta al 4,27%.
Post dato l’attenzione va immediatamente alle prossime mosse di politica monetaria della Federal Reserve che, per tutto il 2025, ha mantenuto i tassi fermi. Ora, gli operatori di mercato scontano più di due tagli dei tassi entro dicembre da parte della Fed, con le scommesse che salgono sempre più per un taglio già a settembre. Prima del prossimo meeting in calendario il 16-17 settembre (sono previste anche le nuove proiezioni macro e i dot plot), c’è il simposio di Jackson Hole che andrà in scena come sempre a fine agosto (21-23 agosto). L’appuntamento chiave sarà il discorso del governatore della banca centrale Usa, Jerome Powell, che potrebbe dare spunti concreti sulla traiettoria futura dei tassi.
Le prossime mosse della Fed? Verso un taglio a settembre
“La Fed sta ottenendo supporto dai dati che indicano che l’effetto dei dazi sul livello dei prezzi sarà per lo più transitorio. I dazi non hanno ancora determinato aumenti sostanziali dei prezzi, in quanto le aziende continuano a compensare le pressioni sui costi riducendo le scorte e adeguando i prezzi con cautela a causa della sensibilità dei consumatori ai prezzi”, commenta Alexandra Wilson-Elizondo, Global Co-CIO of Multi-Asset Solutions di Goldman Sachs Asset Management.
L’orientamento della Fed dipende in larga misura dai dati e, dato che l’inflazione è contenuta e la debolezza del mercato del lavoro è sempre più evidente nei dati rivisti sulle buste paga, l’attenzione sarà ora posta sull’occupazione. In sostanza, conclude l’esperta, questo dato sull’inflazione supporta la narrativa di un taglio dei tassi a scopo precauzionale a settembre, che sarà una forza trainante per i mercati.